Papa Francesco: “La Chiesa non è una organizzazione religiosa, è la sposa di Cristo”

Papa Francesco durante una predica dell'Angelus
Foto: Daniel Ibanez / ACI Group
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Non una organizzazione religiosa, ma la sposa di Cristo. Così Papa Francesco descrive la Chiesa nell’Angelus della festa dei Santi Pietro e Paolo. Una Chiesa che si può descrivere come la mia Chiesa. Ma, ammonisce il Papa, “la Chiesa non è mia perché risponde al mio io, alle mie voglie, ma perché io vi riversi il mio affetto”. Papa Francesco torna sul passo del Vangelo in cui Gesù dice a Pietro che sulla sua pietra edificherà la sua Chiesa. Una Chiesa sorretta dai santi Pietro e Paolo, come mostrano alcune raffigurazioni.

“È la prima volta – dice Papa Francesco – che Gesù pronuncia la parola Chiesa , ma più che sul sostantivo vorrei invitarvi a pensare all’aggettivo: mia”.

Insomma, per Gesù, la Chiesa “non è una realtà esterna”, e l’aggettivo ma esprime “l’amore che nutre per lei”, perché “per il Signore non siamo un gruppo di credenti o un’organizzazione religiosa, siamo la sua sposa”, che lui “ama con fedeltà assoluta, nonostante i nostri errori e tradimenti”.

Anche noi, aggiunge Papa Francesco, possiamo ripetere “mia Chiesa”, perché questo “mia” non è caratterizzato da “un senso di appartenenza esclusivo, ma con un amore inclusivo”, e viene detto “non per differenziarci dagli altri, ma per imparare la bellezza di stare con gli altri, perché Gesù ci vuole uniti e aperti”.

Afferma Papa Francesco: “La Chiesa, infatti, non è ‘mia’ perché risponde al mio io, alle mie voglie, ma perché io vi riversi il mio affetto. È mia perché me ne prenda cura, perché anch’io la sorregga” con “l’amore fraterno”.

Papa Francesco ricorda che c’è una icona di Pietro e Paolo che “sono ritratti mentre si stringono a vicenda in un abbraccio”, loro così diversi, un pescatore e un fariseo che non hanno mancato anche avere opinioni contrastanti, ma che erano uniti da un qualcosa di “infinitamente più grande”, perché “Gesù era il Signore di entrambi, insieme dicevano ‘mio Signore’ a colui che dice ‘la mia Chiesa”.

E così, Pietro e Paolo, “fratelli nella fede, ci invitano a riscoprire la gioia di essere fratelli e sorelle nella Chiesa”, tanto che il Papa invita a ringraziare per le persone diverse che sono parte comunque della Chiesa, e ad “apprezzare le qualità altrui, riconoscere i doni degli altri senza malignità e senza invidie”.

Perché – nota Papa Francesco –“l’invidia provoca amarezza dentro, è aceto versato sul cuore. Rende amara la vita”. Papa Francesco sottolinea che è invece “bello sapere che ci apparteniamo a vicenda, perché condividiamo la stessa fede, lo stesso amore, la stessa speranza, lo stesso Signore. Ci apparteniamo gli uni gli altri: è lo splendido mistero della nostra Chiesa!"

Papa Francesco ricorda infine che Gesù definisce i fedeli come “le mie pecore” con lo stesso affetto di cui parla della Chiesa, ed è “questo l’affetto che edifica la Chiesa”. Per questo, aggiunge il Papa, “per intercessione degli Apostoli, chiediamo oggi la grazia di amare la nostra Chiesa. Chiediamo occhi che sappiano vedere in essa fratelli e sorelle, un cuore che sappia accogliere gli altri con l’amore tenero che Gesù ha per noi. E chiediamo la forza di pregare per chi non la pensa come noi: pregare anche a chi la pensa altrimenti, prego per lui. Pregare e amare, che è il contrario di sparlare, magari alle spalle”.

Nei saluti dopo Angelus, Papa Francesco fa gli auguri ai romani: “In questa festa dei Patroni principali di Roma auguro ogni bene ai romani e a quanti vivono in questa città. Esorto tutti a reagire con senso civico di fronte ai problemi della società”.

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