Papa Francesco: “Gesù non vuole reporter dello Spirito o cristiani da copertina”

Papa Francesco durante la Messa dei Santi Pietro e Paolo, basilica di San Pietro, 29 giugno 2019
Foto: Daniel Ibanez / ACI Group
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Non “reporter dello Spirito”, né cristiani da copertina, ma testimoni di Gesù, come lo furono i santi Pietro e Paolo: questo sono chiamati ad essere i cristiani, sottolinea Papa Francesco nell’omelia per la festa dei patroni di Roma, i quali rappresentano l’esempio che “la santità non consiste nell’innalzarsi, ma nell’abbassarsi”.

Caldo torrido in piazza San Pietro, via della Conciliazione decorata come da tradizione con alcuni dei quadri delle infiorate per il Corpus Domini di varie pro-loco locali, e 31 arcivescovi metropoliti di nuova nomina che concelebrano con il Papa (13 dalle terre di missione): riceveranno il pallio benedetto dal Papa durante questa festa nella loro diocesi, dalle mani del nunzio, secondo le nuove procedure approvate da Papa Francesco qualche anno fa perché siano sempre più legati al loro territorio. C’è anche la delegazione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, che ieri ha incontrato Papa Francesco e che il Papa saluta al termine dell’omelia.

Papa Francesco delinea la figura degli apostoli Pietro e Paolo, come testimoni di vita, di perdono e di Gesù, che hanno amato fino al martirio, perché “Pietro rimase addolorato dalle domande di Gesù” che gli chiedeva se lo amasse, mentre “Paolo accecato dalle sue parole”.

E Gesù, nota il Papa, “si fidò di loro, due peccatori pentiti”, suscitando la domanda sul perché “il Signore non ci ha dato due testimoni integerrimi, dalla fedina pulita, dalla vita immacolata”.

Papa Francesco spiega che il motivo è che “il punto di partenza della vita cristiana non è l’essere degni”, perché “quando ci riteniamo migliori degli altri è l’inizio della fine” e “il Signore non compie prodigi con chi si crede giusto, ma con chi sa essere bisognoso”, non ci ama perché “bravi” e cerca “gente che non basta a se stessa, ma è disposta ad aprirli il cuore”.

E Pietro e Paolo sono stati “trasparenti”, hanno “mantenuto questa umiltà fino alla fine” e hanno così compreso che “la santità non sta nell’innalzarsi, ma nell’abbassarsi”, non è “una scalata in classifica, ma l’affidare ogni giorno la propria povertà al Signore, che compie grandi cose con gli umili”.

Papa Francesco ricorda che Pietro e Paolo sono potuti andare avanti nelle loro debolezze grazie “al perdono del Signore”, nel quale “hanno trovato una pace e una gioia insopprimibili”, perché “con quello che avevano combinato avrebbero potuto vivere di sensi di colpa”, Pietro pensando a quando ha rinnegato Cristo nel Sinedrio, Paolo pensando alle persecuzioni da lui perpetrate in passato.

Avevano “fallito umanamente”, ma hanno incontrato “un amore più grande dei loro fallimenti, un perdono così forte da guarire anche i loro sensi di colpa”, che ci permette di “rinascere davvero”.

Ma Pietro e Paolo sono “soprattutto testimoni di Gesù”, che Pietro subito riconosce Messia, e che “non è il passato, ma il presente e il futuro”, non un “personaggio lontano da ricordare, ma colui al quale Pietro dà del tu”.

Dato che Gesù è il futuro, “testimone non è chi conosce la storia di Gesù, ma vive una storia di amore con Gesù”, che è “vivo ed è il segreto della vita”. La testimonianza, allora, nasce “dall’incontro con Gesù vivo”.

Papa Francesco invita dunque a chiedersi se rinnoviamo ogni giorno l’incontro con Gesù, perché “magari siamo curiosi di Gesù”, ci interessiamo di cose di Chiesa o notizie religiose, ma Gesù “non vuole reporter dello spirito, tanto meno cristiani da copertina”, ma cerca testimoni.

Conclude Papa Francesco: “Incontrato Gesù, sperimentato il suo perdono, gli Apostoli hanno testimoniato una vita nuova: non si sono più risparmiati, hanno donato sé stessi. Non si sono accontentati di mezze misure, ma hanno assunto l’unica misura possibile per chi segue Gesù: quella di un amore senza misura”.

Da qui, l’invito a ritrovare “nel rapporto quotidiano con Gesù e nella forza del suo perdono le nostre radici”, perché la domanda di Gesù “Mi ami tu?” deve entrare dentro e accendere “il desiderio di non accontentarci del minimo, ma di puntare al massimo, per essere anche noi testimoni viventi di Gesù”.

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