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Papa Francesco: “La libertà è minacciata con i guanti bianchi”

Il Papa ricapitola la sua permanenza in Ungheria. Le radici, i ponti, il futuro.

Papa Francesco, udienza generale | Papa Francesco durante l'udienza generale | Vatican Media / YouTube Papa Francesco, udienza generale | Papa Francesco durante l'udienza generale | Vatican Media / YouTube

Le radici, i ponti, il futuro. Ma anche la minaccia per la libertà, portata avanti con “i guanti bianchi, da un consumismo che anestetizza, per cui ci si accontenta di un po’ di benessere materiale e, dimentichi del passato, si ‘galleggia’ in un presente fatto a misura d’individuo. Ma quando l’unica cosa che conta è pensare a sé e fare quel che pare e piace, le radici soffocano”. A tre giorni dal ritorno dall’Ungheria, Papa Francesco, nell’udienza generale di oggi, ricapitola i temi del viaggio, e lo fa attraverso le immagini delle radici e dei ponti. E ribadisce che, in fondo, dal cuore dell’Ungheria è partito un messaggio per l’Europa.

Il Papa sottolinea di aver “visto tanta gente semplice e laboriosa custodire con fierezza il legame con le proprie radici”, rappresentate soprattutto dai santi che “hanno dato la vita per il popolo, santi che hanno testimoniato il Vangelo dell’amore, santi che sono stati luci nei momenti di buio”. Il loro esempio, aggiunge Papa Francesco, oggi esorta a “a superare il rischio del disfattismo e la paura del domani, ricordando che Cristo è il nostro futuro” – era il motto della visita.

Papa Francesco ricorda che “le solide radici cristiane del popolo ungherese sono state però messe alla prova”, e “la loro fede, come abbiamo sentito dalla Parola di Dio, è stata provata al fuoco”, in particolare durante “la persecuzione ateista del ‘900”, quando “i cristiani sono stati colpiti violentemente, con Vescovi, preti, religiosi e laici uccisi o privati della libertà”.

Eppure, “le radici” dell’albero della fede “sono rimaste intatte”, ed è “è restata salda una Chiesa nascosta, con tanto clero ordinato in segreto, che testimoniava il Vangelo lavorando nelle fabbriche, mentre le nonne evangelizzavano nel nascondimento”.

Ripercorrendo la storia, Papa Francesco mette in luce come l’oppressione comunista fosse stata preceduta da quella nazista, con la deportazione di “tanta popolazione ebraica”, in quello che il Papa chiama “un atroce genocidio”, durante il quale “tanti si distinsero per la resistenza e la capacità di proteggere le vittime, e questo fu possibile perché le radici del vivere insieme erano salde”. E ricorda la poetessa Edith Brueck, che il Papa conosce personalmente e che oggi fa il compleanno.

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Sono stati – aggiunge Papa Francesco – “i comuni legami di fede e di popolo hanno aiutato il ritorno della libertà”. Eppure, oggi la libertà è minacciata ancora, con i guanti bianchi, perché “quando l’unica cosa che conta è pensare a sé e fare quel che pare e piace, le radici soffocano”, e questo è un problema “che riguarda l’Europa intera, dove il dedicarsi agli altri, il sentirsi comunità, la bellezza di sognare insieme e di creare famiglie numerose sono in crisi”.

Per questo è importante “custodire le radici”, nota il Papa. E passa alla seconda immagine del suo discorso, quella dei ponti, perché è “importante costruire ponti di pace tra popoli diversi”, ed è questa la vocazione dell’Europa, chiamata ad essere “pontiere di pace”, includendo “le differenze e ad accogliere chi bussa alle sue porte”.

Papa Francesco loda “il ponte umanitario creato per tanti rifugiati dalla vicina Ucraina, che ho potuto incontrare, ammirando anche la grande rete di carità della Chiesa ungherese”,  ma ricorda anche che l’Ungheria è impegnato a “costruire ponti per il domani”, grazie all’attenzione per l’ecologia e il futuro sostenibile, ma anche con l’impegno per la famiglia, che crea ponti per le generazioni.

Ma il ponte cruciale è quello che la Chiesa costruisce verso l’uomo di oggi, perché “l’annuncio di Cristo non può consistere solo nella ripetizione del passato, ma ha sempre bisogno di essere aggiornato, così da aiutare le donne e gli uomini del nostro tempo a riscoprire Gesù”.

Il Papa ricorda anche che in Ungheria ci sono diverse confessioni cristiane, il che porta “alla bellezza di creare ponti tra i credenti”.

Papa Francesco, a margine, dice di essere rimasto colpito anche dall’importanza della musica, e sottolinea la devozione mariana del popolo ungherese. “Consacrati a Maria dal primo re, santo Stefano, per rispetto erano soliti rivolgersi a lei senza pronunciarne il nome, chiamandola solo con i titoli della regina”, conclude Papa Francesco.

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E, nei saluti di lingua italiana, affida "la martoriata ucraina" alla protezione della Madonna. Era presente all'udienza anche il metropolita Antonij, a capo del Dipartimento delle Relazioni Esterne del Patriarcato di Mosca, che ha salutato il Papa al baciamano.

 (articolo aggiornato alle 9.54 con i saluti in lingua italiana)