Papa Francesco: "La nube oscura della guerra è calata sull’Europa dell’Est"

Nel discorso agli Ambasciatori di Pakistan, Emirati Arabi Uniti, Burundi e Qatar Papa Francesco assicura: la Santa Sede lavora attraverso numerosi canali per favorire soluzioni pacifiche

Papa Francesco
Foto: Vatican Media - ACI Group
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Papa Francesco ha ricevuto stamane gli Ambasciatori di Pakistan, Emirati Arabi Uniti, Burundi e Qatar presso la Santa Sede, in occasione della presentazione delle Lettere Credenziali.

"State certamente iniziando la vostra nuova missione - ha detto il Pontefice al gruppo di diplomatici - n un periodo particolarmente impegnativo. L’ultima volta che ho incontrato i vostri colleghi a gennaio, la famiglia umana stava cominciando a tirare un sospiro di sollievo, poiché ci stavamo lentamente ma indubbiamente liberando dalla morsa della pandemia. Sembrava che potessimo finalmente tornare a un certo senso di normalità, pur tenendo a mente le lezioni apprese negli ultimi due anni. Poi, la nube oscura della guerra è calata sull’Europa dell’Est, avvolgendo poi direttamente o indirettamente il mondo intero".

"Dopo aver sperimentato gli effetti devastanti di due guerre mondiali e le minacce nucleari durante la guerra fredda - ha osservato il Papa - la maggior parte delle persone credeva che la guerra in Europa fosse un lontano ricordo. Tuttavia, come abbiamo visto al culmine della pandemia, anche in una tragedia di questa portata può emergere il meglio dell’umanità".

Le immagini della guerra - ha aggiunto - "hanno anche ispirato un senso di solidarietà e fraternità, che ha portato molti Paesi e individui a fornire assistenza umanitaria. Penso in particolare a quei Paesi che stanno accogliendo i rifugiati del conflitto senza badare ai costi".

Bisogna ricordare - ha proseguito Francesco - "che ci sono numerosi altri conflitti in corso nel mondo che ricevono poca o nessuna attenzione, specialmente dai media. Siamo un’unica famiglia umana e il grado di indignazione espresso, l’appoggio umanitario offerto e il senso di fraternità provato per coloro che soffrono non deve essere basato sulla geografia o sull’interesse personale".

"La Santa Sede - ha concluso - continua a lavorare attraverso numerosi canali per favorire soluzioni pacifiche in situazioni di conflitto e per alleviare la sofferenza causata da altri problemi sociali. Lo fa con la convinzione che i problemi che riguardano l’intera famiglia umana richiedono una risposta unitaria da parte della comunità internazionale, in cui ogni membro faccia la sua parte. La guerra è sempre una sconfitta per l’umanità ed è contraria all’importante servizio che svolgete cercando di costruire una cultura dell’incontro attraverso il dialogo e incoraggiando la comprensione reciproca tra i popoli, nonché sostenendo i nobili principi del diritto internazionale. Non dobbiamo mai perdere la speranza negli sforzi volti a costruire un mondo in cui prevalgano la fraternità e la comprensione reciproca e i dissidi siano risolti con mezzi pacifici".

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