Papa Francesco: "La parrocchia è essenziale, insostituibile"

Papa Francesco ai giovani di Azione Cattolica: il nostro motto non è me ne frego, ma mi interessa! E’ più pericolosa del cancro la malattia del menefreghismo nei giovani

Papa Francesco
Foto: Vatican Media
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Oggi come ieri la parrocchia “rimane una cosa essenziale: per noi per il nostro cammino di fede e di crescita. E’ insostituibile. È l’ambiente normale dove abbiamo imparato ad ascoltare il Vangelo, a conoscere il Signore Gesù, ad offrire un servizio con gratuità, a pregare in comunità, a condividere progetti e iniziative, a sentirci parte del popolo santo di Dio… Tutto questo voi lo avete vissuto anche attraverso l’Azione Cattolica, un’esperienza associativa che è intrecciata con quella della comunità parrocchiale”. Lo ha detto il Papa, stamane, incontrando in Vaticano i Giovani dell’Azione Cattolica.

“Nella Chiesa siamo tutti fratelli per il Battesimo; tutti – ha aggiunto Francesco - siamo protagonisti e responsabili; abbiamo doni diversi e tutti per il bene della comunità; la vita è vocazione, seguire Gesù; la fede è un dono da donare, da testimoniare. E poi, ancora: il cristiano si interessa alla realtà sociale e dà il proprio contributo; il nostro motto non è me ne frego, ma mi interessa! E’ più pericolosa del cancro la malattia del menefreghismo nei giovani. La miseria umana non è un destino che tocca ad alcuni sfortunati, ma quasi sempre il frutto di ingiustizie da estirpare”.

“Siamo di generazioni diverse – ha ancora osservato il Pontefice - ma abbiamo in comune l’amore per la Chiesa e la passione per la parrocchia, che è la Chiesa in mezzo alle case, in mezzo al popolo”

Come far crescere la Chiesa nella fraternità, è stata la domanda del Papa. “La Chiesa non va avanti con le riunioni. Ma, per altro verso, l’individualismo, la tendenza a relazionarsi a distanza contagiano anche le comunità cristiane: bisogna reagire, e anche voi potete farlo incominciando con un lavoro su voi stessi. La fraternità non si improvvisa e non si costruisce solo con emozioni, slogan, eventi… è un lavoro che ciascuno fa su di sé insieme con il Signore, con lo Spirito Santo, che crea l’armonia tra le diversità. Lo Spirito di Gesù Risorto ci fa uscire da noi stessi, ci apre all’incontro. Non è alienazione, è relazione, nella quale ci si riconosce e si cresce insieme”.

La fraternità nella Chiesa – ha detto poi Papa Francesco, ribadendo il no al chiacchiericcio che è diabolico e divide - è fondata in Cristo, nella sua presenza in noi e tra noi. Grazie a Lui ci accogliamo, ci sopportiamo, ci perdoniamo. Portare la vita nuova dall’interno, non da fuori, da dentro. Ma a una condizione: che il lievito sia lievito, che il sale sia sale, che la luce sia luce. Altrimenti, se, stando nel mondo, ci mondanizziamo, perdiamo la novità di Cristo e non abbiamo più niente da dire o da dare”.

Siate – ha concluso il Papa – “giovani credenti responsabili credibili. Imparate dalla Vergine Maria a custodire e meditare nel vostro cuore la vita e i misteri di Gesù”.

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