Papa Francesco, la Santa Sede decide sulla nuove forme di vita religiosa in Oriente

Il Motu proprio del Papa cambia il codice orientale come già è stato per la Chiesa Latina

Il Collegio Ucraino di San Giosafat a Roma
Foto: CCEE
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Papa Francesco con un Motu proprio che modifica il Codice per le Chiese Orientali ribadisce la priorità della Santa Sede nell’assenso a nuove forme di vita religiosa. Un provvedimento che uniforma il codice orientale a quello latino.

La Lettera apostolica in forma di Motu proprio Ab initio, è analoga a quella dello scorso 4 novembre, Authenticum charismatis, col quale Papa Francesco aveva disciplinato la stessa materia per ciò che riguarda il Codice di Diritto canonico della Chiesa latina.

“La Chiesa- si legge nel testo del Papa-  accoglie le diverse forme di vita consacrata come manifestazione della ricchezza dei doni dello Spirito Santo; l’autorità ecclesiastica, specialmente i Pastori delle Chiese particolari, interpreta i consigli, ne regola la pratica e, a partire da essi, costituisce forme stabili di vita, evitando che “sorgano imprudentemente istituti inutili o sprovvisti di sufficiente vigore” (Decreto Perfectae caritatis, 19).

Alla Sede Apostolica compete sia di accompagnare i Pastori nel processo di discernimento che conduce al riconoscimento ecclesiale di un nuovo Istituto o di una nuova Società di diritto eparchiale, sia l’ultimo giudizio per saggiare l’autenticità della finalità ispiratrice”.

Ecco una traduzione di lavoro dei due nuovi canoni:

Can. 435 §1 – Il vescovo eparchiale può fondare un monastero “sui iuris” dopo aver ottenuto il permesso scritto da patriarca, entro i confini del territorio della Chiesa, o della Santa Sede negli altri casi.

Can. 506 §1 – Il vescovo eparchiale può fondare delle congregazioni religiose soltanto con il permesso scritto della Santa Sede, e inoltre dentro i confini della Chiesa soltanto dopo aver consultato il patriarca.

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