Papa Francesco: la vergogna degli abusi e il rischio della gogna mediatica

Papa Francesco in aereo
Foto: Aci Group
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Il Papa sottolinea ancora una volta l’impegno contro gli abusi di diverso genere che si sono perpetrati in Irlanda.

Sull’aereo con il quale Francesco è rientrato a Roma dopo il viaggio in Irlanda il Papa ha tenuto la consueta conferenza stampa. Molte le domande sulla questione degli abusi.

In particolare il Papa ha detto che non conosceva la questione delle così dette “adozioni illegali” e le fosse comuni di bambini.

Il Papa ne ha parlato con i rappresentati del governo irlandese che hanno mandato un memo sulla questione: collaborazione costruttiva ma anche lamento per dei fatti in cui era coinvolta la Chiesa in Irlanda. Un memorandum che il Papa studierà quindi.

E Francesco ha anche detto che “Marie Collins è un po' fissata sull’idea che era uscita.  Io stimo molto Marie Collins, delle volte la chiamiamo perché dia in Vaticano conferenze. Lei è stata fissata sull’idea, che quello scritto Madre Amorevole nel quale si diceva che per giudicare i vescovi sarebbe bene o si facesse un tribunale speciale. Poi si è visto che questo non era avviabile e anche non era conveniente per le diverse culture dei vescovi che devono essere giudicati. E si prende la raccomandazione di Madre Amorevole, e si fa la giuria per ogni vescovo, ma non è la stessa. Questo vescovo va giudicato, il Papa fa una giuria che sia più capace di prendere quel caso, è una cosa che funziona meglio e anche perché per molti  vescovi lasciare la diocesi, non è possibile, così i tribunali e le giurie cambiano. E così abbiamo fatto fino adesso. Sono stati giudicati parecchi vescovi, l’ultimo è l’arcivescovo di Guam, che ha fatto l’appello, e io ho deciso, perché è un caso molto molto difficile, di usare un privilegio, che ho io, di prendere su di me l’appello e non mandarlo al consiglio di appello, che fa il suo lavoro con tutti i preti, e l’ho preso su di me. Ho fatto una commissione di canonisti che mi aiuti e mi hanno detto che quando torno, in un mese al massimo, sarà fatta la raccomandazione perché io faccia il giudizio. È un caso complicato,una parte,ma non difficile perché le evidenze sono chiarissime. Le evidenze sono chiare. Non posso pregiudicare, aspetto l’informativa e poi giudicherò. Dico che le evidenze sono chiare perché sono queste evidenze quelle che hanno fatto portare al primo tribunale la condanna. Questo è stato l’ultimo passo. Adesso c’è un altro in corso e vediamo come finirà. Ma chiaro io ho detto a Marie, lo spirito e anche la raccomandazione di Come una Madre amorevole si fa… un vescovo va giudicato da un tribunale, ma non è sempre lo stesso tribunale perché non è possibile. Lei non ha capito bene quello, ma quando la vedo le spiegherò più chiaramente, io le voglio bene. La chiamiamo sempre in Vaticano”.

Il Papa ha poi spiegato come è stato l’incontro con le vittime sabato 25 , “Io ho sofferto tanto e ci voleva fare questo, ascolto di queste persone, da questa riunione è uscita la proposta, l’ho fatta io, ma loro l’hanno accettata, loro mi hanno aiutato a farla di chiedere perdono oggi nella messa ma su cose concrete.  Per esempio l’ultima che io mai l’avevo sentita, quelle mamme… che si chiamava il lavaggio delle donne. Una donna rimaneva incinta, senza matrimonio e andava in ospedale, non so come si chiamava scuola, e le suore reggevano quello e poi davano i bambini alla gente, in adozione. C’erano due figli, di quel tempo e  cercavano le mamme, che erano vive, gli dicevano che era peccato mortale fare questo e alle mamme che chiamavano per i figli che era peccato mortale. Per questo ho finito oggi dicendo che questo non è peccato mortale, ma è il quarto comandamento. E le cose che oggi ho detto alcune non le sapevo, è stato per me doloroso ma anche con la consolazione di poter aiutare a chiarire queste cose”.

Dalla Francia è anche arrivata al Papa la questione che riguarda il cardinale Barbarin che ha subito una vera gogna mediatica.

Il Papa è chiaro anche in questo caso. “Se ci sono sospetti o prove o mezze prove non vedo niente di cattivo nel fare un’indagine, sempre che si faccia su principio giuridico fondamentale, nemo malus si no probetur, nessuno è cattivo se non si prova. Tante volte c’è la tentazione non solo di fare l’indagine, ma di pubblicare che è stata fatta l’indagine e perché è colpevole e così alcuni media cominciano a creare un ambiente di colpevolezza”.

Il Papa ricorda un caso di tre anni fa con un lettera di un giovane che chiedeva cosa fare per denunciare un abuso: “Io ho detto vai dall’arcivescovo, perché lui sa, sa cosa deve fare, l’arcivescovo ha fatto tutto quello che doveva fare, e la cosa è arrivata al tribunale civile, e anche i due processi. I media del posto, cominciavano a parlare, a  parlare, tre giorni dopo hanno scritto “nella parrocchia tre preti pedofili” e così si è creata la coscienza che questi preti erano criminali: sette sono interrogati e non hanno trovato nulla, su di 3 è andata avanti l’indagine e sono rimasti in carcere, per cinque giorni due e uno, tale Roman che era il parroco per 7 giorni. Durante quasi 3 anni e più, hanno sofferto l’odio, gli schiaffi di tutto il popolo che diceva che erano tutti…criminali, non potevano uscire fuori, hanno sofferto delle umiliazioni…E’ stata fatta la giuria per comprovare le accuse del ragazzo, che io non oso riportare qui. Dopo 3 anni intanto la giuria dichiara innocenti tutti, ma soprattutto questi 3, gli altri erano fuori causa, e invece colpevole il denunciatore.  Perché avevano visto che quel giovanotto era fantasioso, ma anche una persona tanto intelligente, lavorava in un collegio cattolico, aveva questo prestigio, che dava l’impressione di dire la verità. E’ stato condannato lui a pagare le spese… E questi preti innocenti.  Questi uomini sono stati condannati dai media del posto prima della giustizia. Il vostro lavoro è molto delicato, voi dovete accompagnare, voi dovete dire le cose, ma sempre con questo…la presunzione legale di innocenza, non con la presunzione legale di colpevolezza”.

E Papa Francesco aggiunge: “Io dirò una cosa tanto brutta, tante volte sono i genitori a coprire l’abuso di un prete. Loro si convincono che non è vero e il ragazzo e la ragazza rimane così, io ricevo cerco di ricevere uno a due ogni settimana. Io ho avuto una signora che da 40 anni soffriva questa piaga, era stata abusata ad 8 anni. E’ vero che per una madre questo è difficile, ma parlare e parlare con le persone giuste, parlare con il giudice, con il vescovo, e se il parroco è bravo parlare con il parroco, questo è il primo che può fare il popolo di Dio”.

 

 

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