Papa Francesco: “Le opere di solidarietà non distolgano dal contatto con Gesù”

Nell’Angelus domenicale, Papa Francesco invita a centrare ogni attività su Cristo. Perché quella dei cristiani “non è semplice filantropia”

Papa Francesco si affaccia dalla finestra del suo studio per l'Angelus
Foto: Vatican Media / ACI Group
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Sì, vanno bene le opere di carità, anzi sono indispensabili. Ma è “necessario che le opere di solidarietà non distolgano dal contatto con il Signore Gesù”. E questo perché “la carità cristiana non è semplice filantropia, ma, da una parte, è guardare l’altro con gli occhi stessi di Gesù, e, dall’altra, è vedere Gesù nel volto del povero”. 

Papa Francesco parte dal tema dell’identità di Gesù, che è centro del Vangelo del giorno, per lanciare un monito a tutte le attività di solidarietà della Chiesa cattolica: non basta fare del bene, si deve fare mettendo prima di tutto Cristo al centro. Non si tratta solo di aiutare il prossimo, ma di farlo perché al centro della propria vita c’è Gesù. Dopo l'Angelus, il Papa ricorda i cristiani perseguitati, i migranti e porta solidarietà a Cabo Delgado, nel Nord del Mozambico, scosso dal terrorismo internazionale: Papa Francesco ha sentito il vescovo locale questa settimana. E, infine, un appello per "non dimenticare le vittime del coronavirus". 

Il punto di partenza è il Vangelo del giorno. Gesù chiede agli apostoli chi dice la gente che lui sia, una domanda semplice che però non riguarda un pettegolezzo ma già una prospettiva di fede, e poi subito dopo chiede chi pensano loro che lui sia. E se alla prima domanda gli apostoli fanno quasi a gara a rispondere (in fondo, anche loro, come tutti, sembrano pensare che Gesù sia un grande profeta), alla seconda c’è un po’ di timore, sembra “di percepire qualche istante di silenzio” dice il Papa. Poi, parla Simone, e lo dice “con slancio”: “Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente”.

Si tratta di una risposta – nota Papa Francesco – “piena e luminosa”, che “non gli viene dal suo impulso, per quanto generoso, ma è frutto di una grazia particolare del Padre Celeste”.

Gesù riconosce che questo non viene da Simone, ma riconosce anche la sua “pronta corrispondenza all’ispirazione della grazia”, lo proclama “Pietro” e pietra su cui edificherà la sua Chiesa e così facendo “gli fa capire il senso del nuovo nome che gli ha dato”, perché “la fede che ha appena manifestato è la pietra incrollabile sulla quale il figlio di Dio vuole costruire la sua Chiesa, cioè la sua comunità”, e la Chiesa "sempre va avanti sulla fede di Pietro".

Papa Francesco sottolinea che Gesù rivolge a tutti noi la domanda sulla sua identità, e la risposta da dare non è teorica, ma piuttosto “coinvolge la fede, cioè la vita, perché la fede è vita”.

Insomma, afferma Papa Francesco, “si tratta di capire chi è per noi Cristo: se lui è il centro della nostra vita e il fine di ogni nostro impegno nella Chiesa e nella società”. Si tratta di "una risposta che dovremmo dare ogni giorno". 

Da qui il monito del Papa: la carità “è sempre la via maestra nel cammino della perfezione della fede”, per questo “è indispensabile e lodevole che la pastorale delle nostre comunità sia aperta alle tante povertà ed emergenze, che sono dappertutto”.

Ma – aggiunge Papa Francesco – “è necessario che le opere di solidarietà, le opere di carità che noi facciamo, non distolgano dal contatto con il Signore Gesù”.

Conclude Papa Francesco: “La carità cristiana non è semplice filantropia ma, da una parte, è guardare l’altro con gli occhi stessi di Gesù e, dall’altra, è vedere Gesù nel volto del povero”. Questa è "la strada vera della carità cristiana, con Gesù al centro, sempre". 

Dopo l'Angelus, Papa Francesco ricorda che il 22 agosto si "è celebrata la Giornata Mondiale in ricordo delle vittime degli Atti di Violenza basati sulla religione e sul credo" e ha chiesto di pregare "per questi nostri fratelli e sorelle e sosteniamo quanti sono perseguitati a motivo della loro fede religiosa. Sono tanti".

Quindi, il ricordo del decimo anniversario del massacro di 72 migranti a San Fernando, Tamaulipas, in Messico, avvenuto il 24 agosto di dieci anni fa. "Erano persone - ricorda Papa Francesco -  di diversi Paesi che cercavano una vita migliore. Esprimo la mia solidarietà alle famiglie delle vittime. Il Signore ci chiederà conto di tutti i migranti caduti nei viaggi della speranza. Sono stati vittime della cultura dello scorto".

il 24 agosto ricorrre anche il quarto anniversario del terremoto in Italia centrale, e il Papa rinnova la preghiera per le famiglie che hanno subito maggiori danni e mi auguro che si acceleri la ricostruzione e che la gente possa vivere serenamente in questi bellissimi territori nell’Appennino".

Quindi, "il Papa ribadisce la sua vicinanza alla popolazione di Cabo Delgado, nel Nord del Mozambico, che sta soffrendo a causa del terrorismo internazionale. Lo faccio nel vivo ricordo della visita che ho svolto in quel Paese circa un anno fa".

E infine, l'appello a non dimenticare le vittime del coronavirus. Dice Papa Francesco: "Tante sofferenze, tante persone che hanno lasciato la vita vittime della malattia, e tanti volontari, medici, infermieri, suore e sacerdoti che hanno lasciato la vita. Ricordiamo le famiglie che hanno sofferto per questo". 

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