Papa Francesco: “L’unica forza del cristiano è il Vangelo”

Papa Francesco, Udienza
Foto: L'Osservatore Romano, ACI Group
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La speranza cristiana è la forza dei martiri. E’ questo il tema dell’ultima Udienza Generale di Papa Francesco prima della pausa estiva. “I cristiani – esordisce Francesco – sono uomini e donne controcorrente. E’ normale: poiché il mondo è segnato dal peccato, che si manifesta in varie forme di egoismo e di ingiustizia, chi segue Cristo cammina in direzione contraria”.

Sono i martiri i protagonisti della catechesi di oggi. Loro hanno seguito uno stile di vita basato sulle “indicazioni di Gesù”. Domani si celebreranno i martiri per eccellenza della Chiesa: San Pietro e San Paolo.

Francesco inizia dalla prima: la povertà. “Quando Gesù invia i suoi in missione – spiega il Papa - sembra che metta più cura nello spogliarli che nel vestirli! In effetti, un cristiano che non sia umile e povero, distaccato dalle ricchezze e dal potere e soprattutto distaccato da sé, non assomiglia a Gesù. Il cristiano percorre la sua strada in questo mondo con l’essenziale per il cammino, però con il cuore pieno d’amore”.

“Il cristiano – osserva ancora Francesco - dovrà essere prudente, a volte anche scaltro: queste sono virtù accettate dalla logica evangelica. Ma la violenza mai. Per sconfiggere il male, non si possono condividere i metodi del male”.

Ma qual è dunque la forza di un cristiano? La risposta di Francesco è chiara: “Il Vangelo”. “Come dire – aggiunge Papa Francesco -  che nessuna delle sofferenze dell’uomo, nemmeno le più minute e nascoste, sono invisibili agli occhi di Dio. Dio vede, e sicuramente protegge; e donerà il suo riscatto. C’è infatti in mezzo a noi Qualcuno che è più forte del male, più forte delle mafie, delle trame oscure, di chi lucra sulla pelle dei disperati, di chi schiaccia gli altri con prepotenza... Qualcuno che ascolta da sempre la voce del sangue di Abele che grida dalla terra”.

Ma perché scegliere proprio il nome “martirio”? Lo spiega Francesco, ritenendolo un "nome bellissimo": “C’erano tante altre possibilità, offerte dal vocabolario: lo si poteva chiamare eroismo, abnegazione, sacrificio di sé. E invece i cristiani della prima ora lo hanno chiamato con un nome che profuma di discepolato. I martiri non vivono per sé, non combattono per affermare le proprie idee, e accettano di dover morire solo per fedeltà al vangelo. Il martirio non è nemmeno l’ideale supremo della vita cristiana, perché al di sopra di esso vi è la carità, cioè l’amore verso Dio e verso il prossimo”.

Ai cristiani “ripugna” l’idea che gli attentatori suicidi possano essere definiti “martiri”: nulla nella loro fine può essere avvicinato all’atteggiamento dei figli di Dio, aggiunge il Pontefice.

Conclude poi Francesco l’ultima udienza prima della pausa estiva: “A volte, leggendo le storie di tanti martiri di ieri e di oggi, che sono più dei martiri dei primi tempi, rimaniamo stupiti di fronte alla fortezza con cui hanno affrontato la prova. Questa fortezza è segno della grande speranza che li animava”.

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