Papa Francesco nei Balcani, le opere di carità della Chiesa in Bulgaria

Una delle assistenze che Caritas Bulgaria presta alle persone anziane
Foto: caritas.bg
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Nella mattinata del 6 maggio, prima di andare a Rakovski, Papa Francesco farà una visita privata in Bulgaria nel campo di Vrazhdebna, vicino all’aeroporto. È uno dei campi per rifugiati in Bulgaria.

La Bulgaria è terra di passaggio, non di arrivo. Sono tre i campi rifugiati presenti a Sofia: Ovcha Kupel, Vrazhdebna e Voenna Rampa. La situazione dei rifugiati è cresciuta con la crisi siriana, quando molti migranti provenienti dalla Siria hanno provato a entrare in territorio bulgaro.

Il campo di Vrazhdebna era stato aperto nel 2013, in una scuola abbandonata, e poche settimane dopo aveva già ospitato 475 persone in cerca di asilo, nonostante abbia una capacità di 320 persone (370 secondo altre fonti). La situazione è poi rapidamente migliorata. Il centro è stato finanziato per l’80 per cento con fondi europei e per il 20 per cento con fondi nazionali, e include anche un asilo per i bambini rifugiati. A dicembre 2018 era stato temporaneamente chiuso.

La Bulgaria è terra di rifugiati dall’inizio del secolo scorso, basti pensare che uno dei primi compiti di monsignor Roncalli era proprio quello di occuparsi dei rifugiati provenienti da Tracia e Macedonia. La fine dei grandi imperi, la nascita degli Stati nazione avevano portato ai grandi genocidi, le pulizie etniche, la fuga dai luoghi in cui si era sempre vissuti.

Emanuil Patashev, direttore di Caritas Bulgaria, ha raccontato ad ACI Stampa che “la Chiesa da sempre ha lavorato per i rifugiati”, ma che solo dal 1993, dopo “il cambiamento” (la fine del regime comunista) si è potuto cominciare a lavorare in maniera sistematica.

“In questo momento – ha proseguito – noi abbiamo un centro nel quartiere del quadrilatero, che ospita molti rifugiati e fa diversi programmi di integrazione, inclusi corsi di lingua bulgara. Il centro aiuta anche a trovare lavoro, e dà occupazione alle madri sole con bambini, che possono fare diverse cose nel centro”.

Il quartiere del quadrilatero è quello centrale, non lontano dalla Cattedrale ortodossa Alexander Nevsky. Si chiama quadrilatero perché è incluso in rettangolo ampio i cui vertici sono una Cattedrale ortodossa, la co-cattedrale cattolica, la sinagoga e la moschea”.

Il lavoro svolto è “molto riconosciuto dal governo”. Quella al centro sarà una visita privata, e i bambini stanno preparando qualche regalo per il Papa. Ma non ci saranno grandissimi eventi.

Patashev spiega che i rifugiati sono pochissimi, che arrivano generalmente dalla frontiera con la Turchia. “Abbiamo circa 3-4 mila rifugiati, e forse il 10 per cento sono bambini”.

La Bulgaria è comunque “un Paese di transito. Il 90 per cento dei rifugiati preferisce andare in altri Paesi europei, come la Germania”.

Caritas Bulgaria ha celebrato nel 2018 il 25esimo compleanno. Per l’occasione, spiega Patashev, “abbiamo fatto un bilancio del lavoro che facciamo in Bulgaria. Abbiamo più di 600 collaboratori, 2100 persone ricevono quotidianamente servizi dalla Caritas. E non si tratta solo di rifugiati: sono anziani, bambini con diversi problemi, madri sole, senza tetto”.

Prosegue Patashev: “Siamo riconosciuti dallo Stato, e abbiamo piccole collaborazioni con diverse Chiese cristiane. Non abbiamo collaborazioni attive con la Chiesa ortodossa semplicemente perché questa non ha una organizzazione caritativa come quella della Caritas. Ma ci sono comunque diverse piccole attività a livello parrocchiale con vari sacerdoti. A volte, in virtù dei contatti che si creano, parrocchie ortodosse e parrocchie cattoliche celebrano la Pasqua insieme, e questo è un bell’esempio”.

La sfida più grande da affrontare, per Caritas Bulgaria, non riguarda i rifugiati, ma piuttosto gli anziani. “In Bulgaria – racconta Patashev – tutto si concentra nelle grandi città, a Sofia e a Plovdiv. Molti anziani restano soli nei piccoli villaggi. Sono loro la nostra priorità. Abbiamo diversi servizi mobili e diamo loro un aiuto diretto. Siamo tra i pochi che se ne occupano: per molte organizzazioni, le priorità sono i bambini, perché sono il futuro. Ma noi sappiamo anche che non dobbiamo dimenticare da dove cominciamo la nostra vita”.

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