Papa Francesco nel Baltico: nella Terra Mariana dove non si crede più

La cattedrale dei Santi Pietro e Paolo a Tallinn
Foto: Andrea Gagliarducci / ACI Stampa
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Non è un caso che l’Estonia sia la più antica amministrazione apostolica del mondo. I numeri della Chiesa Cattolica, in fondo, sono esigui: 9 parrocchie, 14 sacerdoti, 2 religiosi e 20 religiose. E per cinquanta anni non c’è stato nemmeno un amministratore apostolico.

Certo, la Chiesa ha origini medievali, l’Ordine Teutonico ne evangelizzò la popolazione anche attraverso un forte movimento di colonizzazione e migrazione, con uno stato monastico costituito in tre diocesi, mentre al Nord c’era la diocesi di Reval, l’odierna Tallinn, porto ricco e fondamentale per il commercio verso la Russia.

Ma nel XVI secolo, l’Impero Svedese prese in mano l’Estonia, e vi portò la Riforma Luterana, nel modo violento in cui fu portata nella Svezia, dove si racconta ancora che si sentiva l’odore delle candele spente. E così, il Cattolicesimo estone terminò, e tornò nella seconda metà del Settecento quando l’Estonia passò sotto il dominio dei russi. Ma era un cattolicesimo senza struttura ufficiale e nessun luogo di culto pubblico.

Solo alla fine del XVII secolo, il comandante della guarnigione russa di Tallinn, piena di polacchi, chiese e ottenne un cappellano cattolico, e così i domenicani entrarono a Tallinn, ed eressero la prima parrocchia, dedicata ai Santi Pietro e Paolo. Nel 1924, fu stabilita l’Amministrazione Apostolica d’Estonia, composta soprattutto da germano baltici. Ma l’occupazione sovietica, la cattura e la morte in prigionia del vescovo Eduard Profittlich, amministratore apostolico, diedero una forte battuta di arresto al cattolicesimo in Estonia.

Solo a partire dagli Anni Ottanta del Novecento il cattolicesimo ha ripreso vigore, e il primo prete estone viene ordinato nel 1985, mentre nuovi missionari arrivano nel paese, e nel 1992 viene nominato un nuovo amministratore apostolico.

Ma non è ancora abbastanza poco per ridare nerbo ad una comunità che di religioso ha poco. Dei tre Paesi Baltici, l’Estonia è quello in cui la maggioranza si professa senza alcun riferimento religioso.

Forse sarà Tallinn il momento più difficile per il viaggio del Papa, perché è lì che la devozione popolare ha avuto meno presa.

“La percezione generale della visita del Papa in Estonia - racconta ad ACI Stampa Joonas Hellerma, giornalista dalla tv nazionale estone – è molto leggera. In Estonia, non c’è molta presenza della Chiesa nella nostra società”.

Tuttavia, questo non è un problema, perché “la gente sarà molto curiosa di vedere il Papa, è un evento culturalmente, storicamente e religiosamente importante”.

Secondo Hellerma, “c’è speranza che il Papa dia una spinta ulteriore al dialogo culturale. Ci sono esempi storici in cui la Chiesa cattolica e la Chiesa luterana sono stati in grande connessione, e la visita del Papa in Estonia è una buona occasione per sviluppare questa connessione, queste relazioni”.

La Chiesa ha comunque un suo spazio in Estonia. “Non abbiamo molta religione nella vita di ogni giorno – racconta Hellerna – ma come eredità culturale, in un certo modo, religione e fede sono presenti. Sebbene non ci siano in Estonia persone che seguono il calendario della Chiesa o i rituali della Chiesa ogni settimana, la gente è aperta alla cultura, e la Chiesa è una parte sostanziale dell’eredità culturale in Estonia. Non c’è molto oscurantismo, né una recezione critica della Chiesa”.

(10 – continua)

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