Papa Francesco, “non c’è riconciliazione senza dono della vita"

Continua il ciclo di catechesi dedicato alle Beatitudini. Papa Francesco parla della “beatitudine più attiva”, quella dedicata agli operatori di pace

Papa Francesco durante una udienza del mercoledì nella Biblioteca del Palazzo Apostolico
Foto: Vatican Media / ACI Group
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La pace di Cristo non è quella che si raggiunge al termine delle guerre, non è un momento in cui c’è un vincitore e uno sconfitto oppure un accordo di pace. La pace di Cristo è l’equilibrio interiore, che porta alla riconciliazione. E – nota Papa Francesco – “gli operatori di pace sanno che non c’è riconciliazione senza dono della vita”.

Prosegue il ciclo di catechesi dedicata alle Beatitudini, ed è la volta della settima: “Beati gli operatori di Pace”. Papa Francesco è nella Biblioteca del Palazzo Apostolico, e da lì sviluppa la sua catechesi. Continuerà a farlo da lì almeno fino a l3 maggio.

Papa Francesco prima definisce le due idee di pace: la pace “biblica”, la shalom che esprime abbondanza, floridezza e benessere; e la pace intesa come “tranquillità interiore”, idea che il Papa definisce “moderna e psicologica”, ma che è “incompleta, perché nella vita l’inquietudine può essere un importante momento di crescita", tante volte è "il Signore che suscita l'inquietudine", da preferire ad una quiete "addomesticata".  

Tante volte Dio, commenta Papa Francesco, "deve essere segno di contraddizione, scuotendo le nostre false sicurezze per portarci alla salvezza. Tante volte sembra di non avere pace, ma è il Signore che ci dà inquietudine per farci arrivare a lui". 

La pace di Dio – nota però Papa Francesco – è diversa da quella umana. E allora come Dio dà pace al mondo?

Papa Francesco dice che le guerre si concludono o con una sconfitta di una delle due parti, ma con trattati di pace, e l’auspicio è sempre che tutto si concluda con i trattati. Eppure – sottolinea Papa Francesco – “dobbiamo considerare che la storia è un’infinita serie di trattati di pace smentiti da guerre successive, o dalla metamorfosi di quelle stesse guerre in altri modi o in altri luoghi”.

Papa Francesco ricorda la sua definizione di “guerra a pezzi”, combattuta "su più scenari e diverse modalità", e mette in luce che “nel quadro di una globalizzazione fatta soprattutto di interessi economici, la pace di alcuni corrisponde alla guerra di altri”.

Questa, però, non “è la pace di Cristo”, che invece punta ad “annullare l’inimicizia e riconciliare”, e lo fa attraverso il suo corpo. “Egli infatti – dice Papa Francesco - riconcilia tutte le cose e mette pace con il sangue della sua croce”.

Gli operatori di pace sono coloro che operano, cioè hanno “iniziativa e laboriosità”, come suggerisce la forma verbale, e cercano “la riconciliazione a qualunque costo”.

Per questo, “sono chiamati figli di Dio coloro che hanno appreso l’arte della pace e la esercitano, sanno che non c’è riconciliazione senza dono della propria vita, e che la pace va cercata sempre e comunque. Sempre e comunque!”

Conclude Papa Francesco: “La vera shalòm e il vero equilibrio interiore sgorgano dalla pace di Cristo, che viene dalla sua Croce e genera un’umanità nuova, incarnata in una infinita schiera di Santi e Sante, inventivi, creativi, che hanno escogitato vie sempre nuove per amare. I Santi e le sante che fanno la pace!"

E questa vita di figli di Dio "è la vera felicità. Beati coloro che vanno per questa via". 

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