Papa Francesco: “Non trova Gesù chi cerca miracoli, ma chi accetta le sue sfide”

Prima dell’Angelus, Papa Francesco commenta il Vangelo del giorno e sottolinea: “Anche Gesù percorre la via dei profeti: si presenta come non ce l’aspetteremmo”

Papa Francesco durante un Angelus
Foto: Vatican Media / ACI Group
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

Nessuno è profeta in patria”. È una constatazione amara, quella di Gesù, di fronte all’ostilità che trova di fronte alla sua prima predicazione davanti alla sua gente. Ma anche il segno che “quell’insuccesso non era del tutto inaspettato”, dice Papa Francesco. Che poi ricorda: Gesù segue la via dei profeti, “si presenta come non ce l’aspetteremmo”.

Un po’ nuvoloso, il cielo di Roma, in un inverno che però in questi giorni si presenta mite. Il Vangelo del giorno è quello di Gesù che predica nella sinagoga di Nazareth. Gli chiedono un miracolo, perché vogliono una prova che Gesù sia davvero il Messia, dato che lo conoscono già, sanno chi è. Gesù non accetta il ricatto, e allora loro tentano di ucciderlo. E Gesù, al termine di tutto, commenterà che “nessuno è profeta in patria”.

Papa Francesco commenta che Gesù aveva “messo in conto il rifiuto”, eppure era andato lo stesso, perché Dio “davanti alle nostre chiusure, non si tira indietro: non mette i freni al suo amore”. È come, aggiunge il Papa, “quei genitori che sono consapevoli dell’ingratitudine dei figli, ma non per questo smettono di amarli e di fare loro del bene. Dio è così, ma a un livello molto più alto”.

Per Papa Francesco, però, quell’ostilità è anche un monito per noi: sappiamo essere accoglienti? Gesù propone due modelli di accoglienza. Quello della vedova di Sarepta di Sidone, che accoglie il profeta Elia e gli offre da mangiare nonostante la carestia. L’altro è quello di Naaman, il siro, che nonostante fosse ricco e importante accettò la richiesta di Eliseo di umiliarsi e a bagnarsi per sette volte in un fiume. Sono due accoglienze, dice Papa Francesco, entrambe caratterizzate da delle prove. Entrambi accolsero con “disponibilità e umiltà”, perché sia la vedova che Naaman “non hanno rifiutato la via di Dio e dei suoi profeti: sono stati docili, non rigidi e chiusi”.

Come i profeti, chiosa Papa Francesco, Gesù “percorre la via dei profeti” e si “presenta come non ce lo aspetteremmo”. Per questo, “non lo trova chi cerca miracoli, sensazioni nuove, una fede fatta di potenza e segni esteriori”, ma lo trova piuttosto “chi accetta le sue vie e le sue sfide, senza lamentele, senza sospetti, senza critiche e musi lunghi”.

Insomma, conclude Papa Francesco, Gesù “ti chiede di accoglierlo nella realtà quotidiana che vivi; nella Chiesa di oggi, così com’è; in chi hai vicino ogni giorno; nella concretezza dei bisognosi, nei problemi della tua famiglia, nei tuoi genitori, nonni”.

Proprio nei bisognosi, commenta il Papa, c’è Lui, “che ci invita a purificarci nel fiume della disponibilità e in tanti salutari bagni di umiltà. Ci vuole umiltà per incontrare Dio e lasciarsi incontrare da Lui”.

E così anche noi “magari, dopo tanti anni che siamo credenti, pensiamo di conoscere bene il Signore, con le nostre idee e i nostri giudizi”, ma “il rischio è di abituarci a Gesù, di chiuderci alle sue novità, fissi sulle nostre posizioni. Invece il Signore chiede una mente aperta e un cuore semplice, e quando una persona ha una mente aperta, un cuore semplice, ha la capacità di sorprendersi. Il Signore sempre ci sorprende, questa è la bellezza dell'incontro con Gesù".

Dopo l’Angelus, Papa Francesco ricorda la Giornata Mondiale dei Malati di Lebbra, ed esprime “la sua vicinanza a quanti soffrono di questa malattia e auspica che non manchino loro il sostegno spirituale e l’assistenza sanitaria”, chiede di lavorare insieme e di superare “la discriminazione” per un morbo “che colpisce ancora tanti”, specialmente in situazioni difficili.

L’1 febbraio, in tutto l’Estremo Oriente si celebra il Capodanno lunare, e il Papa esprime l’augurio che “tutti possano godere la pace, la salute e una vita sicura”. Papa Francesco ricorda che tante famiglie non possono riunirsi a causa della pandemia.

Papa Francesco poi, alla vigilia della festa di San Giovanni Bosco vuole salutare “i salesiani che tanto bene fanno nella Chiesa”, e mette in luce l’esempio di don Bosco che è “non si è chiuso in chiesa, è uscito sulla strada a cercare i giovani, con quella creatività” che è stata la sua caratteristica. Un pensiero va anche ai ragazzi della Carovana per la Pace. 

Ti potrebbe interessare