Papa Francesco racconta San Giuseppe, l'uomo che sogna

Papa Francesco, continua il ciclo di catechesi su San Giuseppe, incentrando la sua riflessione sul tema: San Giuseppe, uomo che “sogna”

Papa Francesco, udienza generale
Foto: Vatican Media / ACI Group
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Papa Francesco, continua il ciclo di catechesi su San Giuseppe, incentrando la sua riflessione sul tema: San Giuseppe, uomo che “sogna”. Dall'Aula Paolo VI il Pontefice spiega che il "sogno simboleggia la vita spirituale di ciascuno di noi, quello spazio interiore, che ognuno è chiamato a coltivare e a custodire, dove Dio si manifesta e spesso ci parla".

Ma ci sono tante altre voci che ci parlano. Per questo il Papa commenta: "È importante quindi riuscire a riconoscere la voce di Dio in mezzo alle altre voci. Giuseppe dimostra di saper coltivare il silenzio necessario e, soprattutto, prendere le giuste decisioni davanti alla Parola che il Signore gli rivolge interiormente".

Il Papa ripercorre nella catechesi i quattro sogni riportati nel Vangelo. Nel primo sogno l’angelo aiuta Giuseppe a risolvere il dramma che lo assal quando viene a conoscenza della gravidanza di Maria. "Molte volte la vita ci mette davanti a situazioni che non comprendiamo e sembrano senza soluzione. Pregare, in quei momenti, significa lasciare che il Signore ci indichi la cosa giusta da fare. Infatti, molto spesso è la preghiera che fa nascere in noi l’intuizione della via d’uscita. Cari fratelli e sorelle, il Signore non permette mai un problema senza darci anche l’aiuto necessario per affrontarlo. Non ci butta nel forno da soli, non ci butta tra le bestie, ci da sempre l'intuizione, la sua presenza per risolverlo", ne è convinto il Papa.

Il secondo sogno rivelatore di Giuseppe arriva quando la vita del bambino Gesù è in pericolo. "Nella vita facciamo esperienza di pericoli che minacciano la nostra esistenza o quella di chi amiamo. In queste situazioni, pregare vuol dire ascoltare la voce che può far nascere in noi lo stesso coraggio di Giuseppe, per affrontare le difficoltà senza soccombere", dice ancora il Papa.

In Egitto, Giuseppe attende da Dio il segno per poter tornare a casa; "ed è proprio questo il contenuto del terzo sogno". Ecco allora la quarta rivelazione: avvertito in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nazaret. "Anche la paura fa parte della vita e anch’essa ha bisogno della nostra preghiera. Dio non ci promette che non avremo mai paura, ma che, con il suo aiuto, essa non sarà il criterio delle nostre decisioni. Giuseppe prova la paura, m Dio lo guida anche attraverso di essa. La potenza della preghiera fa entrare la luce nelle situazioni di buio", dice il Papa.

Conclude infine il Pontefice: "Penso in questo momento a tante persone che sono schiacciate dal peso della vita e non riescono più né a sperare né a pregare. San Giuseppe possa aiutarle ad aprirsi al dialogo con Dio, per ritrovare luce, forza e aiuto. Giuseppe pregava e amava, e per questo ha ricevuto sempre il necessario per affrontare le prove della vita. Penso ai genitori con i figli ammalati, anche con malattie permanenti, quanto dolore lì, genitori che vedono orientamenti sessuali diversi nei figli, come gestire questo e accompagnare i figli, e non nascondersi in atteggiamento condannatorio, genitori che vedono i figli che se ne vanno per una malattia , genitori che hanno ragazzi che fanno ragazzate e finiscono incidenti con la macchina, genitori che vedono i figli che nom vanno avanti nella scuola, pensiamo a come aiutarli. Mai condannare un figlio. Quando passavo davanti al carcere a Buenos Aires e c'era la coda di persone che dovevano entrare per visitare i carcerati, questa mamma davanti ad un problema di un figlio che ha sbagliato non lo lascia solo dalla faccia, il coraggio del papà e della mamma che accompagnano i figli sempre".

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