Papa Francesco respinge le dimissioni di Marx, niente sociologismi ma affrontare la crisi

In una lettera il Papa spiega che la questione degli abusi si deve affrontare e risolvere senza ipocrisie

Papa Francesco e il cardinale Marx
Foto: Vatican Media
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Papa Francesco ha respinto le dimissioni del cardinale di Monaco Marx  con una lettera che è stata pubblicata dalla Sala Stampa della Santa Sede.

Lo scorso 4 giugno il cardinale aveva presentato le dimissioni al Papa e in un comunicato aveva motivato con la crisi per la questione degli abusi sessuali. 

lIl Papa nella lettera in spagnolo scrive. “ Tutta la Chiesa è in crisi per il problema degli abusi, la Chiesa oggi non può fare un passo avanti senza farsi carico di questa crisi. La politica dello struzzo

non porta a nulla, e la crisi va assunta dalla nostra fede pasquale.  Sociologismi e psicologismi sono inutili. Affrontare la crisi, personalmente e come comunità, è l'unico modo fruttuoso. Perché da una crisi non si esce da soli ma in comunità e dobbiamo anche tenerne conto che da una crisi si esce migliori o peggiori ma mai uguali”.

Nel testo il Papa concorda con il cardinale “nel descrivere la triste storia degli abusi sessuali e il modo in cui la Chiesa l'ha affrontata fino a poco tempo fa come una catastrofe. Rendersi conto di questa ipocrisia nel modo in cui viviamo la nostra fede è una grazia, è un primo passo che dobbiamo fare. Dobbiamo farci carico della storia, sia personalmente che come comunità. Non possiamo rimanere indifferenti di fronte a questo crimine”.

Il Papa sottolinea che di queste situazioni ogni vescovo è chiamato a farsi carico e che dopo i “mea culpa” serve una riforma che non è fatta solo di parole, ma servono “atteggiamenti” coraggiosi “e ogni riforma comincia da sé stessi. La riforma nella Chiesa è stata fatta da uomini e donne che non hanno avuto paura di entrare in crisi e lasciarsi riformare dal Signore”.

Bisogna agire senza seppellire il passato “il silenzio, le omissioni, il dare troppo peso al prestigio delle istituzioni portano solo al fallimento personale e storico”.

Per il Papa si deve seguire la via dello Spirito “e il punto di partenza è l'umile confessione: abbiamo sbagliato, abbiamo peccato. Né i sondaggi né il potere delle istituzioni ci salveranno. Non ci salverà il prestigio della nostra Chiesa, che tende a nascondere i suoi peccati; non ci salverà il potere del denaro o l’opinione dei media (così spesso siamo troppo dipendenti da loro). Ci salveremo aprendo la porta a Colui che può farlo e confessando la nostra nudità: ‘ho peccato’, ‘abbiamo peccato’... e piangendo, e balbettando come meglio possiamo quel ‘allontanati da me, perché sono un peccatore’, l'eredità che il primo Papa ha lasciato ai Papi e ai Vescovi della Chiesa”. E solo così “sentiremo quella vergogna guaritrice che apre le porte alla compassione e alla tenerezza del Signore che è sempre vicino a noi”.

E conclude: “E questa è la mia risposta, caro fratello Continua come tu proponi, ma come arcivescovo di Munchen e Freising”. Ricordando che il Vescovo di Roma, Successore di quel Pietro che aveva detto a Gesù “Vattene da me, perché sono un peccatore”, lo può capire bene e lo invita ad ascoltare la riposta che il Nazareno diede al Principe degli Apostoli: “Pasci le mie pecorelle”.

 

 

 

 

 

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