Papa Francesco ricorda il "luminoso magistero" di Benedetto XVI

Il Pontefice ha presieduto la cerimonia per il conferimento del Premio Ratzinger 2021

Il Papa insieme ai premiati delle edizioni 2020 e 2021
Foto: Vatican Media
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Come ogni anno Papa Francesco ha ricevuto stamane i membri della “Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger - Benedetto XVI”, per il conferimento del Premio Ratzinger 2021, assegnato quest’anno ad Hanna-Barbara Gerl-Falkovitz e a Ludger Schwienhorst-Schönberger. Insieme a loro sono stati invitati Jean-Luc Marion e Tracey Rowland, premiati lo scorso anno ma senza la cerimonia pubblica a causa dell’emergenza sanitaria.

Questa cerimonia – ha detto Papa Francesco – “oltre a riconoscere gli alti meriti culturali di alcuni studiosi e artisti, stabilisce un legame durevole, una relazione feconda per la presenza e il servizio della Chiesa nel mondo della cultura. La comunità dei premiati si allarga ogni anno, oltre che nel numero, anche nella varietà dei Paesi rappresentati. E si allarga pure nella varietà delle discipline di studio e delle arti coltivate. La dinamica della mente e dello spirito umano è davvero senza confini nel conoscere e nel creare. Questo è effetto della scintilla accesa da Dio nella persona fatta a sua immagine, capace di cercare e trovare significati sempre nuovi nel creato e nella storia, e di continuare a esprimere la vitalità dello spirito nel plasmare e trasfigurare la materia”.

Parlando poi di Benedetto XVI, il Papa lo definisce maestro e “teologo che ha saputo aprire e alimentare la sua riflessione e il suo dialogo culturale verso tutte queste direzioni insieme, perché la fede e la Chiesa vivono nel nostro tempo e sono amiche di ogni ricerca nella verità”.

Papa Francesco rivolge al predecessore un “pensiero affettuoso, riconoscente e ammirato. Sentiamo che egli ci accompagna con la preghiera, tenendo il suo sguardo continuamente rivolto verso l’orizzonte di Dio. Oggi lo ringraziamo in particolare perché è stato anche esempio di dedizione appassionata allo studio, alla ricerca, alla comunicazione scritta e orale; e perché ha sempre unito pienamente e armoniosamente la sua ricerca culturale con la sua fede e il suo servizio alla Chiesa”.

“Non dimentichiamo – ha detto ancora il Papa - che Benedetto XVI ha continuato a studiare e scrivere fino alla fine del suo pontificato. Mentre adempiva le sue responsabilità di governo, era impegnato a completare la sua trilogia su Gesù e così lasciarci una testimonianza personale unica della sua costante ricerca del volto del Signore. È la ricerca più importante di tutte, che egli poi ha continuato a portare avanti nella Chiesa. Ce ne sentiamo ispirati e incoraggiati, e gli assicuriamo il nostro ricordo al Signore”.

Francesco ha infine ricordato il motto episcopale di Benedetto XVI “cooperatores veritatis”. Parole che “esprimono il filo conduttore delle diverse tappe di tutta la sua vita” fino “al Pontificato, caratterizzato da un luminoso magistero e un indefettibile amore per la Verità. Sono parole a cui anche ognuno di noi può e deve ispirarsi nella sua attività e nella sua vita”.

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