Papa Francesco, sono "in gabbia" ma vi vedo, e a sorpresa si affaccia a benedire

Nella riflessione dell' Angelus il Papa ricorda, Gesù non sceglie secondo i nostri criteri, ma secondo il suo disegno d'amore

Papa Francesco si affaccia a benedire
Foto: Vatican Media
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"È un po’ strana questa preghiera dell’Angelus di oggi, con il Papa “ingabbiato” nella biblioteca, ma io vi vedo, vi sono vicino. E vorrei incominciare anche ringraziando quel gruppo [presente in Piazza] che manifesta e lotta “Per i dimenticati di Idlib”. Grazie! Grazie per quello che fate. Ma questo modo di oggi di pregare l’Angelus lo facciamo per compiere le disposizioni preventive, così da evitare piccoli affollamenti di gente, che possono favorire la trasmissione del virus”. E’ questo il primo saluto di Papa Francesco all’ Angelus di oggi. 

Gesù non sceglie secondo i nostri criteri, ma secondo il suo disegno di amore”. Papa Francesco nella riflessione prima della preghiera dell’ Angelus a mezzogiorno commenta cosi il Vangelo della liturgia di oggi.

L’immagine è surreale. Il Papa nella Biblioteca del Palazzo apostolico è ripreso dalle telecamere, al centro della sala e non alla scrivania, in buona salute e con le immagini della piazza in video tanto da voler salutare un gruppo con uno striscione di volontari per Idlib.

Niente affaccio in Piazza san Pietro per evitare assembramenti di gente sopratutto ai varchi per la sicurezza per entrare in Piazza San Pietro.

É una prima volta assoluta. Altre volte infatti i pontefici hanno registrato o usato i mezzi della comunicazione per raggiungere i fedeli, in alcune occasioni all’inizio dell’uso dei media e poi con Giovanni Paolo II a pochi giorni dall’attentato del 1981 quando ci fu la registrazione via radio dell’ Angelus.

Ma stavolta è una scelta del Papa di non creare appunto folla nella piazza per evitare contagi. La sua parola arriva attraverso la TV.

La scelta di Gesù che porta con se al monte Tabor solo tre dei dei dodici é “una scelta gratuita, incondizionata, un’iniziativa libera, un’amicizia divina che non chiede nulla in cambio. E come chiamò quei tre discepoli, così anche oggi chiama alcuni a stargli vicino, per poter testimoniare. Essere testimoni è un dono che non abbiamo meritato: ci sentiamo inadeguati, ma non possiamo tirarci indietro con la scusa della nostra incapacità".

Quello di Gesù per i cristiani di oggi è un invito all’incontro con Lui stesso: “In questo mondo, segnato dall’egoismo e dall’avidità, la luce di Dio è offuscata dalle preoccupazioni del quotidiano. Diciamo spesso: non ho tempo per pregare, non sono capace di svolgere un servizio in parrocchia, di rispondere alle richieste degli altri... Ma non dobbiamo dimenticare che il Battesimo e la Cresima che abbiamo ricevuto ci hanno fatto testimoni, non per nostra capacità, ma per il dono dello Spirito. Nel tempo propizio della Quaresima, la Vergine Maria ci ottenga quella docilità allo Spirito, che è indispensabile per incamminarci risolutamente sulla via della conversione”.

Dopo la preghiera il Papa ha ricordato “le Associazioni e i gruppi che si impegnano in solidarietà con il popolo siriano e specialmente con gli abitanti del nord-ovest della Siria, costretti a fuggire dai recenti sviluppi della guerra. Rinnovo la mia grande apprensione per la situazione disumana di queste persone inermi, tra cui tanti bambini, che stanno rischiando la vita. Non si deve distogliere lo sguardo di fronte a questa crisi umanitaria, ma darle priorità rispetto ad ogni altro interesse”.

E ovviamente il suo pensiero è per coloro che soffrono per il coronavirus: “  Sono vicino con la preghiera alle persone che soffrono per l’attuale epidemia di coronavirus e a tutti coloro che se ne prendono cura. Li ho ricordati molto in questi giorni di ritiro. Mi unisco ai miei fratelli Vescovi nell’incoraggiare i fedeli a vivere questo momento difficile con la forza della fede, la certezza della speranza e il fervore della carità. Il tempo di Quaresima ci aiuti a dare un senso evangelico anche a questo momento di prova”.

Alla fine il Papa si è affacciato dalla finestra per vedere la gente in Piazza che è comunque arrivata, ed ha benedetto chi era in piazza. 

Ieri il Papa aveva chiamato al telefono il vescovo di Lodi Maurizio Malvestiti. Lo stesso vescovo in una lettera indirizzata ai fedeli e pubblicata sul sito della chiesa locale ha raccontato quello che il Papa ha detto per tutti i fedeli: “una grande consolazione ed è una consolazione che viene da Dio e quindi fonte di incoraggiamento per tutti. Ascoltando le sue parole molto paterne, pacate, ma insieme tanto rasserenanti, avvertivo già l'accordo di tutte le comunità della zona più isolata nel dire un grazie infinito al nostro caro Papa Francesco che non ha mancato di dare un segnale così particolare in questo momento di dura prova” ha detto il Vescovo in una intervista a Vaticannews.

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