Città del Vaticano , venerdì, 6. febbraio, 2026 12:09 (ACI Stampa).
Lo sport, strumento comunitario aperto e inclusivo che aiuta l'uomo a crescere nella sua persona. Incoraggia poi la tregua olimpica in questo momento così particolare del mondo. Il papa scrive sullo sport e lo fa con una Lettera il cui titolo già dice tutto: “La vita in abbondanza”, un titolo che riassume tutto il contenuto delle parole del pontefice. Lo fa in occasione della celebrazione dei XXV Giochi Olimpici Invernali e dei XIV Giochi Paralimpici che hanno inizio oggi.
Lo sport, seppur praticato da professionisti, rimane comunque “un'attività comune, aperta a tutti”, “salutare per il corpo e per lo spirito, al punto da costituire un'universale espressione dell'umano” così si esprime papa Leone XIV. Un grande valore è quello della pace, per il pontefice: e in merito cita i suoi predecessori come Giovanni Paolo II, un papa sportivo come papa Prevost tra l'altro. Fa riferimento, dunque, alla famosa tregua olimpica, che nell'antica Grecia era un accordo volto a sospendere le ostilità prima, durante e dopo i Giochi Olimpici, “affinché atleti e spettatori viaggiare liberamente e le competizioni si svolgono senza interruzioni”. Una tregua in virtù del fatto che lo sport “promuove la maturazione della coesione comunitaria e del bene comune”: “Incoraggio vivamente tutte le Nazioni, in occasione dei prossimi Giochi Olimpici e Paralimpici invernali, a riscoprire ea rispettare questo strumento di speranza che è la Tregua olimpica, simbolo e profezia di un mondo riconciliato”.
Non poteva mancare, nella Lettera, un paragrafo riguardo all'importante valore formativo dello sport. Ed è partendo dal Vangelo di Giovanni, dalla frase che dà il titolo alla Lettera («Io sono venuto perché ho la vita e l'abbiano in abbondanza») che il pontefice scrive riguardo questo alto e importante valore. Papa Leone XIV dà allora la sua chiave di lettura tutta cristiana, profondamente radicata nella Chiesa: “Gesù ha sempre posto al centro le persone, se ne è preso cura, desiderando per ciascuna di esse la pienezza della vita”. Un pensiero che si dirama - grazie anche ad alcuni spunti presi dal Magistero di Giovanni Paolo II - poi in una visione antropologica-cristiana: una visione in cui l'uomo è legato alla sua missione. “La persona, dunque, secondo la visione cristiana - continua il pontefice - deve rimanere sempre al centro dello sport in tutte le sue espressioni, anche in quelle di eccellenza agonistica e professionale”. E sulla figura dell'atleta si addentra in un raffronto con gli scritti paolini. Sono stati molti, infatti, gli autori cristiani che hanno utilizzato “immagini atletiche come metafore per descrivere le dinamiche della vita spirituale; e questo, fino ad oggi, ci fa riflettere sulla profonda unità tra le diverse dimensioni dell'essere umano”. E, sempre in merito all'uomo, il papa sottolinea come in lui ci sia “unità di corpo, anima e spirito”. Unità che troviamo - sottolinea la Lettera - ad esempio nei pellegrinaggi dove tutti questi elementi sono coinvolti.
La tradizione di unità tra corpo e spirito, inoltre, ricorda papa Leone è possibile trovarla - nella storia della Chiesa - “nelle scuole dei Gesuiti”: pratiche sportive (in cui anima e corpo vivono appieno) avvalorate “dagli scritti di Sant'Ignazio di Loyola, in particolare dalle Costituzioni della Compagnia di Gesù e dalla Ratio Studiorum”. E poi, allora, cita i grandi educatori cristiani quali san Filippo Neri e san Giovanni Bosco. Ricorda anche l'Enciclica Rerum novarum (1891) di Leone XIII: “essa stimolò la nascita di numerose associazioni sportive cattoliche, rispondendo così sul piano pastorale alle mutate esigenze della vita moderna – si pensi alle condizioni degli operai dopo la rivoluzione industriale – e alle nuove abitudini emergenti”.
La Lettera fa riferimento ai vari pontefice della Chiesa: tutti concordi nell'affermare il grande valore umano presente negli sport: " Molto significativi sono stati due Giubilei dello Sport celebrati da San Giovanni Paolo II: il primo il 12 aprile 1984, nell'Anno della Redenzione; il secondo il 29 ottobre 2000, allo Stadio Olimpico di Roma. In questa stessa linea si è posto il Giubileo del 2025, che ha rilanciato in modo esplicito il valore culturale, educativo e simbolico dello sport come linguaggio umano universale di incontro e di speranza”.





