Parolin e la "ragion di Chiesa" secondo Papa Francesco

Il Cardinale Pietro Parolin alla Facoltà teologica del Triveneto, alla sua destra il Patriarca di Venezia Moraglia
Foto: mattinopadova.geolocal.it
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Quando un diplomatico parla a dei teologi il rischio è che due mondi paralleli si sfiorino rimanendo appunto paralleli senza trovare una convergenza. Ma il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, diplomatico per scuola e vocazione e mestiere, ha saputo trovare convergenze con la teologia che ispira Papa Francesco e le ha presentate proprio ai teologi. Per celebrare i dieci anni della Facoltà Teologica del Triveneto il cardinale è tornato nella sua regione di origine ad offrire una Lectio magistralis sulla visione e teologia di “un mondo aperto” in Papa Francesco.

Aperto o anche globalizzato, multipolare, interconnesso si, ma con grandi zone d’ombra. Nella sua Lectio il cardinale inizia dal Concilio Vaticano II, dalla Gaudiun et spes, da quel confronto che i Padri mezzo secolo fa auspicavano con i “segni dei tempi”.

Ma quali sono i segni di oggi? Nel nostro tempo “mulitpolare” dove il meticciato è necessità più che aspirazione la prospettiva teologica è rovesciata, dice il cardinale. Anche perché il Papa che viene dalla fine del mondo “guarda l’ Europa e il mondo con uno sguardo diverso, decentrato e lontano da quella visione che accompagna la tradizionale lettura teologica”. Tradizionale? In effetti la teologia è un scienza in movimento che di “tradizionale” ha solo il tema di studio. Ma certo Papa Francesco, come ha detto il suo segretario di stato “non appartiene né a Oriente né ad Occidente e non proviene dal cuore del sistema internazionale” e “per certi versi stravolge il nostro modo di vedere il mondo e la Chiesa.”

Cosa è nel pensiero di Francesco il “mondo aperto”?  Un mondo multipolare dove le classiche antitesi Nord- Sud o Est- Ovest sarebbero ormai superate. Dove trovare allora un orientamento in un mondo così frammentato? Per Francesco è chiaro: nella misericordia.

Il tema in effetti è già ampiamente affrontato da Papa Giovanni Paolo II in “Memoria e identità”.  Per il Papa polacco si trattava di una analisi storico filosofica. Per Francesco quello che conta invece è la pastorale. Allora che cosa è l’identità cristiana per Francesco? Secondo Pietro Parolin è tutta nell’abbraccio di  Dio che come Padre Misericordioso ci attende. Un abbraccio che il battezzato riceve e deve trasmettere al mondo.

Una identità che l’uomo ha nella appartenenza ad una comunità, e che, infine ha uno scopo anche come modello politico e che può combattere “ la fragilità del modello socioeconomico”. Dunque identità come strumento di dialogo. E qui riecheggiano molti dei temi ratzingheriani.

Francesco caratterizza anche il dialogo con la misericordia che, spiega Parolin “ diventa la via maestra per favorire la comprensione tra le diversità e costruire la pace in mezzo a visioni e modi di vivere e di agire contrapposti”. Pace da raggiungere come specchio di una società giusta dove il rispetto della identità non significhi  contrapposizione, non significhi muro, ma ponte.

Una sfida che i grandi flussi migratori contemporanei pone con tutta la sua drammatica urgenza. “Non possiamo chiuderci su noi stessi per puro egoismo” dice Parolin, occorre portare avanti aziono politicamente condivise.  Ritorna il tema della “famiglia di nazioni” proposto nel 1995 alle Nazioni Unite da Giovanni Paolo II. E la parola che usa in chiave pastorale Francesco è “solidarietà”. Tema, ricorda Parolin, approfondito da Giovanni Paolo II in Sollicitudo rei socialis.

Il binomio pace-solidarietà porta il cardinale a riproporre le riflessioni di Papa Francesco sulla guerra che nasce dalla indifferenza dell’altro e, ovviamente, dagli interessi economici dei più forti.

La teologia deve farsi carico dei conflitti per Papa Francesco, la teologia dove usare il metodo epistemologico delle scienze umane e sociali, anche se le scienze non devono imporre nulla alla ricerca teologica. Questo sarebbe un confronto con il mondo secondo il cardinale. Confronto obbligato con le altre religioni. Ma qui si entra nel delicato tema della ricerca della verità  adatto ad un teologo più che ad un diplomatico.

Ma la coesistenza delle religioni in uno stato ad esempio è tema politico che il cardinale illustra con le parole di Francesco in Turchia e Albania, e chiosa: “ Oggi questo sforzo per la promozione dei diritti e dei doveri di tutte le religioni deve essere compiuto in situazioni molto critiche, in particolare nelle situazioni di conflitto in cui le cause vengono attribuite al fattore religioso anche se esso è presente il più delle volte solo nominalmente.”

Da qui la domanda che il pensiero di Papa Francesco, secondo Parolin, pone ai teologi: il rapporto tra parole e opere, tra le idee e i fatti e la compassione, l’amore. Temi della Deus caritas est di Benedetto XVI che Francesco declina in modo latinoamericano. Dai fatti alle idee.

La Lectio del segretario di stato si conclude con uno sguardo diplomatico al mondo di oggi. Anche in politica la Chiesa deve essere “in uscita”  che significa “raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno del Vangelo” come scrive Papa Francesco nella Evangelii gaudium. Il Papa, dice Parolin, soffre nel vedere quei muri “ che sembrano voler affermare che il dialogo è impossibile”. E così alla “ragion di stato” dei governi di oppone la “ragion di Chiesa” del Vangelo, “fatta di convinzioni e di comportamenti esemplari”.

É il lavoro dei missionari, è quello che fa Papa Francesco con i suoi appelli per la pace, i suoi viaggi, i sui gesti che lo mettono al centro della attenzione mediatica.

Ma la luce dei riflettori non illumina i veri problemi dell’umanità. Non illumina ad esempio il vuoto dell’ anima “ che si percepisce in quella parte di gioventù europea che sembra aver dimenticato quei valori propri della civiltà cristiana”. Perché i giovani europei partono per la “Siria per unirsi a quanti combattono usurpando il nome di Dio.” Si domanda il cardinale: “ La Chiesa e la sua teologia hanno delle proposte da fare ascoltare e dei suggerimenti da dare?”

E poi ancora un esempio, con la scelta in molti paesi di legalizzare la eutanasia: “Che cosa è questa pretesa della ragione a voler controllare il flusso del tempo? Da dove nasce questa ubris così potente da fondarsi su se stessa e di disporre di un potere illimitato che giunge a rifiutare ogni apertura nei confronti di chi pone delle obiezioni?”

La risposta Parolin la trova in Papa Benedetto XVI e nella Spe salvi: “Tutti gli studenti di teologia dovrebbero leggere e studiare le parole di Benedetto XVI nella sua enciclica Spe Salvi sulla possibilità di farsi guidare da qualcosa di grande, quella speranza che può spalancare la porta oscura del tempo, del futuro.” Perché  “oltre ogni chiusura, l’amore è sempre possibile.”

Un mondo aperto in fondo è semplicemente un mondo aperto all’amore di Dio che gli uomini devono donare con la stessa generosità che Dio ha con la sua misericordia. É la lezione della Chiesa da più di 2000 anni. E quindi anche di Papa Francesco.

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