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Per la prima volta dal 1994, un vescovo di Hong Kong visita Pechino

A poco tempo dallo strappo del governo cinese della nomina del vescovo Shen Bin a Shanghai, il vescovo di Hong Kong Chow arriva a Pechino. Non incontrerà ufficiali del governo, ma la sua visita ha comunque un peso

Chow, Li Shan | Il vescovo Chow a Pechino accolto dall'arcivescovo Li Shan nella Cattedrale | Asia News Chow, Li Shan | Il vescovo Chow a Pechino accolto dall'arcivescovo Li Shan nella Cattedrale | Asia News

Il vescovo di Hong Kong Stephen Chow è arrivato a Pechino il 17 aprile, per compiere un viaggio programmato che ha qualcosa di storico. Perché da Hong Kong sono arrivate le critiche più aspre al trattamento di Pechino, e a Pechino c’è invece quella Chiesa ufficiale legata al governo guardata con sospetto ad Hong Kong. Ma è anche da Hong Kong che la Santa Sede guarda alla Cina, con una missione di studio legata alla nunziatura delle Filippine, e non è un caso che il Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, commentando la visita due settimane fa ha sottolineato che questa risponde alla vocazione di Hong Kong di “essere un ponte”.

È significativo che la visita non sia stata annullata dopo il secondo “sgarbo” del govenro di Pechino al Vaticano in pochi mesi, ovvero l’installazione del vescovo Shen Bin a Shanghai, con una mossa non decisa dalla Santa Sede che, secondo le rigide letture cinesi, è solo un trasferimento e non intacca l’accordo, che invece riguarda la nomina dei vescovi, mentre ogni destinazione in una sede episcopale è una nomina e decisione pontificia, e non può essere considerata un mero trasferimento.

L’arrivo di Shen Bin a Shanghai è del 4 aprile, e ancora non c’è stata alcuna reazione vaticana, né è stato annullato il viaggio del vescovo Chow, previsto ormai da tempo. È il segno che l’idea è quella di mantenere un dialogo aperto, prima di tutto, perché le relazioni sono troppo importanti in questo momento.

È la prima volta che il vescovo di Hong Kong fa visita a Pechino da quando l’ex colonia britannica è tornata alla Cina nel 1997. Il vescovo Chow, gesuita, era accompagnato da padre Peter Choy, vicario generale, e dal suo vescovo ausiliare Joseph Ha, e resterà a Pechino fino al 21 aprile.

La visita a Pechino del vescovo Chow è cominciata nel segno di Matteo Ricci, in un incontro di preghiera nella cattedrale dell’Immacolata Concezione insieme all’arcivescovo Li Shan, che è anche presidente dell’Associazione Patriattica. Lì campeggiava il gesuita evangelizzatore di Cina, come è conosciuto come Li Madou, che Papa Francesco ha proclamato venerabile lo scorso 17 dicembre.

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Il vescovo Chow è stato invitato proprio dall’arcidiocesi di Pechino, e il suo programma include il Seminario teologico dove studiano molti dei futuri sacerdoti cinesi e anche altre realtà della cosiddetta Chiesa ufficiale. Difficile, invece, che Chow visiti alcune realtà della Chiesa sotterranea.

L’invito a Chow era stato esteso già nel 2022, ma era stato necessario che le restrizioni anti-COVID fossero eliminate perché il viaggio potesse avere luogo.

La visita è significative anche considerando la sempre più marcata politica di “sinizzazione” delle religioni attuata da Pechino. A marzo, il nuovo primo ministro cinese Li Qiang aveva sottolineato che è stato necessario per il partito di “guidare attivamente le religioni all’adattamento alla società cinese.

Era dal 1994 che non c’era una visita del vescovo di Hong Kong a Pechino. In quell’occasione, fu il Cardinale John Wu Cheng-chung a visitare tre città nella Cina continentale.