Pio XI spiega i Patti del Laterano al clero romano all'inizio della Quaresima del 1929

Papa Pio XI nel suo studio
Foto: Wikipedia
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Per antica tradizione nella prima settimana di Quaresima, dopo la Ceneri i Pontefici incontrano il Clero di Roma. Un appuntamento che oggi prosegue anche per Papa Francesco.

Spesso è anche l’occasione per i Papi di fare discorsi “storici” che illustrano alla diocesi di Roma decisioni appena prese.

E’ successo per Benedetto XVI ad esempio che due giorni dopo la rinuncia al pontificato ha incontrato i parroci di Roma e spiegato la sua visione del Concilio. Ed è successo anche a Papa Pio XI novanta anni fa.

Esattamente l’ 11 febbraio del 1929 il Papa ricevette il Clero romano ad inizio Quaresima e i predicatori "quaresimalisti". ed iniziò un breve ciclo di discorsi che spiegavano il sento dei Patti Lateranensi.

Il Papa sapeva che ci sarebbero state critiche polemiche sull’accordo: “Dubbi e critiche, abbiamo detto; e Ci affrettiamo a soggiungere che, per quel che Ci riguarda personalmente, Ci lasciano e lasceranno sempre molto tranquilli, benché, a dir vero, quei dubbi e quelle critiche si riferiscano principalmente, per non dire unicamente, a Noi, perché principalmente, per non dire unicamente e totalmente, Nostra è la responsabilità, grave e formidabile invero, di quanto è avvenuto e potrà avvenire in conseguenza”.

Si apriva una fase nuova e incerta della storia del Papato: “che sarà domani? Questa domanda Ci lascia anche più tranquilli, perché possiamo semplicemente rispondere: Non sappiamo. L’avvenire è nelle mani di Dio, quindi in buone mani. Qualunque cosa ci prepari l’avvenire, sia essa disposizione o permissione della Divina Provvidenza, fin d’ora diciamo e proclamiamo che qualunque sia per essere il cenno della Divina Provvidenza, dispositivo o permissivo, lo seguiremo fidenti sempre ed in qualunque direzione chiami”.

Storico il passaggio sul senso e la misura del territorio che l’ Italia accodava al nuovo Stato della Città del Vaticano: “ciò che non è possibile non chiedere; perché una qualche sovranità territoriale è condizione universalmente riconosciuta indispensabile ad ogni vera sovranità giurisdizionale: dunque almeno quel tanto di territorio che basti come supporto della sovranità stessa; quel tanto di territorio, senza del quale questa non potrebbe sussistere, perché non avrebbe dove poggiare. Ci pare insomma di vedere le cose al punto in cui erano in San Francesco benedetto: quel tanto di corpo che bastava per tenersi unita l’anima...Ci compiacciamo di vedere il materiale terreno ridotto a così minimi termini da potersi e doversi anche esso considerare spiritualizzato dall’immensa, sublime e veramente divina spiritualità che esso è destinato a sorreggere ed a servire”.

Una nota anche circa le questioni economiche di grande modernità:” se si computasse, capitalizzando, tutto quello di cui fu spogliata la Chiesa in Italia, arrivando fino al Patrimonio di San Pietro, che massa immane, opprimente, che somma strabocchevole si avrebbe? Potrebbe il Sommo Pontefice lasciar credere al mondo cattolico di ignorare tutto questo? Non ha egli il dovere preciso di provvedere, per il presente e per l’avvenire, a tutti quei bisogni che da tutto il mondo a lui si volgono e che, per quanto spirituali, non si possono altrimenti soddisfare che col concorso di mezzi anche materiali, bisogni di uomini e di opere umane come sono?

Un altro riflesso non sembrano fare quei critici: la Santa Sede ha pure il diritto di provvedere alla propria indipendenza economica, senza la quale non sarebbe provveduto né alla sua dignità, né alla sua effettiva libertà....E troppo facilmente si dimentica che qualunque risarcimento dato alla Santa Sede evidentemente non basterà mai a provvedere se non in piccola parte a bisogni vasti come il mondo intero, come al mondo intero si estende la Chiesa cattolica: bisogni sempre crescenti, come sempre crescono con gigantesco sviluppo le opere missionarie raggiungendo i più lontani paesi; senza dire che anche nei paesi civili, in Europa, in Italia,— qui specialmente, dopo le spoliazioni sofferte — sono incredibilmente numerosi e non meno incredibilmente gravi, e tali bene spesso da muovere al pianto, i bisogni delle persone, delle opere e delle istituzioni ecclesiastiche, anche le più vitali, che ricorrono, Noi lo sappiamo, per aiuto alla Santa Sede, al Padre di tutti i fedeli”.

Nei discorsi dei giorni successivi il Papa proseguì le sue riflessioni nella udienza a professori e studenti della Università cattolica specificando che “il Trattato non avendo avuto altro fine che quello di regolare nei termini della più assoluta indispensabilità e sufficienza la condizione giuridica, essenziale della Santa Sede e del Romano Pontefice, di Quegli che per la divina responsabilità di cui è investito, qualunque nome egli abbia e in qualunque tempo egli viva, non può essere sottoposto a nessuna sudditanza, questo fine sarebbe stato raggiunto non appena si fossero avute le indispensabili condizioni di vera sovranità, che (almeno nelle presenti condizioni della storia) non è riconosciuta se non attraverso ad una certa misura di territorialità.”

Agli alunni del Collegio di Mondragone Pio XI mette in luce la necessità dello spazio per l’educazione: “Lo Stato non può dunque disinteressarsi dell’educazione, ma deve contribuire e procurare quello che è necessario e sufficiente per aiutare, cooperare, perfezionare l’azione della famiglia, per corrispondere pienamente ai desideri del padre e della madre, per rispettare soprattutto il diritto divino della Chiesa”.

E ovviamente il discorso al primo ambasciatore d’ Italia a giugno dopo la ratifica dei Patti, e al Corpo Diplomatico nel quale il Papa ringrazia per i tanti telegrammi di congratulazione ricevuti e chiosa: “Ci autorizza a dire che non solo il popolo, tutto il popolo d’Italia, ma che i popoli del mondo intero sono con Noi: un vero plebiscito non solamente nazionale, ma mondiale”.

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