Pontificia Accademia per la Vita, da 25 anni al servizio dell’uomo

L'insegna della Pontificia Accademia per la Vita
Foto: PAV
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“Voi che siete a favore della famiglia sarete presi in giro. Si dirà che siete fuori moda, si dirà che impedite il progresso scientifico, si dirà che cercate di mettere il bavaglio alla scienza attraverso una morale superata. Ebbene, vorrei dire proprio a voi di non aver paura: voi trasmettete le parole della vita”. Erano parole del professore Jerome Lejeune, genetista di fama internazionale, che “scoprì” la trisomia 21, la sindrome di Down. Ed è questa la mentalità che il professor Lejeune portò alla Pontificia Accademia per la Vita, di cui fu, per brevissimo tempo, presidente.

L’Accademia, infatti, fu costituita da San Giovanni Paolo II con il motu proprio Vitae Mysterium” l’11 febbraio 1994. Oggi compie 25 anni. Ha avuto una revisione degli Statuti e cambiato un po’ caratteristiche con nuovi membri, ha mantenuto la sua autonomia ma si è legata al dicastero Laici, Famiglia e Vita mentre prima era legato al Pontificio Consiglio per gli Operatori Pastorali, assorbito ora dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale. Ma è rimasto lo scopo originario: quello di “proclamare il Vangelo della vita nella variabili situazioni storiche e culturali, avvalendosi di una pedagogia fedele alla verità evangelica e attenta ai segni dei tempi”, come si legge nel motu proprio “Vitae Mysterium”.

È certo che c’è molta dell’idea di Jerome Lejeune nel costituire l’Accademia, i cui compiti inizialmente erano assorbiti nella Pontificia Accademia delle Scienze, che si chiamava Accademia delle Scienze Sociali e della Vita. Lejeune ne era un membro, ma era anche un assiduo frequentatore del Palazzo Apostolico: Giovanni Paolo II aveva pranzato con lui il 13 maggio 1981, qualche ora prima di scendere in piazza e rimanere vittima del famoso attentato di Alì Agca. Ed è un peccato che Lejeune vede poco i frutti del suo lavoro: è presidente solo fino ad aprile, quando muore per un cancro ai polmoni che era già n fase avanzata. Nel 1997, Giovanni Paolo II va a pregare sulla sua tomba, nel 2007 si apre la causa di beatificazione, sollecitata da una petizione che arriva dall’America Latina.

Per comprendere l’idea originaria dell’Accademia si deve andare indietro nel tempo, alla conferenza stampa con cui venne presentato il motu proprio Vitae Mysterium. Fu il Cardinale Angelini, al tempo presidente del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari, a presentare gli obiettivi della nuova accademia. Insieme a lui, c’era il Cardinale John Joseph O’Connor, arcivescovo di New York. L’accademia – dissero - avrebbe avuto un consiglio di cinque membri, un consigliere ecclesiastico e settanta membri, tutti nominati dal Papa. Spiegò il Cardinale Angelini che i membri sarebbero stati scelti senza alcuna discriminazione di credo, ma che erano chiamati a fare promessa di essere “servi della vita”, promettendo di essere fedeli al Magistero della Chiesa perlomeno per quanto riguardava “la promozione e la difesa della vita dal concepimento alla sua fine naturale”.

L’Accademia era nata alla fine di un percorso. Nel 1985 era stata istituita la Commissione per i Servizi Sanitari, poi divenuta un Pontificio Consiglio con la Pastor Bonus. Da lì, si era pensato a costituire una Accademia sui temi della vita, che fu poi realizzata 25 anni fa. Il Cardinale Angelini lo delineò come “un percorso coerente nella promozione di questa cultura di vita, che è un tema fondamentale nella missione della Chiesa del nostro tempo”:

Nella sua lettera per i 25 anni dell’Accademia, Papa Francesco la ha incoraggiata a percorrere “nuove frontiere”.

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