"Prossimità" il dono del Giubileo della Misericordia

Un confessionale
Foto: Acistampa
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Prossimità è questa la parola chiave che segna l’eredità dell’Anno Santo della Misericordia  Secondo il Penitenziere Maggiore, il cardinale Mauro Piacenza.

Aprendo i lavori del 28° Corso sul Foro interno per la preparazione dei Sacerdoti al ministero della Confessione il responsabile del  primo tra i tribunali della Santa Sede responsabile del foro interno, ha ha detto che “non c’è analisi, né ci sono parametri, che possano “misurare” l’altezza, la larghezza e la profondità dei doni soprannaturali di grazia, che lo Spirito Santo ha elargito alla Chiesa in questo anno”.

Prossimità di Dio e degli uomini tramite il perdono, del resto, spiega Piacenza della misericordia e dell’abbraccio di Dio tutti hanno bisogno e “chi fa esperienza del perdono è chiamato a riscoprire la propria creaturalità, poiché solo Colui che ha creato può perdonare e Colui che perdona è Colui che ha creato”.

E quella della prossimità di Dio, spiega,  è “un’esperienza squisitamente cristiana. Che cos’è, infatti, l’Avvenimento cristiano se non l’Incontro con il fatto storico dell’Incarnazione, l’incontro con la massima prossimità di Dio all’uomo, che si realizza definitivamente in Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo”.

Tre le indicazioni pastorali che nascono da questo Anno Santo, a cominciare dalla riscoperta della centralità dell’umano come luogo dell’incontro con l’altro.

“In un contesto spesso alienato- ha detto il cardinale si circa 600 partecipanti al corso-  dove le persone sono ostaggio delle emozioni suscitate dai mezzi di comunicazione, nel quale la vita rischia di essere prigioniera del “non senso” e del funzionalismo efficientista e narcisistico, rimettere al centro l’uomo, con le sue reali esigenze, costituisce un grande servizio sia all’uomo, sia al suo cammino verso Dio”.

Attenzione però all’ “antropocentrismo individualista profondamente falso che mette al centro dell’essere e dell’operare i propri bisogni materiali”. Occorre invece aprirsi al “sano antropocentrismo, nel quale l’uomo, nell’istante stesso in cui dice “io”, si riconosce di fronte alla realtà, dipendente da essa, in relazione con un Mistero che fa tutte le cose”.

Da questo nasce quella attenzione ai poveri, così chiaramente indicata dalle parole e dai gesti di Papa Francesco, che ha indetto, nella sua Lettera Apostolica “Misericordia et misera” la Giornata Mondiale dei Poveri nella XXXIII Domenica del Tempo Ordinario, una eredità del Giubileo da leggere nell’orizzonte di questa centralità dell’umano.

Occorre anche una conversione missionaria della pastorale, che non si preoccupa solo dell’annuncio, ma “nella quale gli attori dell’agire pastorale non sono semplicemente gli “addetti ai lavori”, ma ciascun membro della Comunità, semplicemente in forza del Battesimo ricevuto, è capace di annuncio, è capace di apostolato, è capace di ripetere quel “Vieni e vedi” dal quale tutta la vicenda cristiana ha avuto inizio”.

Purtroppo spesso “le nostre strutture, talvolta elefantiache e farraginose, rischiano di soffocare questa libertà dello Spirito e questa ardente missionarietà dei battezzati” ha spiegato il Penitenziere Maggiore, “e del resto l’autentica esperienza della Misericordia è qualcosa di più complesso, di più articolato, di esistenzialmente radicale e dunque bisognoso di ben più attenta maturazione, dei semplici slogans proclamati e ripetuti”.

C’è poi una urgenza che è la formazione “per evitare che la misericordia senza ragione” si riduca “ad un’esperienza sentimentale, non comunicabile, perché non realmente giudicata ed assimilata”. La vera misericordia “è il curvarsi di Dio sulla nostra debolezza, fino a mandarci il Suo Figlio morto per i nostri peccati e risorto per donare a noi la vita eterna”.

Una misericordia che da parte dei credenti esige fedeltà che “non è soltanto la coerenza, ma è molto di più e dipende dalla verità e dalla verità dell’uomo” ed un “dono da implorare costantemente, è inclusiva, una fedeltà che, proprio perché graniticamente legata alla Divina Rivelazione, è capace di dilatare lo sguardo fino ai confini del mondo, anzi, anche oltre il limite mondano, nell’unica comunione della Chiesa e dei suoi Santi”. Pe cui una necessaria prospettiva pastorale è  “una rinnovata unità, di una rinnovata relazione tra fede ed opere, che altro non significa che una rinnovata fedeltà, sempre da implorare come dono”.

I 3 giorni di lezioni si svolgono nel Palazzo della Cancelleria dove ha la sede la Penitenzieria Apostolica , venerdì prossimo è prevista l’Udienza con il Santo Padre nel pomeriggio nella Basilica di S. Pietro il Papa presiederà una celebrazione penitenziale per la quale, saranno a disposizione 80 Confessori.

Tra le relazioni significativa quella sulla Penitenzieria Apostolica: un Dicastero al servizio dei confessori e dei penitenti di monsignor Krzysztof Nykiel Reggente della Penitenzieria Apostolica; Le “Censure”: identità e prospettive per una corretta pastorale. “Irregolarità e impedimenti” all’attenzione del confessore e del penitente di monsignor Juan Ignacio Arrieta Ochoa de Chinchetru Prelato Canonista della Penitenzieria Apostolica; La teoria del gender. Sfide all’antropologia e all’etica cristiana di Padre Maurizio Faggioni, O.F.M. Prelato Consigliere della Penitenzieria Apostolica.

 

 

 

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