Quale è l’importanza della Santa Sede alle Nazioni Unite?

L'arcivescovo Bernardito Auza, Osservatore Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite a New York
Foto: Holy See Mission
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Perché le Nazioni Unite sono importanti per la Santa Sede? Perché c’è una missione e un Osservatore permanente negli organismi internazionali? Spesso, quando si parla di diplomazia pontificia, si cerca proprio di comprendere il motivo della presenza della Santa Sede nei grandi organismi multilaterali. E forse il modo più semplice di rispondere è quello dell’arcivescovo Bernardito Auza, Osservatore Permanente della Santa Sede presso l’ONU di New York: “Crediamo che tutte le nazioni debbano stare insieme per il bene di tutta la comunità internazionale”.

Perché la Santa Sede ritiene importante la presenza presso le Nazioni Unite?

Potrei rispondere basandomi sui discorsi dei Papi – da Paolo VI in poi – che hanno visitato l’istituzione. Se non ci fosse una istituzione multilaterale come le Nazioni Unite, questa si dovrebbe probabilmente inventare, perché avere una istituzione come quella è parte di un bisogno.

Quale è questo bisogno?

Il bisogno che tutti i Paesi stiano insieme per cooperare al bene comune e allo sviluppo integrale della persona.

Spesso, però, le Nazioni Unite vengono utilizzate per promuovere agende secolari, lontane dall’idea di sviluppo umano integrale…

Se si guarda alla Carta delle Nazioni Unite, si può notare come ci sia una consonanza di obiettivi tra la Dottrina Sociale della Chiesa e l’istituzione. Gli obiettivi della Carta sono infatti la sicurezza, la pace, i diritti umani, la dignità dell’essere umano, la promozione e lo sviluppo della persona umana. Sono pilastri riconosciuti da molti, e, quando ci si trova a ratificare una convenzione internazionale o un trattato internazionale, si devono rispettare i patti. Da questo punto di vista, c’è una convergenza tra l’interesse delle Nazioni Unite e la Chiesa Cattolica.

Una visione positiva delle Nazioni Unite, alla fine.

Crediamo che tutte le nazioni debbano stare insieme per il bene di tutta la comunità internazionale, e lo vediamo nelle Nazioni Unite. Questo non significa che le Nazioni Unite siano un santo. L’istituzione ha dei limiti, già prima che la carta delle Nazioni Unite fosse approvata nel 1945 la Santa Sede aveva delle riserve su alcuni aspetti. In particolare, la Santa Sede aveva espresso delle riserve sul potere del Consiglio di Sicurezza. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, tuttavia, l’istituzione delle Nazioni Unite era importante.

Da dove viene questo apprezzamento per il lavoro delle Nazioni Unite?

È un apprezzamento che è stato costantemente reiterato nei discorsi delle cinque visite dei Papi alle Nazioni Unite. Ma dobbiamo essere chiari: i Papi hanno sempre sottolineato che le Nazioni Unite devono crescere e migliorare, specialmente nella capacità di ascolto degli Stati meno potenti, in via di sviluppo e poveri.

C’è un progetto per riformare le Nazioni Unite?

Si dice che la Chiesa è semper reformanda, e lo stesso avviene con le Nazioni Unite, così come con tutte le istituzioni che implicano qualche aspetto umano. Ogni anno, si fa un incontro riguardo una redistribuzione dei membri del Consiglio di sicurezza più equo e proporzionale, ad esempio.

La riforma riguarda soprattutto il Consiglio di Sicurezza?

Sì, perché è l’unica entità delle Nazioni Unite che può proporre risoluzioni vincolanti.

E quale la posizione della Santa Sede?

Ci siamo espressi più volte: supportiamo l’idea che il Consiglio di Sicurezza abbia maggiori responsabilità, e che rispecchi l’attuale bilanciamento di poteri nel mondo. Abbiamo parlato un numero di volte sul tema, supportiamo l’idea che il Consiglio di Sicurezza abbia maggiori responsabilità, che ci sia tempi e più bilanciamento in termini della sua rappresentazione riguardo il corrente bilanciamento di poteri nel mondo.

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