Quando gli hacker sono al servizio dello sviluppo umano integrale

Il manifesto della manifestazione
Foto: VHacks
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“Che ci fanno oltre cento hacker in Vaticano?”

Ecco il VHacks di Francesco, un raduno di circa 120 giovani appassionati di tecnologia e informatica, al quale prenderanno parte, a vario titolo, esperti di diversi settori dalle neuroscienze alla robotica, dall’informatica alle scienze computazionali, dall’intelligenza artificiale all’etica. Originale la partnership con MIT e Harvard.

I lavori sono iniziati ieri e si protraggono fino a domenica 11 marzo.

VHacks è promosso dalla società Optic in collaborazione con la Segreteria per la comunicazione, con il Pontificio consiglio della cultura e con la sezione Migranti e rifugiati del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale. A prendere parte all’evento, che conta tra i suoi partner Google, Microsoft e Tim per citarne alcuni, saranno circa 120 partecipanti, di tutte le estrazioni culturali e religiose, provenienti da 57 università in cinque continenti, scelti in base ai loro risultati accademici e al loro modo di pensare innovativo.

Il termine hackathon nasce dalla sintesi tra hack, marathon ,giovani appassionati di tecnologia e informatica di tutte le fedi ed etnie, collaboreranno confrontando e usando le loro competenze tecnologiche per identificare soluzioni in ambiti come l’inclusione sociale, il dialogo tra le religioni e le crisi mondiali di migranti e rifugiati.

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