Quando le preghiere contro la pandemia vengono dal XIV secolo

Riscoperta in Siria una preghiera usata dalla Santa Elisabetta del Portogallo e dalle suore di Coimbra per placare la peste che colpì la città di Coimbra nel 1317

Una icona mariana araba
Foto: Aiuto alla Chiesa che Soffre Portogallo
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Una antica preghiera mariana per salvare dalla pestilenza è stato riscoperto a Qara, in Siria, ed è stato recitata dalle Monache dell’Unità di Antiochia, una congregazione religiosa che si trova in Medio Oriente. Lo ha riferito la sezione portoghese di Aiuto alla Chiesa che soffre.

A raccontare la storia del testo è stata suor Myri, ovvero Maria Lucia Ferreira, molto conosciuta per la sua missione in Siria. La preghiera alla Vergine Maria per salvare dalla peste è stata scoperta incisa su una delle icone portate nel monastero da un viaggiatore che voleva un parere da Madre Agnes de La Croix, la superiora del monastero di Sao Tiago Mutilado.

Questa icona – ha spiegato la superiora, presentava un incredibile legame con la Santa Regina Elisabetta, Isabella di Aragona (1271 – 1336). Questa, dopo la morte del marito, in una epoca tumultuosa per via delle guerre di successione, andò in pellegrinaggio a Compostela, donò la sua corona, e poi si rinchiuse nel monastero delle Clarisse a Coimbra, fatto costruire da lei stessa, da dove uscì una sola volta solo per cercare inutilmente di pacificare i dissidi tra suo figlio Alfonso IV e il suo genero Alfonso XI di Castiglia. Fu canonizzata da Urbano VIII nel 1625.

Il testo, secondo la tradizione, era arrivato alle Clarisse di Coimbra in Portogallo mentre la città era devastata dalla peste. In un momento estremo, mentre addirittura si pensava di sospendere la clausura e concedere alle suore di riparare altrove, bussa alla porta del monastero un mendicante lacero, che somiglia tantissimo al San Bartolomeo raffigurato nel monastero. Questi aveva dato loro un cartoncino scritto a mano, dicendo: “Recitate questa preghiera, la Vergine di proteggerà”. La preghiera cominciava con le parole Stella Coeli extirpavit. Ed è questa preghiera che le suore a Qara hanno recitato per chiedere la fine della pandemia.

Si legge nella preghiera: “O pia stella marina, salvaci dall’epidemia. Ascoltaci Madonna, perché tuo figlio che ti onora non può rifiutarti nulla. Salvaci Gesù, perché la Vergine Madre di prega”.

Preghiera importante in una situazione sempre più difficile in Siria. Lo scorso 15 marzo, sempre Suor Maria Lucia Ferreira aveva fatto sapere, attraverso Aiuto alla Chiesa che Soffre, aveva fatto sapere che “i pane inizia a finire. Ci sono molte persone che sopravvivono perché il governo ha fissato il prezzo troppo basso in modo che tutti possano almeno mangiare il pane. Il prezzo rimane basso, relativamente basso, ma la cosa peggiore è che non ce ne è per tutti”.

Questa preghiera del XIV secolo era stata scoperta proprio lo scorso anno, ed è incredibile come si sia ritrovata in una icona presentata in un monastero in Siria. Se la tradizione francescana parla di un manoscritto arrivato in maniera miracolosa, c’è però anche una tradizione manoscritta dell’antifona, con vari studi e diverse interpolazioni avvenute con il tempo.

Senza contare gli studi teologici sul tema. Maria appare anzitutto come la “stella del cielo”. Nel medioevo si pensava che l’ebraico Miryam rimandasse anche alla parola stella, e precisamente a “stella del mare”, ed è questo che si trova nel testo.

Era una tradizione attribuita a San Girolamo, anche se poi non era proprio così. Ma fu il motivo per cui Maria fu associata alle stelle, con l’idea che Maria è la stella favorevole capace di fermare le stelle fatali che causano la peste.

Ecco allora spiegato perché la preghiera ci mostra anche come si credesse che la peste si diffondesse e fosse causata da particolari congiunzioni astronomiche.

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