Quell’Ucraina che vive un conflitto dimenticato, in attesa del Papa

Un ritratto dell'arcivescovo maggiore Sviatoslav Shevchuk
Foto: CNA Archive
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Papa Francesco è atteso in Ucraina: l’invito c’è, è stato ribadito nella scorsa settimana, ma sarà molto difficile che il viaggio possa concretizzarsi quest’anno. Perché il conflitto dimenticato in Ucraina tocca anche le relazioni con il mondo russo, che sono considerate buone, e perché ancora c’è molto da fare sul tema del dialogo.

È stato l’arcivescovo maggiore Sviatoslav Shevchuk, capo della Chiesa Greco Cattolica Ucraina, ad invitare ancora una volta il Papa a “visitare i suoi figli di Ucraina”, nella udienza che il Papa ha concesso a Patriarchi e Arcivescovi Maggiori lo scorso 9 ottobre, quasi una introduzione alla plenaria della Congregazione per le Chiese Orientali. E il Papa ha risposto sottolineando come le Chiese orientali siano “Chiese martiri”.

L’11 ottobre, parlando nella conferenza stampa di presentazione del Premio di Riconciliazione del Capitolo di Unione Polacco-Ucraina, l’arcivescovo maggiore Shevchuk ha ribadito che l'invito c'è. “Noi – ha detto – aspettiamo il Papa, ma non abbiamo mai ricevuto conferma o annuncio della sua visita”.

In quell'occasione, l’arcivescovo maggiore Shevchuk ha ricordato la costante sollecitudine della Santa Sede nei confronti dell’Ucraina, prima con la visita del Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, che nel 2016 fu nel Paese e lanciò il programma “Il Papa per l’Ucraina”, e poi con la visita del Cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione delle Chiese Orientali, che è stato fino alle zone del conflitto.

Il capo della Chiesa Greco Cattolica - una Chiesa sui iuris di rito orientale con base in Ucraina, ma presente anche in diaspora, che da sempre mantiene unità con Roma - ha sottolineato che la Santa Sede “a livello internazionale, è quasi l’unica voce che difende il popolo ucraino, mentre nei mezzi di comunicazione non si parla quasi più di questa guerra. Il Cardinale Parolin ha definito lo scorso anno la guerra in Ucraina come una guerra dimenticata”.

Ha poi aggiunto che “non si è trovata una via d’uscita dalla crisi ucraina, ma la Sede Apostolica continua ad affermare che la guerra in Ucraina è un conflitto internazionale e continua ad affermare che si deve rispettare il diritto internazionale. Il Cardinale Parolin è stato a Mosca e, in una dichiarazione dopo l’incontro con il ministro degli Affari Esteri, ha riaffermato questi principi”.

Insomma – ha concluso l’arcivescovo maggiore Shevchuk – “la Santa Sede fa tutto per essere portavoce della crisi in Ucraina, denuncia tutte le manipolazioni sul problema, ma anche auspica che si possa trovare una soluzione diplomatica, perché sappiamo che non c’è soluzione militare militare di questo doloroso problema”.

Il 10 ottobre, l’arcivescovo maggiore Shevchuk aveva presentato l’esperienza della Chiesa Greco Cattolica Ucraina, in una relazione sulla missione ecumenica delle Chiese cattoliche orientali.

Riguardo l’unità ecumenica – ha detto – “i cristiani sono divisi in due categorie: la prima include quelli che desiderano tale unità, e la seconda quelli che non lа vogliono”.

E ha aggiunto che “per esperienza quotidiana, sappiamo che quando vogliamo veramente qualcosa, facciamo del nostro meglio e mettiamo in atto tutto il necessario per realizzare il nostro desiderio. Dove c’è un desiderio, troviamo i mezzi e le modalità per realizzarlo. Ma, nello stesso modo, se una persona non ha la volontà, troverà molte ragioni - storiche, pastorali, canoniche, ecc., - per evitare questa unità.”.

Per il capo della Chiesa Greco Cattolica Ucraina “il vero ecumenismo richiede l’umiltà, ma anche il coraggio, di perdonare e chiedere perdono”, mentre “gli argomenti storici dovrebbero essere usati esclusivamente per evitare, in futuro, i peccati del passato”.

Nella relazione, è stato presentato anche il lavoro ecumenico della Chiesa Greco Cattolica Ucraina, e sono stati delineati passi concreti per il futuro.

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