Ricordi dal lebbrosario: l'apostolato sociale del beato Pietro Donders

Redentorista, si è preso cura della piaga della lebbra

Il Beato Pietro Donders
Foto: CSSR
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Il 23 maggio 1982 San Giovanni Paolo II proclamava beato padre Pietro Donders. Religioso e figlio di Sant'Alfonso Maria de Liguori, ha incarnato l'immagine del vero redentorista, descritto dal santo napoletano, occupato nell'apostolato sociale.

La sua storia si snoda fra difficoltà e incomprensioni, ma l'amore alla dimensione missionaria del cristiano, lo conduce ad imbarcarsi per la Guyana francese e lì iniziare la propria opera. In quel luogo, dal 1841 fino al 1887 anno della morte spese la sua vita in un lebbrosario.

A Batavia, sede del nosocomio, la vita era dura. Si viveva alla meglio fra l'odore acre delle poche cure possibili e la vita dei degenti colpiti dalla lebbra.

L'abbandono e la tristezza devono essere stati forti. Fra quelle poverissime abitazioni in cui tutto, se non il piccolo sacerdote, parlava di angoscia e disperazione, la sua presenza fu quella luce in grado di riportare la serenità ed alle volte la guarigione.

Prima come sacerdote diocesano, ordinato dal 1841 e poi come religioso redentorista non lasciò il suo posto di servizio, ma lo consolidò con la vocazione nella schiera alfonsiana.

Seppur la sua esistenza si spendeva in un servizio duro e pratico il suo amore per Dio fu davvero sublime, arrivando a vette di difficile ripresa.

Tra i desideri di perfezione, ritrovati fra le sue povere cose, scrisse:” desidero ardentemente avere tutte le virtù, specialmente l'umiltà più profonda, la mansuetudine, la sottomissione alla Santa volontà di Dio, il patire per amore di Gesù Cristo che ha tanto patito per me. Ma cosa sono mai le virtù se non sono provate? Perciò ti prego,o Padre, aiutami:dammi delle prove” (Nicola Ferrante, l'apostolo dei lebbrosi, 1982).

Queste parole mettono in luce, in un'ascetica di un tempo passato, il senso del voler dividere le proprie sofferenze con il Cristo e cosa più evidente la volontà di cooperare con il Redentore alla salvezza dell'umanità.

In quel suo apostolato, unico nella famiglia redentorista, spese tutto se stesso:energie, preghiere e vita.

Il tempo volo fra le sue dite, rapidamente, nel medicare, fasciare ed accudire i malati. Tutti i giorni lo stesso servizio, con tutto ciò che comportava.

Era sempre sereno, tranquillo e gioioso tanto che, alla sua morte, al gente del luogo diceva che era morto un autentico santo.

Solo un amore più grande lo portò a sacrificare il suo oggi per gli altri e questo il beato Donders lo leggeva negli occhi del Crocifisso, nel quale annegava il suo animo.

Di lui si ricorda il da fare per i malati ed il suo apostolato fatto di piccole processioni nel lebbrosario e dei tanti che chiedevano di riconciliarsi con Dio.

Era sempre presente tanto da essere considerato più che un sacerdote o un medico, un padre.

Anziano ed ad ottant'anni si spense in quel luogo, nel quale era entrato il sorriso di Dio tramite l'opera di questo figlio del grande cantore della Madonna Sant'Alfonso Maria de Liguori. Che avrà giubilato per avere come figlio, un vero apostolo della carità.

 

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