Riforma della Curia, perché la direzione del personale va alla Segreteria per l’Economia?

Una decisione che rischiava di passare inosservata, e che invece va letta alla luce della riforma economica della Santa Sede. Ma anche della lotta tra i due organismi in questa stagione di riforme

Una veduta aerea dello Stato di Città del Vaticano
Foto: Vaticanstate.va
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Rischiava di passare inosservata, la decisione di passare la gestione del personale della Santa Sede dalla Segreteria di Stato alla Segreteria per l’Economia. E invece, una lettera di padre Juan Antonio Guerero Alves, di cui ha riferito Vatican News, ha messo in evidenza la questione. E non è un dato di poco conto, se si pensa che questa direzione del personale era stata oggetto di un vero e proprio giallo nel marzo 2020.

Andiamo con ordine. La gestione del personale è sempre stata in mano alla Segreteria di Stato, che era, da Paolo VI in poi, organismo di coordinamento della Curia Romana. Questo non era stato messo in discussione nemmeno con l’istituzione della Segreteria per l’Economia.

Poi, però, si è deciso filosoficamente di dare ad entrambe le Segreteria l’appellativo di “segreteria papale”. E il Papa, a seguito della gestione dell’investimento della Segreteria di Stato sul Palazzo di Londra, ha deciso di togliere alla Segreteria di Stato l’autonomia economica (andata all’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica), ma anche parte dei ruoli di coordinamento, andati alla Segreteria per l’Economia, che, affidata a padre Guerrero Alves, è diventata un organismo di fiducia del Papa. In questo modo, Papa Francesco voleva evitare che si creassero centri di potere troppo elefantiaci, e con competenze tali da poterne fare degli ostacoli in alcuni casi.

Dal 5 giugno, con l’entrata in vigore della Praedicate Evangelium, la Segretetria per l’Economia si dota così della Direzione per le risorse umane. Padre Guerrero, nella lettera, chiede ai dicasteri consigli e suggerimenti su come migliorare la qualità e l’occupazione di tutti.

Guerrero parla di “pianificazione e selezione del personale”, di “valorizzare la professionalità e favorire la mobilità”, ma anche di “acquisire competenze dall’esterno, assumendo collaboratori consapevoli di che cosa significhi lavorare per la Santa Sede”.

La novità sta nella volontà di lavorare per “lo sviluppo del capitale umano”, pensando a percorsi di crescita e di carriera, e persino ad un sistema di valutazione nel lavoro di ciascuno, snellendo le procedure sulle verifiche circa la corretta applicazione delle norme e dei regolamenti.

Dal punto di vista manageriale, il Vaticano potrebbe anche cambiare sistema retributivo, affiancando dei bonus in base ai meriti alla retribuzione fissa.

Infine, si pensa a migliorare la comunicazione interna, con momenti di incontro e attività extra-lavorative di servizio e spiritualità comuni.

In pratica, si pensa ad una maggiore professionalizzazione e valutazione, anche se poi sarà da vedere come, in una economia sofferente come quella vaticana, si potranno applicare i bonus.

È l’avvio di una gestione più professionale? Forse. Di fatto, però, si innesta in una discussione ampia. Perché il 7 marzo 2020, fu annunciata la “Direzione Generale del Personale” presso la Sezione per gli Affari Generali della Segreteria di Stato,” una “cabina di regia” che avrebbe dovuto avere vigilanza e controllo sui dicasteri di Curia, sull’Istituto per le Opere di Religione, ma anche su Fabbriche, Capitoli, Amministrazioni, Organismi, Fondazioni, Domus e altri enti dipendenti dalla Santa Sede.

Una istituzione che nasceva su proposta del Consiglio dei Cardinali, e che però solo l’8 marzo, il giorno dopo, veniva smentita nello stesso bollettino vaticano che l’aveva annunciata: è una ipotesi allo studio del Papa, si scriveva in quell’occasione. Una auto-smentita, insomma.

Che cosa era successo? Si era già avviata la riflessione sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato perché era già attiva l’indagine sull’investimento sul palazzo di Londra, oggi oggetto di processo. Probabile che al Papa sia stato ventilato che la Segreteria di Stato voleva mantenere un controllo facendo pressioni sul pontefice perché si decidesse presto. Probabile che il Papa, semplicemente, non se la sia sentita di andare avanti sulla questione, volendo spezzare centri di potere.

Fatto sta che era un momento di forte fragilità, per la Segreteria di Stato, e la Segreteria per l’Economia ha ripreso l’influenza che aveva perso. Perché non va dimenticato che, inizialmente, la Segreteria per l’Economia era stata bloccata nei suoi poteri proprio dall’autonomia della Segreteria di Stato, anche in ambito finanziario.

Eppure, la questione del personale della Santa Sede è stata al centro di confronti fin dal Conclave 2013, era stata discussa nei Consiglio dei Cardinali, era stata valutata necessaria da un Consiglio per l’Economia del 2018 che, combattendo con i conti, mise in luce come i costi operativi maggiori riguardavano il personale.

Ma non era un tema nuovo, se si pensa che già nel febbraio 2014 Papa Francesco, con una circolare a firma del Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, stabiliva provvedimenti per il contenimento della spesa che includevano blocco delle assunzioni, congelamento di promozioni e passaggi di livello.

Non che in Vaticano non ci siano state assunzioni e promozioni, in questi anni. Semplicemente, non sono state così automatiche, mentre comunque ci sono state costose consulenze esterne. E ora, almeno sulla carta, si riprende a parlare di promozioni e di bonus.

Di certo, il passaggio di competenze ha un qualcosa di epocale. La riforma di Paolo VI e la sua impostazione sono colpite da una nuova filosofia. Da vedere come questa filosofia avrà un impatto in Vaticano.

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