Finanze vaticane, stabilito come la Segreteria di Stato perderà il controllo dei fondi

Un motu proprio di Papa Francesco stabilisce in che modo la Segreteria di Stato vaticana trasferirà definitivamente le competenze dei suoi fondi all’Amministrazione del Patrimonio per la Sede Apostolica

Veduta di piazza San Pietro
Foto: Wikimedia Commons
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La Segreteria di Stato perde un pezzo, mentre la Segreteria per l’Economia diventa anche “Segreteria papale per le materie economiche finanziarie”. A partire dall’1 gennaio 2021, la Segreteria di Stato vaticana trasferirà tutti i fondi e proprietà immobiliari all’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica; quando questo non sarà possibile, farà una speciale delega alla stessa amministrazione; l’APSA, a sua volta, dovrà costituire un accantonamento di bilancio denominato “Fondi Papali”, in cui confluiranno l’Obolo di San Pietro, il Fondo Discrezionale del Santo Padre e i Fondi Intitolati. Tutte le donazioni, poi, saranno incluse in un Budget Generale della Santa Sede.

Con un motu proprio chiamato "Una migliore organizzazione", Papa Francesco mette in pratica la decisione di togliere alla Segreteria di Stato tutte le competenze economiche. Si va verso un fondo sovrano centrale, mostra la costituzione di un Budget Generale della Santa Sede dove arriveranno tutte le donazioni alla Santa Sede, comprese quelle del Governatorato e dell’Istituto delle Opere di Religione. Allo stesso tempo, la Segreteria di Stato appare quasi commissariata e spacchettata, perché ogni transazione passa sotto il controllo della Segreteria per l’Economia, che diventa “Segreteria Papale per le matterie economiche finanziarie”. Resta una qualche autonomia per la Segreteria di Stato, che mantiene un fondo per le emergenze. Ma anche questo dovrà essere rendicontato.

Il motu proprio è la conseguenza della riunione del 4 novembre scorso, in cui era stato deciso il trasferimento di fondi, e dello studio della Commissione di Passaggio e Controllo, stabilita per definire i dettagli tecnici di questo trasferimento e composta dall’arcivescovo Edgar Pena Parra, sostituto della Segreteria di Stato, dal vescovo Nunzio Galantino, presidente dell’APSA, e da padre Antonio Guerrero Alves, prefetto della Segreteria per l’Economia.

Papa Francesco stabilisce dunque che “a decorrere dal 1º gennaio 2021 la titolarità dei fondi e dei conti bancari, degli investimenti mobiliari e immobiliari, ivi incluse le partecipazioni in società e fondi di investimento, finora intestati alla Segreteria di Stato, è trasferita all’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica che curerà la loro gestione e amministrazione”. Il tutto sarà sotto un controllo ad hoc della Segreteria per l’Economia.

Non solo. La Segreteria di Stato è chiamata a trasferire all’APSA “quanto prima, non oltre il 4 Febbraio 2021, tutte le sue disponibilità liquide giacenti in conti correnti ad essa intestati presso l’Istituto per le Opere di Religione o in conti bancari esteri”, e – se questo non sia possibile o conveniente per alcuni conti – di dare all’APSA “una procura generale ad agire a nome e per conto della Segreteria di Stato, attribuendogli in via esclusiva ogni potere di ordinaria e straordinaria amministrazione per la gestione dei conti correnti bancari; la gestione dei titoli e dei valori mobiliari intestati alla Segreteria di Stato; l’esercizio dei diritti derivanti dalle partecipazioni della Segreteria di Stato in società e fondi di investimento; la gestione degli immobili intestati direttamente o indirettamente alla Segreteria di Stato”.

Capitolo donazioni: il motu proprio stabilisce che “a decorrere dall’esercizio 2021, le contribuzioni a qualunque titolo dovute o liberamente devolute alla Santa Sede da parte di Enti ecclesiali di qualunque tipo, ivi incluse quelle del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano e dell’Istituto per le Opere di Religione”, ma anche quelle provenienti dalle diocesi, “saranno versate su un conto denominato Budget Generale della Santa Sede, gestito dall’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica secondo la normativa vigente, in base al bilancio preventivo approvato”. Sono trasferimenti che devono essere autorizzati dal Prefetto della Segreteria per l’Economia.

La Segreteria di Stato ha ora una ridotta autonomia finanziaria, dato che il motu proprio stabilisce che “al pagamento delle spese ordinarie e straordinarie della Segreteria di Stato provvede l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica secondo il bilancio preventivo della medesima Segreteria approvato in base alla normativa vigente e fermo quanto previsto dall’art. 11 dello Statuto della Segreteria per l’Economia”. L’articolo 11 sottolinea che ogni atto di “alienazione, acquisto o di straordinaria amministrazione” dei dicasteri di Curia deve essere approvato dal prefetto.

Tuttavia, resta accantonata nel bilancio preventivo della Segreteria di Stato una voce di spesa per “attività o emergenze impreviste”, che saranno oggetto di regolare rendicontazione, mentre le materie riservate sono oggetto dell’attenzione della Commissione per le Materie Riservate, stabilita da Papa Francesco il 5 ottobre a seguito della promulgazione del Codice sugli Appalti lo scorso 1 giugno e incaricata di occuparsi di varie questioni finanziarie.

Papa Francesco decide anche che l’APSA avrà un accantonamento di bilancio denominato Fondi Papali, con contabilità separata e sottoconti dedicati all’Obolo di San Pietro, al Fondo Discrezionale del Santo Padre e a “ciascuno dei fondi denominati «Fondi Intitolati», che abbiano un particolare vincolo di destinazione per volontà dei donanti o per disposizione normativa”.

Sono fondi che mantengono le loro finalità, e la Segreteria di Stato continua a contribuire alla loro raccolta, venendo informata periodicamente dall’APSA. Resta l’eccezione per il Fondo Discrezionale del Papa, le cui spese vanno effettuate solo su esplicita decisione del Papa. Anche qui, ogni eccezione di spesa viene comunque sottoposta all’autorizzazione del Prefetto della Segreteria per l’Economia, così come “le disposizioni di pagamento non preventivate e di investimento a valere sui Fondi Papali date dal Presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica”.

La Segreteria per l’Economia diventa così un organismo di controllo su ogni operazione finanziaria, che prende anche “controllo, vigilanza e indirizzo” anche degli enti che finora erano sotto il controllo finanziario della Segreteria di Stato, ed è chiamata anche a visionare “bilanci, preventivi e consuntivi” di tutti gli enti della Curia Romana o ad essi collegati, e li sottopone poi all’approvazione del Consiglio per l’Economia.

Resta qualche scampolo di autonomia per la Segreteria di Stato: riceve ancora i verbali dei Consigli di Amministrazione degli enti “ove previsto dagli Statuti o dalla prassi vigente”, e il suo ufficio amministrativo resta attivo, ma solo per preparare il bilancio preventivo ed altre funzioni amministrative (si pensava anche ad una chiusura), mentre il suo archivio è trasferito all’APSA.

Ma è la Segreteria per l’Economia che nomina presidente dei collegi dei sindaci e dei revisori degli enti collegati, o i componenti degli organi statutari; è sempre la SpE che riceve e visione le relazioni dovute dagli organi statutari, che hanno “dovere” di riferire alla Segreteria in caso “di gravi irregolarità nella gestione o nell’organizzazione, di eventuali violazioni della legge o dello Statuto e di un eventuale pericolo di dissesto economico dell’Ente”.

Le competenze di Consiglio per Economia, Revisore Generale e Autorità di Sorveglianze e Informazione Finanziaria restano comunque le stesse.

In un comunicato, la Sala Stampa della Santa Sede specifica che la decisione è arrivata “prima del 1 gennaio per l’implementazione nel budget del 2021”, e che la nuova legge “viene a ridurre il numero di responsabili economici nella Santa Sede e a concentrare l’amministrazione, la gestione e le decisioni economiche e finanziarie nei Dicasteri rispondenti allo scopo”.

Si attendono ora i bilanci di Obolo e Governatorato, non pubblicati da anni – quest’anno è stato pubblicato solo il bilancio di Curia – e anche di comprendere se questa riforma porterà anche ad una centralizzazione di altri fondi autonomi, come quelli della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli o del Governatorato dello Stato di Città del Vaticano.

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