San Francesco e il corno del Sultano

Sarebbe un dono fatto dal Sultano al Santo durante la sua visita in Egitto

L'incontro tra San Francesco e il Sultano
Foto: pubblico dominio
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San Francesco di Assisi (1191-1226), con il proprio modo di essere, ha portato la fresca brezza del vangelo nel mondo. Nel corso della propria esistenza ha sofferto pur di seminare la parola del vangelo nella propria realtà. Con tale ansia e fedeltà all'invito ricevuto dal Cristo, il santo si recò anche in Palestina ed Egitto pur di consegnare questo messaggio di pace e di fratellanza all'umanità.

Correva l'anno 1219 (ovvero tredici dopo la propria conversione) e San Francesco di Assisi, si imbarcò ad Ancona per raggiungere la Terra santa e l'Egitto. In questi territori era in corso la quinta crociata ed il santo desiderava andare a portare una pagina del vangelo, segno  di pace. Ottenuta l'autorizzazione dal portoghese Pelagio Galvani, monaco benedettino e legato pontificio, l'Assisiate si recò davanti al sultano Al Malik El Kamil.

Privo di ogni assicurazione sulla propria vita, Francesco ed i suoi entrarono nel campo nel quale risiedeva il principe con la propria corte.

I due si incontrarono ed ebbero un lungo colloquio nel quale Francesco, con molto rispetto, parlò della vita di Cristo e del suo amore per l'uomo. Quest'ultimo, pur rimanendo nella propria fede islamica, riconosciuta la bontà d'animo del santo ed ammirandone il coraggio che aveva dimostrato nel volersi sottoporre alla prova del fuoco lo ascoltò, con molto interesse e lo lasciò libero di girare in quei luoghi posti sotto il proprio dominio.

Le diverse biografie del santo, a riguardo, riportano diverse versioni nelle quali in una il santo fu imprigionato dai Saraceni, mentre nell'altra il santo potè parlare liberamente con il Sultano.

La storia, tramandataci dal ricordo della prima comunità francescana, è stata raccontata, anche graficamente, dal pittore Giotto che, nella Cappella degli Scrovegni a Padova, rammenta l'accaduto. Nel dipinto è ben visibile il Santo che indica il fuoco al grande governatore che sembra parlargli. Francesco è in piedi e sereno di fronte agli altri che, nell'affresco, sembrano impauriti.

L'incontro viene descritto, anche da da Tommaso da Celano nella sua Vita del santo, nel quale ci tramanda che il Sultano elogiò il coraggio di San Francesco e gli fornì anche alcuni doni. Fra le molte Fonti, che hanno descritto, con plastica efficacia, l'incontro un testo ricorda come “il beato Francesco per la fede in Cristo volle entrare in un grande fuoco coi sacerdoti del Sultano di Babilonia: ma nessuno di loro volle entrare con lui, e subito tutti fuggirono dalla sua vista”.

In quel contesto, Francesco si sente fratello davanti a fratelli e va con l'idea di portare la pace, invocata dal Cristo, nei tre anni della propria predicazione. L'umiltà parla al cuore e la povertà delle vesti, racchiude la ricchezza del suo animo.

Questo incontro è importante, in quanto sottolinea l'ansia del santo di portare dovunque la Parola di Dio. In questo primo periodo storico, immediatamente successivo al grande Capitolo della Porziuncola, avvenuto nel 1217, l'Ordine sta affrontando una sua prima espansione che ebbe una eco non solo nazionale, ma internazionale. In questi anni, le comunità francescane si trovavano sparse in diverse nazioni, tra cui anche in Spagna ed il Portogallo. Da tali luoghi si spostavano per l'annuncio della parola del Cristo.

Da queste nazioni, frate Bernardo ed i suoi quattro compagni (I primi protomartiri, vivente Francesco, dell'Ordine francescano) si recarono in Marocco per predicare il vangelo. Trovarono la morte a Marrakesh a motivo della loro fede. Era il 16 gennaio 1220. I corpi di questi giovani religiosi martirizzati, riportati in Portogallo fecero colpo sull'animo di un giovane canonico Antonio che, ammirandone il coraggio, ma di più la testimonianza, lasciò tutto e seguì l'ideale francescano, divenendo il Grande santo di Padova.

Dell'incontro fra il Poverello di Assisi ed Al Malik El Kamil è interessante notare, come nella Sala capitolare della Basilica inferiore ad Assisi, è conservata una testimonianza: il corno di avorio che riportò il santo dalla missione e con il quale richiamava i fedeli alla preghiera. L'importante reliquia rappresenta un ricordo di questo viaggio.

Il corno, ben conservato, ha una lunghezza di circa 25 centimetri e rappresenta uno strumento musicale, utile per la predicazione.

Il viaggio del Serafico Padre, in Palestina ed Egitto, rappresenta il segno più tangibile e concreto, della volontà di Francesco di aprirsi agli altri anche se di un'altra fede. In ciò si vede tutto il carattere del santo, che nel corso della sua esistenza, non ha creato muri ma ha costruito ponti, considerando sempre e dovunque tutti fratelli in quanto figli del Padre.

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