San Simone de Rojas, un Trinitario innamorato di Maria

Fu anche precettore dei figli della Regina Isabella di Borbone

san Simone de Rojas
Foto: Trinitari.org
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Il 29 settembre 1624 spirava, poverissimo ma felice in Dio, San Simone Rojas. Leggere la sua vita affascina: fu un uomo di un'umiltà e di una povertà estrema, pur vivendo alla Corte della Regina di Spagna. Nulla lo fermò: ne prove ne tanto meno quel secolo, non propenso alle austerità ed alla preghiera, bensì alla vita avventurosa e leggera.

Religioso dell'Ordine della Ss.ma Trinità fu un vero seguace di San Giovanni de Matha che, con la sua Regola conquistò il cuore di quest'uomo, innamorato solo del cielo.

Nato il 28 ottobre 1552 a Valladolid, in Castiglia, ancora dodicenne entrò fra i religiosi Trinitari. Erano altri tempi,ma la tempra e la fede di questo giovane aspirante promettevano bene.

Ordinato sacerdote, dopo aver compiuto gli studi di Filosofia e Teologia, nel 1577, si diede subito da fare per liberare gli uomini dalle proprie necessità, portandoli a Maria.

Visti i buoni talenti che dimostrava, ben chiusi in una serrata umiltà, nel corso della sua vita religiosa ricopri differenti incarichi di prestigio e di rispetto: Provinciale della Provincia religiosa di Castiglia, superiore di varie comunità, professore di Teologia, nella prestigiosa Università di Toledo. Ma se già questi compiti sembrano più che sufficienti, l'incarico più delicato fu quello di precettore dei figli della Regina Isabella di Borbone. Era il 1619.

Seppur in un ambiente, che strideva con i voti professati,visse da povero e non volle mai ricevere un compenso per il lavoro svolto. Rifiutò ogni privilegio che la sua condizione gli consentiva, pur di rimanere fedele alla sua adamantina fede. Umile e disinteressato passava nei salotti del palazzo, senza far conto del luogo, ma solo delle anime da portare a Dio.

Amò teneramente i poveri ed i bisognosi che visitava, con ogni attenzione:offerte, elemosine e tanto altro contribuiva a sollevare, coloro che bussavano al suo cuore, per avere non solo un'offerta materiale, ma anche un suo semplice incoraggiamento. Si racconta che, per loro, non esitasse a dare tutto, pure i pochi oggetti personali posseduti. Povero in terra, giunse ricco in cielo per aver fatto della Carità, lo stendardo della Verità di Cristo sul mondo.

Ma se tutto ciò fa onore a chi ama Dio, la sua opera più straordinaria fu l'aver diffuso l'amore alla Madonna, con una speciale e tenace opera di apostolato che ancora oggi si ricorda. In suo onore fece coniare molte medaglie, immagini e molte corone del rosario inviate ad amici, conoscenti e bisognosi.

Innamorato della Madonna, di lei ma di più per lei, si proclamò schiavo fin tanto da costituire, il 14 aprile 1612, la Congregazione degli Schiavi del Dolcissimo Nome di Maria. I membri di tale sodalizio erano laici o religiosi, che si impegnavano a diffondere, con uno speciale vincolo, la devozione a Maria. Questa accezione, fu innovativa, per l'epoca in cui visse il santo e lasciò segni evidenti in quella posteriore.

Tale spiritualità fu evidenziata oltre che dall'amore che lo legava alla Vergine, anche dagli studi teologici, da lui compiuti che gli confermarono il ruolo centrale della Vergine nella storia della salvezza. Tale dato fu speciale per l'epoca.

Maria fu quel nome che lo rendeva sorridente e gli riscaldava il cuore. Per tale motivo venne canonizzato da sua santità San Giovanni Paolo II, durante l'anno mariano del 1988.

Religioso umile e di grande preghiera, visse con tali virtù, nel cuore tanto da volerle indicare, anche con gli scritti. Ad esempio nel trattato sull'Orazione e le sue grandezze, scrive:”Se non preghi non potrai mai conoscere te stesso; se invece vuoi sapere chi sei e conoscere le tue origini e la tua immagine, e acquistare così con solidità questa virtù, sali sul monte dell’orazione; di qui vedrai che sovrani e regni sono un nulla; da questa altura Isaia gridò: “Ogni uomo è come erba, e tutta la sua gloria è come un fiore del campo”; dalla sommità di questa torre il Re sapiente gridò al mondo: “Vanità delle vanità, tutto è vanità”. Vano è vivere, vana la bellezza, vane le vesti, vani i fiori, vani i gioielli, vani e fatui quelli che desiderano tutte queste cose” (Simone Rojas, L'orazione e le sue grandezze, Buenos Aires 1939, Parte II, cap. 14, pag. 149).

Mistico di eccezione, non fece dei suoi doni un tesoro geloso ma li mise al servizio dei fratelli che incontrava sul proprio cammino.

Si racconta che, la sua morte ebbe un seguito immenso di persone e religiosi che ne proclamarono le virtù. Quelle stesse che lo avevano condotto da un piccolo paese della Spagna alla presenza di quella Regina che non esitò a farsi umile, per accogliere la nascita del Bambino Gesù, illuminando spesso, il volto di questo santo della famiglia trinitaria.

La sua festa liturgica cade il 28 settembre.

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