Santa Sede-Nazioni Unite, un nuovo osservatore a Ginevra

Monsignor Ivan Jurkovic, nuovo Osservatore Permanente della Santa Sede presso l'ufficio ONU di Ginevra
Foto: Toscana Oggi
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L’arcivescovo Ivan Jurkovic è il nuovo Osservatore Permanente della Santa Sede presso l’ufficio ONU di Ginevra. Prende il posto dell’arcivescovo Silvano Maria Tomasi, che lascia al compiere dei 75 anni dopo aver trascorso più di dieci anni alle Nazioni Unite.

L’arcivescovo Ivan Jurkovic era dal 2011 nunzio apostolico nella Federazione Russa e in Uzbekistan. Secondo alcuni osservatori, il suo spostamento di sede era nell’aria non solo perché aveva già trascorso cinque anni in sede, ma anche per via del riavvicinamento del Papa e del Patriarcato di Mosca, che è culminato con lo storico incontro del 12 febbraio 2016.  L’ipotesi di un cambiamento di destinazione per l’arcivescovo Jurkovic era considerato “non inverosimile”, perché il Patriarcato di Mosca non amerebbe gli ecclesiastici di origine slava.

L’arcivescovo Jurkovic era stato nominato subito dopo la visita tra l’allora presidente della Federazione Russa, Dmitry Medvedev, e Benedetto XVI, che si era tenuto a febbraio 2011. Sloveno di origini, monsignor Jurkovic aveva già lavorato a Mosca tra 1992 e il 1996, nella rappresentanza della Santa Sede. Poi era stato accreditato come nunzio prima in Bielorussia, poi in Ucraina. Aveva preso l’eredità dell’arcivescovo Antonio Mennini, ora nunzio nel Regno Unito, il quale aveva portato a normalizzazione i rapporti tra Russia e Santa Sede, fino al pieno stabilimento delle relazioni diplomatiche.

Ora prende il posto dell’Arcivescovo Silvano Maria Tomasi come Osservatore Permanente all’ufficio ONU di Ginevra e alle altre istituzioni specializzate a Ginevra, e di Osservatore Permanente presso l’Organizzazione Mondiale del Commercio. Missionario scalabriniano, l’arcivescovo Tomasi fu catapultato all’attività diplomatica, come nunzio in Etiopia, Eritrea e Gibuti a partire dal 1996. È a Ginevra dal 2003.

Tra i suoi ultimi successi, la dichiarazione congiunta “Supportare i Diritti Umani dei Cristiani e di altre comunità, in particolare nel Medio Oriente”; firmata il 13 marzo 2015 dalle Nazioni Unite e da altre organizzazioni internazionali. Era la prima volta che la persecuzione dei cristiani veniva esplicitamente citata in un documento. Ma l’arcivescovo Tomasi si è distinto anche per la difesa della famiglia dall’avanzare dei nuovi diritti, la richiesta di una politica delle migrazioni più inclusiva, l’accordo di Marrakech sui diritti d’autore che abbatteva il costo dei libri per gli ipovedenti. Tra i suoi progetti, resta quello della costruzione di una università Cattolica in Etiopia, ad Addis Abeba, già avviato.

Questa l’eredità che sarà chiamato a prendere l’arcivescovo Jurkovic. Che, da nunzio in Russia, aveva vissuto tutti i passaggi che avevano portato all’incontro tra il Papa e il Patriarca di Mosca e alla firma della dichiarazione congiunta. “Una serie di condizioni favorevoli”, aveva spiegato, senza voler commentare se tra queste condizioni ci fosse la luce verde data dall’attuale presidente Vladimir Putin.

A Ginevra, sarà chiamato a “preparare ciò che poi viene cucinato a New York”, come recita un vecchio adagio diplomatico riguardo al ruolo dei nunzi nelle istituzioni legate in qualche modo alla sede centrale delle Nazioni Unite. Un posto al quale per un periodo sembrava destinato Peter Bryan Wells, fino a poco tempo fa assessore della Segreteria di Stato.

Monsignor Wells è stato invece nominato nunzio in Sudafrica e Botswana. E - è annuncio di oggi -  rappresenterà la Santa Sede anche in Lesotho e Namibia. Molti incarichi, per quello che in Vaticano era considerato il punto di riferimento di tutto il clero americano.

 

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