Segretario di Sodano, nunzio e molto altro: ecco chi è il nuovo numero 1 dei vescovi USA

La scorsa settimana, in una elezione che poteva portare molte sorprese, Timothy Broglio, ordinario militare, è stato eletto presidente dei vescovi USA

il vescovo Timothy Broglio, nuovo presidente della Conferenza Episcopale USA
Foto: Wikimedia Commons
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È stato segretario particolare del Segretario di Stato vaticano, il Cardinale Angelo Sodano, dal 1990 al 2001; ha lavorato come nunzio nella Repubblica Dominica e delegato a Porto Rico; e veniva da una posizione chiave, quella di segretario generale della Conferenza Episcopale USA. Il vescovo Timothy Broglio, ordinario militare, è stato eletto presidente dei vescovi USA in una votazione che poteva portare con sé delle sorprese, e che invece è andata linearmente. Ovvero, è andata verso i candidati considerati conservatori e in continuità con l’approccio ormai storico dei vescovi USA, di fatto mettendo da parte il ricambio generazionale operato da Papa Francesco che ha prediletto vescovi con profili differenti, meno cultural warriors sui temi della vita e meno inclini a mettersi a battagliare con il mondo democratico sul mondo della dignità umana e dell’accesso alla comunione.

Così, all’arcivescovo José Gomez di Los Angeles subentra questo vescovo di 70 anni che ha fatto una larga fetta di carriera nella Curia romana, ha una famiglia di origine italiana e di Gomez ha tutti i temi caldi, ma in più – dicono negli USA – un polso più fermo nell’affrontare le situazioni.

Broglio ha preso 73 voti al primo scrutinio, 114 al secondo scrutinio e 138 al terzo. Il secondo classificato, che è stato eletto vicepresidente, era l’arcivescovo William Lori di Baltimora, che ha avuto 37, 45 e 99 consensi. Il candidato dell’ala liberal, l’arcivescovo Paul Etienne di Seattle, ha avuto 30 e 37 voti.

E così Broglio ha avuto la meglio, nonostante parte della biografia potesse essere giocata contro di lui. In particolare, il suo ruolo come segretario del Cardinale Angelo Sodano, additato come colui che non impedì l’ascesa del Cardinale McCarrick, finito poi in disgrazia con le accuse di abusi, oggetto di un rapporto della Santa Sede e ridotto allo Stato laicale. Ma anche come colui che coprì i misfatti del fondatore dei Legionari di Cristo Marcial Maciel Degollado (accuse contro Sodano vennero anche dai Cardinali Maradiaga e Schoenborn durante il pontificato di Benedetto XVI), e che lasciò passare le voci su un altro abusatore, Fernando Karadima in Cile.

Sono dati biografici che ovviamente il mondo liberal cercherà di utilizzare contro un candidato che è apparso subito molto forte, nonostante tutto.

In genere, la Conferenza Episcopale USA elegge come presidente il vicepresidente uscente, ma questi – l’arcivescovo Allen Vigneron di Detroit – era fuori dai giochi per limite di età. Così, tutti i giochi erano aperti.

Ma nella lista dei primi dieci candidati selezionati dai vescovi, la maggioranza erano conservatori, e nelle votazioni dei quattro prescelti c’era solo un profilo forse considerato più conservatore, ed era quello dell’arcivescovo di Los Angeles Salvatore Cordileone.

Broglio, insomma, era uno dei rari casi di chi entrava in conclave Papa e ne usciva con l’abito bianco, per parafrasare un noto adagio. E di lui, nei profili biografici, si sono subito messe in risalto, oltre alle questioni storiche, anche le sue affermazioni che vedevano Broglio legare lo scandalo degli abusi alle tendenze omosessuali dei sacerdoti o prese di posizione vicine alle realtà no vax. Vatican News si è peritata di ricordare che “come ordinario militare, durante la recente pandemia di coronavirus, ha sostenuto l’esenzione dal vaccino per i membri dell’esercito per motivi di obiezione di coscienza”.  

La sua candidatura comunque ha retto, e conferma un profilo preciso scelto dai vescovi USA nel 2010, quando a sorpresa elessero come presidente l’arcivescovo Timothy Dolan di New York (allora non ancora cardinale), bocciando l’allora vicepresidente uscente, l’arcivescovo di Tucson Gerald Kicanas, che era il candidato dell’area liberal.

Non ha retto, invece, il ricambio generazionale che Papa Francesco ha promosso nell’episcopato USA, che ha visto anche imporre le berrette rosse a Blaise Cupich, Joseph Tobin, Wilton Gregory, Robin McElroy, ma non all’arcivescovo di Los Angeles Gomez o all’emerito di Philadelphia Charles Chaput, considerati troppo “guerrieri culturali”. Eppure nessuno di questi nuovi cardinali è stato nemmeno preselezionato nella lista di possibili presidenti, e il Cardinale Cupich ha faticato negli anni anche nelle votazioni come presidente di commissioni.

Non ci sono da aspettarsi grandi cambiamenti, dunque, nella linea dei vescovi americani, né nell’approccio riguardo l’attuale amministrazione Biden. Niente di nuovo, insomma, sotto il sole della Chiesa USA.

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