Sette anni di Papa Francesco, la riforma e il ritorno del discernimento ignaziano

Il Preposito dei Gesuiti ricorda che dalla spiritualità ignaziana si può ripartire davanti ai problemi del mondo che cambia

Papa Francesco e Padre Sosa nella Curia dei Gesuiti nel luglio del 2019
Foto: Robert Bellecer, SJ
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Un anniversario all’insegna di una profonda sobrietà. Il settimo anno di pontificato di Papa Francesco è forse il più difficile per un Papa che cerca sempre il contatto fisico.

“Ingabbiato” come lui stesso ha ricordato domenica scorsa in Vaticano, Papa Francesco si trova a dover cambiare il passo. Come tutti del resto.

Cambierà qualcosa nel suo rapporto con i fedeli? Direi di no visto il successo della trasmissione in diretta della messa del mattino nella Capella dello Spirito Santo a Casa Santa Marta. Una bella cosa. Forse si poteva fare anche prima, per permettere a chi non può di seguire la messa.

Ma intanto il lavoro in Curia continua. Continua quello sulla riforma, anche se con alcuni scivoloni, come l’annuncio di in accentramento della gestione del personale che poi è stato di fatto smentito il giorno dopo. Fin troppo facile immaginare che la decisione “centralista” non piacesse a chi fino ad oggi si gestisce autonomamente.

E prosegue anche un altro interessante lavoro. Il ripensamento del lavoro della Compagnia di Gesù sotto la supervisione del Papa gesuita. Una novità assoluta nella storia della Chiesa ovviamente.

Il Preposito generale dei Gesuiti, Padre Arturo Sosa, lo ha voluto spiegare con un articolo su La Civiltà Cattolica del 7 marzo scorso: “ I Gesuiti e gli occhi di Francesco”.

La Compagnia ha presentato al Papa quattro preferenze apostoliche universali:

Indicare il cammino verso Dio mediante gli Esercizi spirituali e il Discernimento;  Camminare insieme ai poveri, agli esclusi del mondo, feriti nella propria dignità, in una missione di riconciliazione e di giustizia; Accompagnare i giovani nella creazione di un futuro di speranza;  Collaborare nella cura della casa comune.

C’è in effetti tutto il programma del Magistero di Papa Francesco. Ma anche tanto Sant’ Ignazio.

Scrive infatti il Preposito: “L’esperienza di sant’Ignazio di Loyola ci insegna che ai problemi nuovi della Chiesa e del mondo non si possono dare risposte vecchie. Per riformare le istituzioni è necessario riformare il cuore di chi le governa. Ignazio è stato un «uomo-ponte» del secolo XVI, quello dei cambiamenti epocali, in cui gli spazi del pianeta e dell’umano si dilatavano e bisognava costruire un nuovo mondo”. E del resto “nei cambiamenti d’epoca come il nostro, ogni riforma interna

alla Chiesa inizia dal recuperare il rapporto con se stessi in relazione a Cristo, in comunione con il successore di Pietro” scrive Sosa.

Quindi  ripartire dalla spiritualità. L’indicazione del Papa per i Gesuiti diventa interessante per tutta la Chiesa cattolica. Ripartire dal discernimento. Quello ignaziano ovviamente, basato sulla preghiera.

Scriva Sosa su La Civiltà Cattolica: “Nella vita personale, come in quella sociale e politica, il discernimento aiuta la costruzione del bene comune: chi lo compie riceve in dono coraggio, forza, consolazioni e pace, scrive Ignazio di

Loyola negli Esercizi spirituali. Attraverso il discernimento non ci si divide più tra credenti e non credenti, ma tra uomini morali e non, tra chi promuove il bene di tutti e chi semina paura e divisione. Ma c’è di più: nel discernimento comunitario, i limiti delle crisi personali e sociali possono lasciare spazio alla vita che nasce dopo la morte e ai nuovi segni dei tempi”.

Allora in questa Quaresima sui generis, mentre siamo a casa noi come il Papa “ingabbiati” nel corpo, quello che possiamo fare è seguire le indicazioni di Francesco ai Gesuiti che viene dal suo Magistero. Sosa conclude con una frase della Laudato si’:

“Nel cuore di questo mondo rimane sempre presente il Signore della vita che ci ama tanto. Egli non ci abbandona, non ci lascia soli, perché si è unito definitivamente con la nostra terra, e il suo amore ci conduce sempre a trovare nuove strade. A Lui sia lode!”.

 

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