Si celebra oggi la dedicazione delle basiliche di San Pietro e San Paolo a Roma

La storia dei due sepolcri degli Apostoli patroni di Roma

Pietro e Paolo in una lapide di una catcomba
Foto: pd
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Oggi, 18 novembre ricorre la festa della dedicazione delle basiliche dei Santi Pietro e Paolo. Una celebrazione che s’inserisce nel processo edilizio di cristianizzazione dell’impero romano avviato nella prima metà del IV secolo sotto l’imperatore Costantino. Una solennità che rende omaggio alla consacrazione delle basiliche costruite sulle tombe dei due santi apostoli nel periodo compreso tra il 324-333: la Basilica di San Pietro e quella di San Paolo fuori le mura.

La solennità della dedicazione delle due basiliche risale al 18 novembre del 333, ovvero la fine dei lavori di costruzione della prima basilica di San Pietro o Basilica costantiniana. Dopo la conquista dell’Oriente da parte di Costantino con la sconfitta del suo rivale Licinio nel settembre del 324, fu proprio lo stesso l’imperatore a voler costruire la basilica sulla tomba dell’apostolo Pietro, come offerta di ringraziamento per il successo ottenuto in battaglia. Secondo le tradizioni e testimonianze medievali e rinascimentali sull’arco arco della Basilica si leggeva: “Poiché sotto la tua guida il mondo è salito trionfante fino alle stelle, Costantino il Vincitore ti ha costruito questa basilica”.  

Attraverso una politica edilizia mirata alla promozione della nuova religione cristiana, Costantino diede inizio ai lavori della basilica, interrando la necropoli situata alla pendici del colle del Vaticano che ospitava la tomba del primo pontefice della storia. Un’iniziativa che poteva essere presa esclusivamente dall’imperatore, nella qualità di pontifex maximus, ovvero sommo sacerdote del tradizionale culto di stato, perché in base al diritto romano le tombe e le aree cimiteriali erano inviolabili.

Ed è proprio nella necropoli che si sviluppava immediatamente a nord del Circo di Caligola e Nerone - di esso rimane solo l’obelisco trasportato nel 1586 al centro del colonnato di Piazza San Pietro - il luogo di sepoltura di Pietro dopo il martirio avvenuto proprio nella cosiddetta area degli horti Neroniani. Martirio che la tradizione colloca nel 64 d.c. a seguito della persecuzione di Nerone che accusava i cristiani di essere i responsabili dell’incendio di Roma.

Per coprire le tombe e spianare un’intera collina fu necessario movimentare oltre 40.000 metri cubi di terra. Una leggenda narra che lo stesso Costantino iniziò i lavori di costruzione rimuovendo con le sue proprie mani le prime dodici ceste di terra, una in onore di ciascun apostolo.

La Basilica di San Pietro, grande quasi un terzo in più della Cattedrale di Roma (la Basilica di San Giovanni in Laterano), rappresenta una nuova tipologia dell’ambito dell’edilizia di culti cristiani. Si trattava infatti di una chiesa dedicata alla memoria del martire Pietro, che divenne meta di pellegrinaggio più importante dell’impero romano d’Occidente.

Al riguardo, nel 1940-1949 sono stati compiuti gli scavi archeologici che hanno portato alla luce alcune parti della necropoli romana, e come nel II secolo la comunità cristiana di Roma riteneva che la tomba del principe degli apostoli si trovasse nello stesso luogo su cui oggi è collocato l’altare pontificio, a circa 100 metri sotto il baldacchino di Bernini e la Cupola di Michelangelo. Un edificio, quello costantiniano, che rimase per quasi 1.300 anni, fino al 1626 quando venne terminata la nuova basilica vaticana.

Ciò accadde anche per la costruzione della Basilica dedicata all’apostolo Paolo. Costantino fece costruire un santuario commemorativo anche sopra la sua tomba, sulla via Ostiense, a circa 4 chilometri fuori dalle mura della città di Roma, e per questo: Basilica di San Paolo fuori le mura.

Come Pietro anche Paolo aveva patito il martirio a Roma sotto Nerone, e sepolto nella vicina necropoli di Via Ostiense. Secondo una consolidata tradizione, dopo il martirio di Paolo - avvenuto presso la località che oggi chiamiamo “Tre Fontane” - il suo corpo fu sepolto in quel luogo grazie all’intervento di una matrona di nome Lucina, che depose il corpo dell’apostolo all’interno di una sua proprietà.

La Chiesa eretta da Costantino in memoria del “secondo apostolo” aveva misure notevolmente inferiori rispetto a l'imponente edificio del Vaticano. Tanto che risultò nel tempo inadeguata per la folla dei pellegrini che vi si recavano. Venne quindi ricostruita completamente sotto il regno congiunto degli imperatori Teodosio I, Graziano e Valentiniano II (391), e tale struttura rimarrà intatta fino al disastroso incendio del 1823.

Come per il sepolcro di Pietro anche quello di Paolo divenne immediatamente oggetto di venerazione per l’intera comunità cristiana di Roma. Eusebio di Cesarea riporta nella sua Storia ecclesiastica un passo di una lettera di Gaio, presbitero sotto papa Zefirino (199-217), che cita i due trofei posti sopra le tombe degli apostoli, uno sul colle Vaticano e l'altro lungo la Via Ostiense: “Io posso mostrare i trofei (tròpaia) degli apostoli: se vai infatti sul colle Vaticano o sulla via Ostiense, troverai i trofei di coloro che fondarono questa Chiesa”.

La basilica paolina eretta da Costantino venne consacrata il 18 novembre 324 durante il pontificato di Silvestro I, ed entra a far parte nella serie di basiliche costruite dall'imperatore dentro e fuori della città. E il 333, con il completamento e la consacrazione della basilica vaticana, ci riconduce alla data di dedicazione, una festa celebrata per entrambe le basiliche che custodiscono le tombe di Pietro e Paolo. Solo dopo il XII secolo la celebrazione di questa commemorazione fu estesa a tutte le chiese di rito romano.

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