Si è conclusa con la speranza di un viaggio del Papa la visita di Sandri in Siria

Il Prefetto delle Chiese Orientali ha sostenuto la speranza di una popolazione ancora in emergenza

Alcune immagini della visita del Cardinale Sandri in Siria
Foto: CCO
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Si è conclusa il 4 novembre la lunga visita del cardinale Leonardo Sandri in Siria.  Una vista per dare coraggio ad una comunità in difficoltà che però ha chiesto che il Papa possa recarsi in visita quanto prima nel paese. 

Nelle ultime tappe Sandri è stato ad Aleppo dove ha incontrato i religiosi e le istituzioni di formazione per i catechisti. E proprio i religiosi sono stati in prima linea nel soccorso alle popolazioni durante la guerra. 

Padre Ibrahim, religioso francescano della Custodia di Terra Santa, ha detto che “hanno fatto la parte del leone” nella gestione dell’emergenza causata dalla guerra, portando il peso della situazione a nome della Chiesa universale di fronte all’enorme piaga, ed ora sono stanchi ed hanno bisogno di una direzione.

Significativa la testimonianza di un padre salesiano dedicata alla situazione giovanile. Prima la nazionalizzazione degli anni ’60 per la quale i salesiani non hanno potuto portare avanti la scuola professionale per l’avvio della quale erano stati invitati alla missione in Siria da parte della Congregazione per le Chiese Orientali nel 1948. Oggi i giovani frequentano l’ oratorio e così si incontrano molte situazioni di disagio: l’impennata dell’uso di droga e alcool, il diffondersi della prostituzione, tutte realtà indice di un crescere senza speranza. Il lavoro comune con i Francescani cerca di offrire ai giovani una formazione umana e professionale più completa, fornendo loro degli strumenti, sperando che possano rimanere in Siria o che siano comunque più preparati ad affrontare la vita altrove. I giovani sono la speranza e la sfida per la Siria di oggi e di domani.

Un fratello marista ha ricordato la loro presenza ad Aleppo sin dal 1904, e di come la nazionalizzazione delle scuole nel 1967 li abbia aiutati a ripensare la modalità di vivere la loro missione. L’incontro e il servizio con il mondo musulmano è ora una scelta e una testimonianza di vita.

Il cardinale ha ringraziato tutti dicendo :“Noi che spesso siamo dietro le scrivanie non sappiamo come dire grazie a chi si spende direttamente alla frontiera della Chiesa. Siamo tutti peccatori, ma di fronte a questa testimonianza di amore il mondo non può dire altro che Gesù continua a significare qualcosa per l’umanità di oggi. Grazie ancora, perché con voi non dobbiamo preparare nessun discorso perché siete con a sedere sulla più alta cattedra ed insegnare a tutta la Chiesa”. A Homs il cardinale aveva detto ai religiosi: “Ho ascoltato la preoccupazione di alcune congregazioni religiose: come possiamo pensare la nostra permanenza, con alcune case distrutte e altre confiscate già prima della guerra, in particolare le scuole? Davanti a questa situazione che sembra senza speranza noi vogliamo ritrovare insieme la speranza”.

Anche l’incontro con le associazioni caritative ha avuto lo stile della testimonianza, e si è concluso  con una visita alla Chiesa e alla piccola cappella delle Suore che si occupano dell’ ospedale che hanno voluto trasformare i mortai e le pallottole raccolte lungo i mesi di combattimenti in oggetti per la preghiera: crocifissi, rosari, simboli cristiani, scritte invocanti la pace.

Ad Aleppo il cardinale ha vistato anche la Cattedrale Melkita recentemente restaurata dopo i danni inferti dai combattimenti, ed ha avuto un incontro con il Consiglio delle Chiese cristiane di Aleppo.

E proprio il cardinale ha potuto condividere la notizia della telefonata avuta il giorno prima con padre Hanna Jallouf, religioso della Custodia di Terra Santa in servizio a Knaye, nella regione di Idlib, in mano alle forze della resistenza e ai militari turchi: sembra ci sia un certo equilibrio e stabilità, nel senso che sono fermi i bombardamenti per ora, ma non c’è acqua.

Nella giornata conclusiva a Damasco il cardinale si è recato a  Deir Mar Mousa, il monastero fondato da Padre Paolo Dall’Oglio, comunità ancora viva dopo il suo rapimento. Il Cardinale ha pregato insieme ai monaci e alla delegazione per padre Paolo, affidandolo al Signore, ovunque egli si trovi, in cielo o sulla terra.

Visita anche a Maloula e al  monastero che ha subito gravi devastazioni da parte islamica durante la guerra, ma ora è ritornata la attività.

Tante le tappe e gli incontri in giornate che sono difficili da raccontare tra eventi pubblici, celebrazioni e visite private. 

La Siria è ancora sofferente ma non è priva di speranza, fra le altre quella di una visita del Papa. 

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