Sinodo 2018, ecco chi scriverà il documento finale

Il briefing sul Sinodo 2018 del 10 ottobre, da sinistra a destra: Greg Burke, direttore della Sala Stampa Vaticana; Briana Santiago, uditore; il Cardinale Aguiar Retes, arcivescovo di Città del Messico; l'arcivescovo Hollerich, di Lussemburgo
Foto: AG / ACI Stampa
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Tre Cardinali e due vescovi, provenienti dai cinque continenti, sono stati eletti dal Sinodo dei vescovi nella Commissione per la Redazione del Documento finale, e Papa Francesco ha completato la squadra con tre membri di nomina pontificia: Sua Beatitudine Sviatosvlav Shevhchuk, capo della Chiesa Greco Cattolica Ucraina, padre Alexandre Awi Mello, segretario del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita; ed padre Eduardo Gonzalo Redondo, responsabile della Pastorale Giovanile di Cuba.

La squadra è composta anche del Cardinale Sergio Rocha, arcivescovo di Brasilia, Relatore Generale del Sinodo dei vescovi; i due segretari speciali, padre Giacomo Costa, gesuita, e Rossano Sala, salesiano; e al Cardinale Lorenzo Baldisseri, Segretario generale del Sinodo.

Ognuno dei cinque membri eletti rappresenta un continente: il Cardinale Peter Turkson, Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, rappresenta l’Africa; il Cardinale Carlos Aguiar Retes, arcivescovo di Città del Messico, l’America; il Cardinale Oswald Gracias, arcivescovo di Bombay, per l’India; l’arcivescovo Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto, l’Europa; l’arcivescovo Peter Andrew Comensoli di Melbourne, l’Oceania.

Saranno incaricati di dare forma definitiva alle relazioni dei Circoli Minori, la cui prima parte è stata presentata il 10 ottobre. I Circoli minori si riuniranno di nuovo giovedì pomeriggio, per discutere della seconda parte dell’Instrumentum Laboris. In generale, tutti hanno mostrato l’intenzione di non emendare il testo dell’Instrumentum Laboris, ma piuttosto di scrivere un testo finale.

Anche Papa Francesco ha tenuto un intervento nella discussione.

Centrale è stato il tema dell’accompagnamento spirituale, declinato in vari modi: è stata messa in luce la centralità del sacramento della riconciliazione, si è parlato di come far abbracciare ai giovani la loro vocazione, si è sottolineata l’importanza dell’adorazione eucaristica.

Si è parlato anche di come interpretare il comandamento evangelico “amatevi gli uni come io vi ho amato”, e si è detto che si deve “evitare di trasformare la pastorale giovanile in momenti per stare insieme”.

I padri sinodali hanno anche parlato di impegno in politica, del fatto che i giovani sono anche sensibili ai temi di ecologia.

Si è anche parlato dell’importanza dei movimenti laicali, e di come anche le famiglie cattoliche possano essere un impedimento alla vocazione. Ci vuole, secondo i padri sinodali, una pastorale famigliare oltre che dei giovani. Per quanto riguarda il matrimonio, si è fatta una proposta che il Papa ha sempre fatto sua: quella di un catecumenato per gli sposi.

Il discorso è arrivato anche a toccare il tema della persecuzione e del totalitarismo postmoderno, guardando in particolare a quei cristiani nei Paesi dove la religione cattolica è minoritaria, ma anche a quelle situazioni in cui il linguaggio va a sovvertire la verità – come quando si presenta l’aborto come strumento di libertà.

Si è parlato anche dell’importanza della preghiera, della preghiera personale e quella comunitaria, e di come i giovani stanno riscoprendo la preghiera attraverso cammini spirituali. Il tema dei sacramenti è stato anche parte della discussione, con la richiesta di renderli più presenti nel documento finale.

"Si è parlato come fare che il documento finale sia un seme che possa portare frutto", ha sottolineato Paolo Ruffini, prefetto del Dicastero della Comunicazione Vaticana. 

Il tema della famiglia è oggetto di discussione. Alcuni padri sinodali hanno anche parlato di nuove forme di famiglia, ma in generale l’aula chiede di tutelare la famiglia “oggetto di ridefinizione” e “unico punto di riferimento per i giovani”.

Il Cardinale Aguiar Retes ha voluto sottolineare prima di tutto che il filosofo Ortega y Gasset nel 1933 aveva già delineato una analisi dell'ultima epoca, spiegando chiaramente che "ogni generazione giovanile ha lo sforzo ordinario di adattarsi alla cultura in cui vive", e che oggi c'è un cambiamento di epoca, in cui "già non si ha una cultura condivisa", ed è questa frattura che stiamo vivendo oggi.

Per questo "la Chiesa è necessità di reimpiantarsi nella sua missione", e "il Concilio Vaticano II aveva già segnalato il cammino", un cammino sinodale, uno sforzo che stiamo facendo oggi tra i padri sinodali". 

Le grandi linee che dobbiamo seguire, secondo il Cardinale Aguiar Retes, riguarda l'essere umano, seguendo mente, cuore e braccia nel campo educativo, e la Chiesa ha voglia di porgere la mano nel cammino sinodale e sta scoprendo che ciò che si sta facendo nel campo di aiuto ai poveri e a quanti hanno bisogno e quello che stanno vivendo i giovani può essere motivo di partecipazione.

L'arcivescovo Hollerich ha sottolineato che i giovani vanno incontrati, e per questo i vescovi devono essere consapevoli che "il cambiamento dei giovani è appena cominciato", e ci sono già giovani che non hanno letto libri, ma sanno a memoria i film", e allora la Chiesa è chiamata a proclamare il Vangelo in questo mondo nuovo. 

Per questo ci vuole "un discernimento in questa era della post-verità", che è molto importante per comprendere la realtà. 

 

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