Sinodo, il documento finale tra viri probati e ministerialità per le donne

Un testo di 120 proposizioni senza proposte realmente nuove

Raoni Metukire, capo indigeno dell’Amazzonia e leader del popolo Kayapò, ricevuto udienza da Papa Francesco
Foto: consolata.org
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Alla fine il Papa ha chiarito che non ci si deve soffermare sui dettagli, ma la cosa fondamentale è vedere la “diagnostica” della situazione.

Il documento finale del Sinodo dei Vescovi dedicato alla Amazzonia è in effetti ricco di analisi socio-culturali e ambientaliste.

Ma è ovvio che la parte ecclesiali sono quelle che interessano maggiormente chi segue le cronache vaticane.

E di questo si parla  soprattuto nel quinto capitolo del testo che viene dedicato alla necessaria sinodalità anche nella Chiesa cattolica che è in Amazzonia.

Il Papa ha parlato di conferenze episcopali regionali da fa nascere e nel documento si parla a lungo della necessità del lavoro e della vita sinodale, del ruolo del Popolo di Dio.

Si riparte dal Concilio Vaticano II ma si arriva a dire che: “ Per la Chiesa amazzonica è urgente che si promuovano e si conferiscano ministeri ad uomini e donne in modo equo”. Frase sibillina che sembra sostenere le tesi più avanzate sui “ministeri” per le donne ad esempio.

Ma anche qui il Papa ha chiarito che il ruolo della donna nella Chiesa non è tanto “funzionale” ma c’è da scoprirne e valutarne altri.

Alle donne sono dedicate espressamente 6 proposizioni alcune con accenti ideologici un po’ passati di moda, con la richiesta di definire lettorato ed accolitato per le donne, che però non sono ministero ordinati.

Altro tema discusso la ordinazione di viri probati come sacerdote. E’ la proposizione che ha avuto più voti contrari, mentre tutte le altre sono passate a larghissima maggioranza.

Chiaro il disagio sulla questione, ma di fatto è passata comunque una linea prudenziale perché si parla di poter semmai ordinare sacerdoti solo coloro che sono diaconi permanenti, e che, cosa purtroppo rara in Amazzonia, hanno una famiglia “legittimamente costituita e stabile”.

Un tema che è partito dai tempi del Concilio e che è stato presentato in altre assemblee sinodali ordinarie che lo hanno respinto. Certo stavolta 126 padri sinodali hanno votato si perché tutti provenienti dalla regione, ma i 41 voti contrari hanno un significato interessante.

La idea poi che la cosa vada esaminata anche per la Chiesa universale è una forzatura visto che si tratta  appunto di un sinodo regionale.

Altro tema quello del così detto rito amazzonico, si chiede che il nuovo organismo che si auspica per la “ Chiesa amazzonica” possa valutare la inculturazione della liturgia.

Il testo è decisamente troppo lungo, basta pensare che nel 1990 dopo un sinodo dedicato alla formazione sacerdotale furono solo 41 le proposizioni presentate al Papa.

Come si poteva prevedere quindi i vescovi della regione hanno semplicemente proposto quello che propongono da sempre, fin dal dopo Concilio Vaticano II, ma essendo la assemblea regionale hanno avuto la maggioranza dei voti.

Come ha detto il Papa forse la cosa più interessante del Sinodo è stato che i riflettori dei media per tre settimane sono stati puntati sulla Amazzonia con i suoi problemi politici, sociali, ambientali.

Per il resto forse sarebbe bastata una visita ad limina dei vescovi che portassero le loro richieste al Papa.

 

 

 

 

 

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