Tenere fisso lo sguardo su Gesù. XIII Domenica del Tempo Ordinario

Il commento al Vangelo domenicale di S.E. Monsignor Francesco Cavina

Gesù con Pietro
Foto: pubblico dominio
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Le letture ci aiutano a considerare le esigenze della vocazione. San Luca in tre piccole scene espone le condizioni richieste a chi si mette alla sequela di Gesù. Chi accetta l’impegno a seguirlo deve ponderare con serietà l’impegno che si assume. Seguire Cristo deve  diventare coerenza di vita, testimonianza parlante del mistero di Cristo che ci avvolge e che in noi e con noi continua la sua corsa.

La prima persona che ci viene presentata nel brano evangelico appare molto ben disposta. Dice: Ti seguirò ovunque tu vada. Di fronte a tanta generosità il Signore vuole chiarirei bene quale tipo di vita attende chi vuole seguirlo davvero: deve essere pronto ad un totale distacco dalle cose e ad una piena disponibilità a condividere la sua vita.

La seconda persona viene invitata dal Signore stesso: “Seguimi”, gli dice. Questo secondo possibile discepolo, vuole accogliere l’invito, ma non subito. Lo rimanda ad un momento più opportuno, perché prima deve compiere un gesto di pietà: seppellire suo padre. Certamente Gesù non vuole abolire  la pietà dovuta ai morti, ma vuole sottolineare che la disponibilità a seguire Cristo deve essere pronta, gioiosa, distaccata, incondizionata. Rimandare la sequela di Cristo significa rinunciare ad una novità di vita che tutto fa impallidire.

Il terzo chiamato sembra volere veramente seguire Gesù. Chiede solamente di potere congedarsi dalla sua famiglia. Ma Gesù, citando un proverbio : Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio, richiama la necessità, per chi è chiamato, a tenere fisso lo sguardo su Gesù. Proprio come si fa una volta incominciata la corsa: non ci si lascia distrarre da altre cose. L’unico obiettivo che conta è la meta.

Gesù riportando queste esigenze vuole ricordarci che accettare di seguire Lui significa assumere il Vangelo come codice di vita. Il Vangelo non è un codice morale; è vita nuova, è vita eterna, è luce che illumina.

Noi siamo diventati discepoli di Cristo con il Battesimo. Grazie a questo sacramento siamo diventati partecipi della vita di Dio e membra della sua grande famiglia, la Chiesa. Con la nostra vita siamo chiamati a testimoniare la novità del Dio cristiano: un Dio per il quale la vera giustizia è misericordia, la vera grandezza è il perdono, dove gli ultimi diventano i primi e la povertà si fa ricchezza. Un Dio che sconvolge il “buon senso” e che relativizza tutto ciò che è meno di Dio. Con una promessa-certezza. Cristo che è il Figlio di Dio ha detto di se stesso: Io sono la luce del mondo, chi segue me avrà la luce della vita. Tutto questo comporta un itinerario di configurazione a Cristo, diventare Cristo, vivere, ma non vivere più se non in Cristo e per Cristo.

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