Tutela dei minori: la nuova fase, le prime attività

Prima riunione per la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori dopo il rinnovo dei membri, con l’aggiunta della vittima Juan Carlos Cruz. Una nuova fase

Un momento della XV plenaria della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori. Nello schermo, il Cardinale Sean O'Malley, presidente
Foto: Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori
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Per la prima volta dalla sua costituzione, non c’è monsignor Robert W. Oliver tra i membri della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori. Ma c’è, invece, Juan Carlos Cruz, una vittima dell’ex sacerdote e leader carismatico Fernando Karadima, i cui abusi e la copertura di cui hanno goduto ha fatto scoppiare lo scandalo pedofilia per la Chiesa in Cile. La plenaria della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori si è tenuta dal 19 al 22 aprile, parte in presenza a Roma, parte online. Tutti i membri prorogati, uno aggiunto, un segretario da nominare. La commissione continua comunque il suo lavoro, con varie iniziative.

Un comunicato della commissione ricorda che nel 2021 ci sono state una serie di opportunità “per lavorare con le Chiese locali e i partner nel mondo per promuovere la responsabilità a livello locale di protezione dei bambini ed adulti vulnerabili”.

Creata da Papa Francesco nel marzo 2014 per proporre le iniziative più opportune per la protezione di tutti i minori e gli adulti vulnerabili e per promuovere la responsabilità locale nelle Chiese particolari, la commissione è ora divisa in tre sottogruppi: dialogo con vittime e sopravvissuti, educazione e formazione, linee guida e norme per la promozione della tutela.

I membri della commissione sono stati molto attivi. Tra i risultati dell’anno: sono stati pubblicati di un seminario del 2019; è stato tenuto un corso on-line su “Ambiente Sicuro nella vita religiosa” per i superiori generali delle Congregazioni Religiose; si è organizzata una conferenza di tre giorni in Brasile sul tema “Guarire le nostre ferite”; e promosso un simposio globale, che si è tenuto dall’8 al 10 aprile, con l’università di Harvard e la Catholic University of America, intitolato “Strategie per prevenire e guarire gli abusi sessuali subi bambini”.

Sono previste ulteriori iniziative nel corso dell’anno, da un seminario accademico a giugno a un conferenza a settembre a Varsavia per la leadership della Chiesa nell’Europa Centrale e Orientale, e una partnership più specifica con la Conferenza Episcopale Polacca, con un gruppo di lavoro che avrà un dialogo di quattro giorni la Chiesa del Paese.

La commissione ha incontrato anche moltissimi membri della Curia Romana, in tutti i dicasteri interessati dal lavoro di prevenzione e lotta agli abusi.

A colpire, comunque, in questa XV plenaria, è stata l’assenza di monsignor Oliver, che della commissione era segretario dal 2014 e che aveva di fatto messo su la struttura. Monsignor Oliver era stato chiamato a Roma come promotore di Giustizia della Congregazione per la Dottrina della Fede nel 2012, a sostituire l’altro campione della lotta agli abusi Charles J. Scicluna, nominato ausiliare de La Valletta (oggi è arcivescovo di Malta, e contestualmente è tornato alla Dottrina della Fede come segretario aggiunto).

Monsignor Oliver era stato in prima linea quando scoppiò lo scandalo degli abusi a Boston nel 2002, e aveva strutturato una risposta basata sulla linea della trasparenza e sul coinvolgimento dei laici nella vita delle parrocchie, come strumento di garanzia, allo stesso tempo cercando di dare tutte le garanzie giuridiche necessarie ai sacerdoti accusati di abuso, finché questi non fossero riconosciuti realmente colpevoli degli addebti. Oliver promosse anche gruppi di prevenzione degli abusi sessuali su bambini in ogni parrocchia o gruppo di parrocchie nell’arcidiocesi.

Fu un approccio ritenuto efficace e positivo, e portato a Roma prima alla Congregazione della Dottrina della Fede, e poi nella Pontificia Commissione per la Protezione dei Minori.

Vale la pena ricordare che tra i membri della commissione c’erano inizialmente due vittime, Marie Collins e Peter Saunders, ed entrambi hanno lasciato in maniera polemica. Tra l’altro, furono proprio loro, nel 2015, a sollevare il problema della nomina di Juan Barros Madrid, della cerchia di Karadima, a vescovo di Osorno, lì dove era stato il regno di Karadima. Papa Francesco però andò avanti per la sua strada, fino alla marcia indietro al termine del viaggio in Cile nel 2018. Per due volte, Papa Francesco ha inviato una missione in Cile, e per due ha convocato i vescovi cileni a Roma. Alla fine, tutti i vescovi del Cile hanno rassegnato le loro dimissioni, e Papa Francesco sta provvedendo al ricambio. Ed ha incluso nella commissione Juan Carlos Cruz, una delle vittime che più hanno avuto visibilità, e che il Papa aveva ricevuto, in maniera ufficiale e insieme ad altre due vittime, a inizio maggio 2018.

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