Una croce in Vaticano per ricordare "l’impegno imprescindibile di salvare ogni vita umana"

Papa Francesco incontra alcuni profughi di Lesbo in Vaticano. Poi, fa collocare una croce nell’accesso al Palazzo Apostolico dal Cortile del Belvedere in ricordo dei migranti e dei rifugiati

La croce collocata in Vaticano in ricordo di migranti e rifugiati
Foto: Vatican Media / ACI Group
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Papa Francesco incontra oggi in Vaticano 33 profughi da Lesbo richiedenti asilo politico, tra cui 14 minori. Un evento importante che termina con l'apposizione di una croce, nell’accesso al Palazzo Apostolico dal Cortile del Belvedere, in ricordo dei migranti e dei rifugiati.

I rifugiati, arrivati a Roma il 4 dicembre da Lesbo con i corridoi umanitari organizzati da Elemosineria Apostolica e Comunità di Sant'Egidio, abbracciano il Papa e lo ringraziano per questo incontro in Vaticano. La maggioranza sono afghani. 

Papa Francesco mostra subito loro un giubbotto salvagente: "Questo è il secondo giubbotto salvagente che ricevo in dono. Il primo mi è stato regalato qualche anno fa da un gruppo di soccorritori. Apparteneva a una fanciulla che è annegata nel Mediterraneo. L’ho donato poi ai due Sottosegretari della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale. Ho detto loro: Ecco la vostra missione!", dice subito il Papa nel suo discorso.

"Questo secondo giubbotto - continua Francesco con la spiegazione -  consegnato da un altro gruppo di soccorritori solo qualche giorno fa, è appartenuto a un migrante scomparso in mare lo scorso luglio. Nessuno sa chi fosse o da dove venisse. Solo si sa che il suo giubbotto è stato recuperato alla deriva nel Mediterraneo Centrale, il 3 luglio 2019, a determinate coordinate geografiche. Siamo di fronte ad un’altra morte causata dall’ingiustizia".

"Il giubbotto veste una croce in resina colorata, che vuole esprimere l’esperienza spirituale che ho potute cogliere dalle parole dei soccorritori", continua il Papa.
"Questa croce è trasparente: essa si pone come sfida a guardare con maggiore attenzione e a cercare sempre la verità. La croce è luminescente: vuole rincuorare la nostra fede nella Risurrezione, il trionfo di Cristo sulla morte. Anche il migrante ignoto, morto con la speranza in una nuova vita, è partecipe di questa vittoria. Ho deciso di esporre qui questo giubbotto salvagente, crocifisso su questa croce, per ricordarci che dobbiamo tenere aperti gli occhi, tenere aperto il cuore, per ricordare a tutti l’impegno inderogabile di salvare ogni vita umana, un dovere morale che unisce credenti e non credenti", spiega bene Papa Francesco.

Papa Francesco conclude il suo discorso: "Ringrazio il Signore per tutti coloro che hanno deciso di non restare indifferenti e si prodigano a soccorrere il malcapitato, senza farsi troppe domande sul come o sul perché il povero mezzo morto sia finito sulla loro strada. Non è bloccando le loro navi che si risolve il problema. Bisogna impegnarsi seriamente a svuotare i campi di detenzione in Libia, valutando e attuando tutte le soluzioni possibili. Bisogna denunciare e perseguire i trafficanti che sfruttano e maltrattano i migranti, senza timore di rivelare connivenze e complicità con le istituzioni".

Dopo aver collocato il crocifisso, Francesco chiede a tutti una preghiera silenziosa.

 

 

 

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