Uno sguardo sull'Europa: parla il Cardinale Angelo Bagnasco

Il Cardinale Angelo Bagnasco
Foto: ACI Stampa
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Una Europa leggera, la percezione della fede, sovranismi e migrazioni, persecuzioni anticristiane. Sono i temi affrontati dal Cardinale Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova e Presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa, in questa intervista rilasciata in esclusiva ad ACI Stampa. 

Per essere leggera ma efficace l’Europa deve avere innanzi tutto un’anima. Platone nella Repubblica dice che - parlando della democrazia ateniese - questo è stato possibile perché Atene ha cercato un’anima e poi traduce che cercare un’anima significa cercare la verità, così come è e non come l’uomo in modo soggettivo l’intende. E quindi deve avere un’anima che è quella cristiana, come ben sappiamo, e che non deve essere interpretata come un attentato alla sua laicità perché il principio di distinzione tra Cesare e Dio è già nel Vangelo. 

La fede oggi viene percepita diversamente in Europa tra Est e Ovest?

Nei Paesi dell’Est la fede della gente ricorda, è segnata dalla persecuzione, dal sacrificio. Dalla Bielorussia alla Croazia, alla Lituania… io ho visto comunità cristiane di tutte le età in cui si percepisce nell’aria una fede che è provata, cosa che l’Occidente europeo ovviamente non ha.

Eminenza, in Europa sembrano andare di moda i cosiddetti populismi, soprattutto se messi in correlazione al tema della migrazione…

Mi permetta prima una considerazione previa: tutto ciò che accade nella storia di un popolo, di un Paese, di una nazione, di un continente, deve essere da tutti i politici preso sul serio. Se c’è un fenomeno sotto c’è qualcosa ed è questa interpretazione, questa umile e intelligente interpretazione di ciò che accade che a volte manca, altrimenti i fenomeni si ingrossano se soprattutto vengono guardati con sufficienza e non considerati, non letti, non presi sul serio. E’ chiaro che poi facilmente diventano altro. Da un punto di vista più diretto, rispetto all’Europa, ai sovranismi, sento parlare di paure: paure che sono cavalcate da chi ha interessi a cavalcarle e che però sono motivate a volte - non giustificate - lo dice anche il Santo Padre da fenomeni inediti, nuovi, di tipo sociale, culturale, economico, politico. Bisogna essere molto attenti a evitare le paure: un modo per rassicurare la gente è conoscere la realtà. Finché si resta estranei gli uni agli altri si vive di diffidenza, e quindi di paura. E’ necessario sciogliere queste distanze a aiutare la gente a conoscere gli altri e si vede subito che siamo persone umane, senza abdicare alla propria identità culturale, alla propria anima. Identità che a volte viene intesa oggi automaticamente come trincea, come rifiuto ma non deve diventare così. Identità è avere consapevolezza dei valori, dei doni della propria storia, della propria anima e poterli offrire a tutti gli altri per poter accogliere gli altri. Se non si ha niente da dire di bello, non c’è neppure dialogo. 

Ci sono cristiani perseguitati in Europa?

So soltanto che nelle nostre plenarie qualche volta abbiamo invitato i responsabili dell’Osservatorio austriaco sulle discriminazioni religiose in Europa e i loro rapporti ci fanno evidentemente pensare. Quindi non possiamo dire con sufficienza “non esiste nulla di tutto questo” perché questi fatti sono documentati. 

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