Vaticano, processo sul Palazzo di Londra. Domani si decide come procedere

Seconda udienza del processo sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato ancora dedicata alle eccezioni procedurali. La proposta del promotore di Giustizia. Le risposte degli avvocati

Una udienza del Tribunale Vaticano nell'aula ai Musei Vaticani
Foto: Vatican News
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Domani mattina, Giuseppe Pignatone, presidente del Tribunale Vaticano, risponderà a tutte le eccezioni sollevate dagli avvocati difensori dei dieci imputati del processo sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato, e valuterà se accettare o meno la proposta del promotore di giustizia. Gli avvocati notano vari vizi procedurali, e chiedono la nullità della citazione in giudizio. Il promotore di Giustizia, invece, propone addirittura che gli atti siano restituiti al suo ufficio, per ripartire da zero e procedere di nuovo agli interrogatori.

Entrambe le decisioni potrebbero rappresentare un colpo di scena nelle dinamiche del processo, che tra l’altro ha ricevuto grande attenzione mediatica anche per le modalità in cui si è proceduto: il Papa ha autorizzato, infatti, un procedimento sommario, e ha poi siglato quattro rescritti che hanno anche sospeso il segreto di ufficio nell’ambito delle indagini, esercitando una sua prerogativa, ma dimostrando un attivismo che ha in qualche modo cambiato le carte in tavola del processo.

E a questo si è riferito il Promotore di Giustizia aggiunto Alessandro Diddi, quando ha parlato di “pressione mediatica” per mettere a rischio la “terzietà” del processo, ricusando l’accusa di aver fabbricato prove false, e allo stesso tempo proponendo una riacquisizione degli atti da parte del suo ufficio per procedere agli interrogatori dando tutti i diritti alla difesa.

L’intervento di Diddi ha rappresentato l’inizio di un dibattimento durato 2 ore e 10 minuti. Gli avvocati di parte civile (IOR, APSA, Segreteria di Stato vaticana) hanno supportato le richieste del Promotore di Giustizia, mentre gli avvocati difensori hanno rilanciato sulle questioni di nullità. Al centro di tutto c’è il mancato deposito della registrazione audio / video degli interrogatori di monsignor Alberto Perlasca, per 12 anni capo dell’ufficio amministrativo della Segreteria di Stato. Inizialmente indagato, monsignor Perlasca ha poi reso cinque dichiarazioni spontanee, registrate, ma delle quali è stato fornito solo un verbale.

Alla richiesta del presidente del Tribunale di depositare la registrazione nella cancelleria del Tribunale, per renderla disponibile, i promotori hanno opposto un diritto alla privacy delle persone coinvolte.

Buona parte dell’udienza ha riguardato proprio questa eccezione. L’avvocato Panella, che difende l’investitore Enrico Crasso e altre posizioni, ha notato i verbali sono confermati dagli avvocati, ma questo non vale per Perlasca, il quale si è presentato in una sola occasione con un avvocato, poi da lui revocato. Mentre l’avvocato Viglione, che difende il Cardinale Angelo Becciu, ha notato che le registrazioni sono necessarie, tanto che in un verbale si fa riferimento ad un interrogatorio precedente, solo che in quell’interrogatorio non ci sono i dati citai nel verbale successivo.

Altre eccezioni hanno riguardato anche la mancata disponibilità per la difesa di tutti gli atti, tanto che l’avvocato Bassi, che difende l’ex officiale della sezione amministrativa della Segreteria di Stato, ha messo in campo anche la possibile nullità per la “denegazione della giustizia”, tra l’altro previsto dal codice di procedura penale del 1913 in vigore in Vaticano.

Su quel codice si gioca anche l’opposizione del promotore di Giustizia a fornire i file audio e informatici, perché questi non sono ovviamente previsti da un codice redatto da prima dell’era del computer. Gli avvocati della difesa notano, però, che si parla di una totale disponibilità dei documenti, e documenti sono anche file e registrazioni audio video.

Non si tratta solo di diatribe procedurali. Lo stesso presidente Pignatone ha fatto notare che le difese devono avere a disposizione tutti gli atti. Al promotore di Giustizia che sottolineava come gli atti informatici ammontassero a 300 dvd, ma non tutto il materiale era rilevante per il processo, Pignatone ha spiegato che poteva espungere i dati non rilevanti prima della citazione in giudizio. “Abbiamo sbagliato”, ha risposto Diddi.

Altro tema, è la costituzione in parte civile dell’APSA, che ha preso la gestione dei fondi della Segreteria di Stato. Per i difensori, potrebbe portare ad un “raddoppio della pretesa risarcitoria”, eventualità negata dai rappresentanti legali dell’APSA e della Segreteria di Stato.

C’è poi il tema delle garanzie giudiziarie. L’avvocato Borgogno, difensore dell’ex direttore dell’Autorità di Informazione Finanziaria Tommaso Di Ruzza, si è detto sorpreso dal “garantismo di ritorno del promotore di giustizia”, considerando che “Di Ruzza è stato oggetto di provvedimenti severi (sequestri e la sospensione dall’incarico)”, e che è “stato interrogato solo sei mesi dopo” su insistenza della difesa. L’avvocato Di Nacci, che difende l’ex presidente dell’AIF René Bruelhart, ha messo in luce il rischio di “stasi processuale”.

Su tutto questo, il presidente del Tribunale è chiamato a decidere. Se saranno accolte le eccezioni dei difensori, si rischia anche una nullità della citazione in giudizio. Se sarà accolta la richiesta del promotore di Giustizia, allora si ripartirà con gli interrogatori. Oppure il Tribunale troverà una terza via.

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