Venerdì Santo, medici e detenuti portano la croce in una Piazza San Pietro deserta

La Via Crucis, anziché nello scenario del Colosseo, si svolge sul Sagrato della Basilica Vaticana, per la prima volta dopo 56 anni. Protagonista il mondo delle carceri

Papa Francesco, Via Crucis
Foto: Daniel Ibanez / ACI Group
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Papa Francesco sin dall'inizio del suo pontificato tiene nel cuore la condizione dei carcerati. E quest'anno il Papa vuole dare voce e forma ai pensieri dei detenuti. In questo momento così particolare, in cui il mondo intero combatte la propria Via della Croce a causa del Coronavirus, l'intento delle meditazioni odierne è" trasformare la Via Crucis in una Via Lucis".

La Via Crucis, anziché nello scenario del Colosseo, si svolge sul Sagrato della Basilica Vaticana, per la prima volta dopo 56 anni. In una Piazza San Pietro deserta, come quella dell'ultima preghiera straordinaria il 27 marzo scorso, per invocare la fine della pandemia. Il cammino della Croce è condotto da due gruppi, di cinque persone ciascuno: quello della Casa di Reclusione "Due Palazzi" di Padova e quello della Direzione Sanità e Igiene del Vaticano. Dunque sono i carcerati, i medici, gli infermieri a portare la croce. 

Il percorso ha inizio nei pressi dell’obelisco, gira attorno allo stesso per otto stazioni e poi procede verso il “ventaglio” per quattro stazioni. Sotto il “ventaglio” è collocato il Crocifisso di San Marcello, rivolto verso il Santo Padre. Qui è collocata la dodicesima stazione. La tredicesima stazione è a metà del “ventaglio”, mentre l’ultima è sopra la piattaforma. Tutto l’itinerario è segnato da fiaccole a terra.

"Raccogliendo l’invito di Papa Francesco, quattordici persone hanno meditato sulla Passione di Nostro Signore Gesù Cristo rendendola attuale nelle loro esistenze. Tra loro figurano cinque persone detenute, una famiglia vittima per un reato di omicidio, la figlia di un uomo condannato alla pena dell’ergastolo, un’educatrice del carcere, un magistrato di sorveglianza, la madre di una persona detenuta, una catechista, un frate volontario, un agente di Polizia Penitenziaria e un sacerdote accusato e poi assolto definitivamente dalla giustizia dopo otto anni di processo ordinario".

Così vengono presentate le meditazioni della Via Crucis di quest'anno pubblicate sulla nuova pagina web della Lev, la Libreria Editrice Vaticana. I testi, raccolti dal cappellano dell'Istituto di pena "Due Palazzi" di Padova, don Marco Pozza, e dalla volontaria Tatiana Mario, sono stati scritti in prima persona, ma intendono prestare la voce a tutti coloro che, nel mondo, condividono la stessa condizione, perchè "accompagnare Cristo sulla Via della Croce, con la voce rauca della gente che abita il mondo delle carceri, è l’occasione per assistere al prodigioso duello tra la Vita e la Morte, scoprendo come i fili del bene si intreccino inevitabilmente con i fili del male".

Papa Francesco ascolta le meditazioni con attenzione e raccoglimento e legge le preghiere fra una stazione e l'altra: "Signore, che non ci lasci nelle tenebre e nell'ombra della morte, proteggici con lo scudo della sua potenza". E ancora: "Dio, difensore dei poveri e degli afflitti, aiutaci a portare ogni giorno il giogo".

"Quando, rinchiuso in cella, rileggo le pagine della Passione di Cristo, scoppio nel pianto: dopo ventinove anni di galera non ho ancora perduto la capacità di piangere, di vergognarmi della mia storia passata, del male compiuto. Mi sento Barabba, Pietro e Giuda in un’unica persona". Questa è solo la prima stazione di un uomo condannato all'ergastolo. Un viaggio intenso, lungo 14 stazioni, tra il grido dei carcerati e il silenzio assordante di una piazza deserta. All’ultima stazione, Francesco tiene in mano la croce consegnata da un infermiere.

 

 

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