Venti anni fa, la canonizzazione di Suor Faustina, apostola della Misericordia

Nei suoi diari, c’era già la descrizione di come sarebbe stato. San Giovanni Paolo II ha portato avanti il tema della misericordia come prioritario nella Chiesa

La Messa di Canonizzazione di Suor Faustina Kowalska, il 30 aprile 2000
Foto: faustyna.pl
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Se la era immaginata proprio così, la sua canonizzazione. Suor Faustina Kowalska la aveva vista e descritta nei suoi diari, nel 1937, e in quel modo avvenne. Il 30 aprile 2000, San Giovanni Paolo II canonizzava suor Faustina Kowalska, che aveva diffuso al mondo l’immagine e il culto della Divina Misericordia.

Se l’immagine, dipinta a Vilnius, aveva vissuto varie vicissitudini, il culto è rimasto saldo. San Giovanni Paolo II ne fu imbevuto. Si fermava a Lagiewniki, al monastero di Suor Faustina, ogni giorno andando a lavoro nella fabbrica Solvay. E fece della Divina Misericordia il cardine della sua vita sacerdotale e poi quella del suo pontificato. La sua prima enciclica si intitola Dives in Misericordia, ricchezze nella misericordia. Fu lui a stabilire la Domenica della Divina Misericordia, che si celebra la prima dopo Pasqua. Fu lui a beatificare e canonizzare Suor Faustina.

Suor Faustina racconta la sua canonizzazione ai punti 1044 – 1048 del suo diario.

“Improvvisamente - scrive suor Faustina - la presenza di Dio mi ha sommersa e mi sono vista tutto ad un tratto a Roma, nella cappella del Santo Padre e contemporaneamente era nella nostra cappella. E la solenne celebrazione del Santo Padre e di tutta la Chiesa era strettamente collegata con la nostra cappella ed in modo particolare con la nostra Congregazione e partecipavo contemporaneamente alla solennità a Roma e presso di noi”.

Nelle memorie di Santa Faustina, le solennità sono così strettamente unite che non si possono distinguere. “Ho visto - racconta - nella nostra cappella Gesù esposto nell’ostensorio sull’altare maggiore. La cappella era addobbata solennemente e in quel giorno era permesso di entrarvi a tutta la gente, chiunque lo volesse. La folla era così numerosa che con la vista non potevo abbracciarla tutta. Tutti partecipavano a questa solennità con grande gioia e molti di loro ottenevano quello che desideravano”.

Lo stesso avveniva a Roma “in un bel tempio ed il Santo Padre con tutto il clero celebrava questa solennità. E tutto ad un tratto ho visto San Pietro, in piedi fra l’altare e il Santo Padre. Quello che diceva San Pietro non ho potuto sentirlo, ma intuivo che il Santo Padre capiva il suo linguaggio”.

Quindi, Suor Faustina vide uscire dall’ostia “i due raggi come sono dipinti sull’immagine e si sono diffusi sul mondo intero”, un episodio “avvenuto in un momento, ma come se fosse durato tutto il giorno, e la nostra cappella è stata sovraffollata per tutto il giorno e tutto quel giorno è stato pieno di tanta gioia”.

Suor Faustina vede Gesù sull’altare, come nel dipinto da lei commissionato,

Suor Faustina racconta poi di essere stata “rapita e portata vicino a Gesù sull’altare”, in un “abisso di serenità”. Gesù le chiese cosa desiderasse, lei rispose la gloria e il culto per la sua misericordia, e Gesù disse che il culto già c’era. Allora Suor Faustina chiese di benedire “tutti coloro che sono riuniti per rendere onore a te e alla tua infinita misericordia”. Gesù tracciò un segno di croce sulla folla.

Conclude Suor Faustina: “Quando rientrai in me, una profonda pace inondava la mia anima e venne concesso alla mia mente di comprendere in un modo strano molte cose, che prima per me erano incomprensibili”.

La voce di suor Faustina risuona in Polonia grazie all’attrice Halina Labonarska, che dal 2000 legge passaggi del Diario di Suor Faustina. Il primo passaggio fu letto un’ora prima dell’inizio della cerimonia di canonizzazione.

Racconta Labonarska: "Dio è vicino. Molto vicino. Quando Dio stesso apparve a suor Faustina, le emozioni che l'accompagnavano nei suoi incontri con Cristo erano naturali. Scrisse ciò che sentiva, guidata dalla grande adorazione di Dio. Non conosceva modelli letterari, né aveva un'educazione che le avrebbe permesso di descrivere le sue esperienze in modo poetico. Eppure tutto ciò che ha scritto è stato straordinario. Per me questa semplicità era qualcosa di molto vicino e reale. Ho visto la grandezza in questa semplicità”.

Ha aggiunto Labonarska che “Suor Faustina ci insegna, come le ha insegnato Gesù, a parlargli semplicemente e semplicemente. Il santo vuole che la trattiamo come un caro amico. E tratto Faustina così. "Diario" è l'opera mistica più popolare del XX secolo, accanto all'opera di San Giovanni Paolo II, tradotto in molte lingue - ecco perché lo consiglio a tutti quelli che incontro, ecco perché ho deciso di pubblicare il ‘Diario’ nella sua interezza ".

Durante quella celebrazione, Giovanni Paolo II pose a compimento un programma di pontificato. “Dalla divina Provvidenza – disse San Giovanni Paolo II - la vita di questa umile figlia della Polonia è stata completamente legata alla storia del ventesimo secolo, il secolo che ci siamo appena lasciati alle spalle. È, infatti, tra la prima e la seconda guerra mondiale che Cristo le ha affidato il suo messaggio di misericordia. Coloro che ricordano, che furono testimoni e partecipi degli eventi di quegli anni e delle orribili sofferenze che ne derivarono per milioni di uomini, sanno bene quanto il messaggio della misericordia fosse necessario”.

Già il Papa polacco guardava al futuro. Non è dato sapere, diceva, come saranno gli anni che verranno, ma “è certo che accanto a nuovi progressi non mancheranno, purtroppo, esperienze dolorose”. Eppure, “la luce della divina misericordia, che il Signore ha voluto quasi riconsegnare al mondo attraverso il carisma di suor Faustina, illuminerà il cammino degli uomini del terzo millennio”.

E fu attraverso quella canonizzazione che San Giovanni Paolo II volle trasmettere al Nuovo Millennio il messaggio della Divina Misericordia a tutti gli uomini, perché “imparino a conoscere sempre meglio il vero volto di Dio e il vero volto dei fratelli”.

In particolare, il Papa polacco ricordava un passo del Diario di Suor Faustina, in cui lei scriveva di provare “un dolore tremendo, quando osservo le sofferenze del prossimo. Tutti i dolori del prossimo si ripercuotono nel mio cuore; porto nel mio cuore le loro angosce, in modo tale che mi annientano anche fisicamente. Desidererei che tutti i dolori ricadessero su di me, per portare sollievo al prossimo"

Ed è questo, sottolineava Giovanni Paolo II, l’amore cui l’umanità “deve ispirarsi per affrontare la crisi di senso, le sfide dei più diversi bisogni, soprattutto l'esigenza di salvaguardare la dignità di ciascuna persona umana. Il messaggio della divina misericordia è così, implicitamente, anche un messaggio sul valore di ogni uomo. Ogni persona è preziosa agli occhi di Dio, per ciascuno Cristo ha dato la sua vita, a tutti il Padre fa dono del suo Spirito e offre l'accesso alla sua intimità”.

Un messaggio, continuava San Giovanni Paolo II, rivolto soprattutto a chi “afflitto da una prova particolarmente dura o schiacciato dal peso dei peccati commessi, ha smarrito ogni fiducia nella vita ed è tentato di cedere alla disperazione. A lui si presenta il volto dolce di Cristo, su di lui arrivano quei raggi che partono dal suo cuore e illuminano, riscaldano, indicano il cammino e infondono speranza”.

È l’invito ad affidarsi a Gesù, come scritto nel dipinto.

Jezu Ufam Tobie, Gesù confido in te. Quell’invito che Suor Faustina fece risuonare in tutto il mondo, e che Giovanni Paolo II ha reiterato con la sua canonizzazione, 20 anni fa.

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