Voce di uno che grida nel deserto. II Domenica di Avvento

Il commento al Vangelo domenicale di S.E. Monsignor Francesco Cavina

San Giovanni Battista
Foto: Pd
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La Chiesa in questa seconda domenica di Avvento ci fa ascoltare la voce del profeta Isaia e di Giovanni il Battista, i due più grandi predicatori dell’Avvento. Isaia annunciò la venuta del Signore da lontano e Il suo messaggio - “In quel giorno la radice di Iesse si leverà a vessillo di tutti i popoli” - ha nutrito e mantenuto viva l’attesa di generazioni di ebrei. Giovanni Battista, invece, è stato colui che annunciò la venuta imminente e in atto del Signore: “Colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali”.

Ci sono stati precursori per la prima venuta di Cristo nella carne e ci saranno precursori ( la luna, gli astri, i segni nel cielo ) dell’ultima venuta nella gloria.

Ma tra la venuta del Figlio di Dio nella carne e il ritorno glorioso di Cristo alla fine dei tempi, c’è una venuta di Gesù che è tuttora in atto nella storia. E’ la venuta di Cristo nella Chiesa e nei credenti. Anche per questa venuta Gesù ha bisogno di precursori. A questa missione siamo stati consacrati nel giorno del nostro battesimo. Il Signore, ci ha scelti, ci ha redenti, ci ha santificati perché fossimo i suoi testimoni nel mondo. Cristo, oggi, ci raggiunge mediante la fede e i sacramenti, soprattutto l’Eucarestia. In questo sacramento il Signore si rende realmente presente sotto i segni del pane e del vino e desidera essere riconosciuto ed accolto per offrire a tutti il dono della salvezza.

Ma io credo veramente che nella Santa Messa Gesù è presente sull’altare, ed è presente per me? Quando il Figlio di Dio è venuto nella carne molti dei suoi contemporanei non lo hanno riconosciuto e lo hanno rifiutato. Era necessaria la fede per riconoscere in quell’uomo, Gesù di Nazareth, il Figlio di Dio, il Salvatore. La fede è necessaria anche per riconoscere Cristo presente sacramentalmente nell’Eucaristia. Alla comunione noi accoglieremo Cristo con le stesse parole di Giovanni Battista: “Ecco l’Agnello di Dio…”. Il Signore con la Sua venuta nella nostra vita ci riempie il cuore di gioia e di coraggio; ci rinnova, ci comunica la sua vita divina. Saperci di Cristo ci libera dalla paura e  ci fa vivere con libertà, intensità e passione. A tutto questo si aggiunge la vita eterna, che non è semplicemente un’altra vita dopo questa, ma la vita stessa nella sua interezza. 

Giovanni Battista, il precursore per eccellenza, ci aiuta a capire in che modo possiamo essere anche noi precursori di Gesù. La sua vita fu tutta voce per gridare ai suoi contemporanei la meravigliosa notizia della salvezza mediante la remissione dei peccati. Egli non vedeva l’ora di presentare Gesù al mondo, il suo cuore non aveva altro desiderio di suscitare l’attesa ed il bisogno di Lui.

Il discepolo di Gesù ha il compito meraviglioso di portare ai fratelli la conoscenza, o meglio la certezza della salvezza. Dire agli uomini del nostro tempo, così lontani dal cuore di Dio e così indifferenti: “In mezzo a voi c’è uno che voi non conoscete; uno che vi cerca, che può farvi felici, l’unico che ha parole di vita eterna”.

 

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