Il Cardinale Sandri in Ucraina: il conflitto, la memoria, l’ecumenismo, il futuro

Il Cardinale Sandri e l'arcivescovo maggiore Shevchuk guardano le rovine a Kramatorsk, 14 luglio 2017
Foto: Congregazione delle Chiese Orientali
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Sei giorni intensi in Ucraina, dall'11 al 17 luglio per portare la vicinanza di Papa Francesco, arrivare fino alle zone dove il conflitto è ancora vivo, parlare con rifugiati e sopravvissuti, incontrare i giovani: il Cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione della Chiese Orientali, ha concluso ieri il suo viaggio in Ucraina. Quali sono stati i temi del viaggio?

Il conflitto

C’è, prima di tutto, il conflitto dimenticato. Il Cardinale Sandri, nell’omelia del 13 luglio nella Cattedrale dell’esarcato di Kharkiv, ha affermato con forza che “sul piano umano e cristiano, l’amore per la verità che gli apostoli ci hanno affidato ci impedisce di accettare il silenzio calato sul conflitto in Ucraina, sulle sofferenze che ha arrecato a decine di persone”.

Il Cardinale ha proseguito: “Non possiamo far finta di non vedere le vedove e gli orfani, i bambini che hanno un difficile accesso alla prosecuzione degli studi, e sono cresciuti udendo il tempo intervallato dai colpi di mortaio più che dai rintocchi delle campane, gli anziani che sopravvivono a stento, i giovani che sono chiamati alle armi: sul campo poi non muoiono i potenti di turno, ma coloro che sono la promessa e il futuro della nazione”.

Il viaggio del Cardinale Sandri era dedicato prima di tutto a queste vittime del conflitto dimenticato.

Nel quarto giorno della visita, la delegazione della Congregazione delle Chiese Orientali è stata a Kramatorsk e Sloviansk, regioni vicinissime alla zona grigia del Donbass, riconquistate dopo l’occupazione del 2014. Il Cardinale ha fatto colazione con i sacerdoti, che hanno raccontato le loro storie: da chi doveva essere fucilato dai separatisti, a chi aspettava il primo figlio mentre iniziava la guerra, a chi è stato persino in carcere per sei mesi.

A Kramatorsk, il Cardinale Sandri ha visitato il centro Caritas locale, dove si raccolgono i pacchi alimentari, si cerca lavoro per gli sfollati, si fa assistenza spirituale e psicologica a quanti sono colpiti da stress post traumatico. Un lavoro di assistenza particolarmente pericoloso nella zona grigia del Donbass, dove gli operatori sociali vanno con il giubbetto antiproiettile.

Anche a Kharkiv, la seconda città più importante dell’Ucraina, il prefetto della Congregazione delle Chiese Orientali ha visitato il centro Caritas. Questo si occupa soprattutto di accompagnare bambini e adulti sfollati dopo l’inizio dei combattimenti del 2014. Sono passati al centro più di 40500 sfollati in tre anni, provenienti quasi tutti dalle zone di Donetsk, Lugansk e Sloviansk.

E la situazione che si vive è complicatissima: gli operatori sono quasi tutti sfollati, il governo aumenta continuamente il costo di luce e gas, al punto che alcuni hanno dovuto chiedere alloggi di emergenza; sono aumentati del 30 per cento anche i prezzi dei beni di prima necessità; il sussidio per chi non può lavorare non è più di 20 euro al mese. Non sorprende che una delle attività più importanti del Centro Caritas sia quella di prevenire il traffico di esseri umani.

La memoria

È questo l’impegno della Chiesa, che si è affiancato alla Colletta Straordinaria che Papa Francesco ha promosso per l’Ucraina. Un impegno che – ha detto il Cardinale Sandri – fa pensare al passo del Vangelo Matteo 25, il “protocollo secondo cui saremo giudicati”, come dice sempre Papa Francesco.

Ma è l’impegno di una Chiesa che è parte della storia della nazione, e che è cuore vivo e memoria vivente. A Kramatorsk, il Cardinale Sandri ha rinnovato la piena attenzione e cura per l’amata Chiesa greco-cattolica, perché “è questa la bellezza dell’appartenenza alla Chiesa cattolica, la cui posizione non può mai essere semplificata, poiché essa ha cura di cercare di incontrare tutti, per costruire ponti di comunione”.

La memoria della Chiesa di Ucraina riguarda la sua unità con Roma, rimasta tale da sempre, ma anche alcuni dei suoi più recenti protagonisti. A Kharkiv, il Cardinale Sandri ha ricordato il Cardinale Josip Slipyj, che lì ha patito la prigionia, e di cui si celebra quest’anno il 125esimo anniversario della nascita. E, al termine del viaggio, il Cardinale ha pure fatto una sosta a Zazdrist, città natale del Cardinale Slypyj. A Kiev, il primo giorno di viaggio, il Cardinale Sandri ha reso omaggio alla tomba del Cardinale Husar, recentemente scomparso. E non è da dimenticare che quest’anno ricorre il 150esimo anniversario di San Giosafat, che è sepolto nella Basilica di San Pietro: Sviatoslav Shevchuk, arcivescovo maggiore della Chiesa greco cattolica, ha celebrato in San Pietro sull’altare della Confessione la memoria del Santo lo scorso 25 giugno.

Il Cardinale Sandri ha iniziato però il suo viaggio nella memoria di un altro viaggio, quello che San Giovanni Paolo II compì in Ucraina nel 2001. Il Cardinale Sandri, nella sua omelia nella Cattedrale di Kiev, ha ricordato le parole del Papa polacco (“Su questi monti brillerà la gloria di Dio”) e la sua profezia che “il Dnepr sarebbe stato il nuovo Giordano per le acque del battesimo del principe Volodymyr e Kyiv una nuova Gerusalemme come madre del cristianesimo slavo nell’Europa dell’Est”.

L’ecumenismo

Dalla memoria all’ecumenismo, il passo è breve. A Kharkiv, l’arcivescovo maggiore Shevchuk ci ha tenuto a sottolineare che “la presenza greco-cattolica non è contro nessuno e nessuna Chiesa, anzitutto quella ortodossa”.

A Kiev, sempre l’arcivescovo maggiore ha messo in luce che “la comunione non è una realtà che possa essere definita soltanto da un canone o da una norma, ma si riferisce al corpo vivente di Cristo che è la Chiesa”.

Parole che rappresentano una chiara volontà di dialogo con il patriarcato di Mosca, anche in vista dell’atteso viaggio del Cardinale Parolin in Russia, nonostante i problemi che si sono inaspriti con il conflitto in Ucraina: il Patriarcato di Mosca non ha mancato, in varie occasioni (persino durante un Sinodo dei vescovi) a mostrare insofferenza verso la vicinanza della Chiesa Greco Cattolica al movimento di piazza Maidan, e la diplomazia della Santa Sede non era riuscita ad evitare che ci fosse un riferimento al problema “uniate” nella dichiarazione congiunta tra Papa Francesco e Kirill dopo l’incontro all’Avana del febbraio del 2016 – dichiarazione che subito Papa Francesco si era affrettato a definire “pastorale”, liberandola da ogni connotazione politica.

Quella ferita è stata ora rimarginata prima con la colletta straordinaria lanciata da Papa Francesco per l’Ucraina, poi nell’incontro di Papa Francesco con il Sinodo della Chiesa Greco-Cattolica, quindi con il viaggio in Ucraina del Segretario di Stato Parolin e infine con la visita del Cardinale Sandri, durante quest’ultimo viaggio, al monumento del Maidan.

È stato, questo, il primo appuntamento del viaggio del Prefetto della Congregazione delle Chiese Orientali. Lì, davanti al monumento del Maidan, il Cardinale ha sostato in preghiera silenziosa presso la grande croce circondata dai ritratti delle vittime degli scontri dall’inizio del 2014. Lì, in segno di omaggio, ha deposto un cero.

Subito dopo, la delegazione della Congregazione è andata al memoriale dell’Holomodor, la grande carestia forzata che, per decisione di Stalin, condosse alla morte per fame di circa 7 milioni di persone tra il 1929 e il 1933. Anche questo crimine contro l’umanità era stato nascosto dal silenzio internazionale, fino alla dichiarazione congiunta dell’ONU del 2003.

Il futuro

Il Cardinale Sandri non ha mancato di chiedere il sostegno internazionale per l’Ucraina, di spezzare il velo del silenzio. Ma resta una riflessione da fare sul futuro.

Il futuro è rappresentato dalla Cattedrale nuova costruita a Kharkiv, dove il Cardinale Sandri ha sottolineato che “è la grazia che dobbiamo chiedere, perché le sole forze umane non basterebbero. La grazia di vincere il male con il bene”.

Ma il futuro è rappresentato soprattutto dai giovani. Nell’ultimo giorno di viaggio, a Zarvaniytsa, nel santuario mariano più importante dell’Ucraina, la notte – racconta un comunicato della Congregazione delle Chiese Orientali – “è stata luminosa come il giorno: la preghiera senza sosta dei pellegrini, le confessioni che non si sono mai fermate, le veglie, i canti, e anche gli anziani e i bambini che si riposavano nel santuario”.

Sono arrivati in 70 mila al santuario, provenienti da Ucraina, Italia, Slovacchia e Polonia. Il Cardinale Sandri ha incontrato i giovani. E a loro, che sono i più colpiti dal conflitto, il Cardinale ha riassunto la sua visita, “il dolore” ma anche i “tanti segni di speranza” di cui è stato testimone, “come tante fiammelle di speranza che pian piano accendono un grande fuoco.”

E quindi, il Cardinale ha lanciato un invito ai ragazzi. “Andate a vedere i volti dei bambini e dei volontari di un centro di educazione cristiano in Pakistan - nazione dove i nostri fratelli soffrono ancora di più a motivo della loro fede in Gesù - il Jeremiah Educational Center a Faisalabad, e guardarli quando ogni giorno compiono un gesto di carità o si fermano a pregare il rosario per far arrivare l’abbraccio di Gesù e il loro al piccolo Charlie Gard e alla sua famiglia in Inghilterra”.

È l'invito a guardare oltre, a sentirsi anche parte delle sofferenze del mondo, per essere in cammino. “L’esercizio dell’intelligenza per comprendere il presente, la preghiera, la carità e la solidarietà sono i modi in cui anche voi vi potete mettere in cammino, come Maria, facendovi pellegrini sulle strade della vita e di questo mondo che tanto ha bisogno della vostra forza e del vostro entusiasmo”.

Un messaggio positivo lanciato in una Chiesa giovane. Tornato a Kharkiv, a cena nell'unica casa di proprietà dell'Esarcato che è ora alloggio della Religiose di San Giuseppe (una congregazione ucraina), il Cardinale aveva infatti ha sottolineato di essere rimasto colpito nelle liturgie di questi giorni, per la presenza di un grande numero di giovani e ragazzi contenti, mentre spesso nell'Europa occidentale, oltre ad una frequenza molto più scarsa, la fascia giovanile risulta essere meno presente e visibile.

Alla fine, nonostante tutto, c’è sempre una speranza.