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Il cardinale Piacenza, la Misericordia divina non si ferma nemmeno in tempo di pandemia

Una lettera ai Confessori del Penitenziere maggiore, il distanziamento sociale non deve essere distanziamento teologico-sacramentale

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“Il distanziamento sociale richiesto per motivi sanitari, pur necessario, non può, né deve mai tradursi in distanziamento ecclesiale, né tantomeno in distanziamento teologico-sacramentale”.

Lo scrive il Penitenziere Maggiore, il cardinale Mauro Piacenza ai Penitenzieri e Confessori in occasione della Santa Pasqua 2020.

La Misericordia non si ferma, scrive il porporato,  che apre la sua lettera con una esclamazione: “Mai avrei immaginato di dover scrivere una lettera ai Penitenzieri e a tutti i Confessori, in tempi di pandemia, con le restrizioni e il distanziamento sociale che, in moltissimi Paesi, è chiesto per arginare la propagazione del contagio”.

Il cardinale ricorda il decreto sulle indulgenze dello scorso 19 marzo, e poi ricorda che la Misericordia divina “non si ferma perché laddove fosse impossibile la celebrazione ordinaria del sacramento, siamo impegnati a pregare, a consolare, a presentare le anime alla divina Misericordia, adempiendo a quel ruolo sacerdotale di intercessori, che ci è stato conferito il giorno dell’ordinazione. La Misericordia non si ferma perché tutti abbiamo bisogno della prossimità e della “carezza” di Gesù, che si concretizza anche in un momento di ascolto e di dialogo, capaci di aprire una prospettiva di speranza e di luce, in tale circostanza di prova. La Misericordia non si ferma ma si esprime nella creatività pastorale di tanti confratelli che cercano in ogni modo di farsi prossimo del popolo loro affidato, dando testimonianza di fede, di coraggio, di paternità, vivendo pienamente il loro sacerdozio.

La Misericordia non si ferma ma si esprime nei piccoli gesti di tenerezza e di amore compiuti verso i più poveri: verso i morenti nelle corsie d’ospedale, verso gli Operatori sanitari, verso chi è solo ed impaurito, verso chi non ha una casa nella quale trascorrere il tempo della quarantena o chi non riesce ad avere il necessario per sopravvivere. La Misericordia non si ferma perché non si ferma il sacrificio della Santa Messa, pur celebrata senza la presenza fisica del popolo, dalla quale scaturisce ogni grazia per la Chiesa e per il mondo. Dalla Croce, sacrificio cruento di Cristo, è donata a tutti gli uomini, la possibilità della salvezza e della riconciliazione; dalla celebrazione eucaristica, sacrificio incruento di Cristo, ripresentazione attuale di quello cruento, scaturisce ugualmente la salvezza. In tal senso, pur nelle odierne drammatiche circostanze, siamo chiamati a riscoprire la centralità del ministero sacerdotale e, soprattutto ciò che è essenziale in esso: l’opera di Cristo più che la nostra, l’attuazione sacramentale della salvezza, di cui siamo ministri, cioè servi.

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La Misericordia non si ferma ma si esprime in ogni considerazione a cui spinge la pandemia, nella riscoperta dei valori per i quali vale la pena vivere e morire, nella riscoperta del silenzio, della adorazione e della preghiera, nella riscoperta della prossimità dell’altro e, soprattutto, di Dio. La Misericordia non si ferma nella celebrazione della sacra liturgia, che fedelmente attualizza i misteri della salvezza ma diventa carità vissuta, che tende la mano amica a quanti soffrono e nel ministero sacerdotale è offerta del perdono di Dio. La Misericordia non si ferma neppure nei confronti di chi è stato chiamato all’eternità perché ciascuno di essi è raggiunto dalla preghiera di suffragio nella certezza pasquale che con la morte non si spezzano i rapporti ma si trasformano, rafforzati, nella comunione dei santi.