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Papa Francesco: "Grazie per l’affetto e la preghiera durante il mio ricovero"

Al termine dell'Angelus il Papa ha parlato del naufragio al largo della Grecia: "sembra che il mare fosse calmo. Prego per i morti e imploro che si faccia sempre il possibile per prevenire simili tragedie"

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Rientrato nella mattinata di venerdì in Vaticano dopo il ricovero al Policlinico Gemelli, questa mattina Papa Francesco non ha voluto mancare al tradizionale appuntamento per la recita dell’Angelus affacciandosi dal Palazzo Apostolico come ogni domenica a mezzogiorno.

“Desidero esprimere gratitudine per l’affetto, la premura, l’amicizia e il sostegno della preghiera durante il mio ricovero. Questa vicinanza umana e spirituale mi è stata di aiuto e di conforto”, ha esordito il Papa.

Il regno di Dio – ha ricordato Francesco introducendo la preghiera mariana - si è fatto vicino, viene in mezzo a noi. E questa non è una notizia tra le altre, ma la realtà fondamentale della vita. Se il Dio dei cieli è vicino, noi non siamo soli in terra e anche nelle difficoltà non perdiamo la fiducia”.

Dio – ha sottolineato il Pontefice - non è distante, ma è Padre, ti conosce e ti ama; vuole tenerti per mano, anche quando cadi e fai fatica a rialzarti e riprendere il cammino. Anzi, spesso nei momenti in cui sei più debole puoi sentire più forte la sua presenza. Lui conosce la strada, Lui è con te, Lui è tuo Padre”.

Annunciare Dio vicino – ha aggiunto - è invitare a pensarsi come un bambino, che cammina tenuto per mano dal papà: tutto gli appare diverso. Il mondo, grande e misterioso, diventa familiare e sicuro, perché il bambino sa di essere protetto. Non ha paura e impara ad aprirsi: ecco perché la vicinanza di Dio è il primo annuncio: stando vicini a Dio vinciamo la paura, ci apriamo all’amore, cresciamo nel bene e sentiamo il bisogno e la gioia di annunciare”.

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Per essere buono apostoli – ha concluso il Papa – “dobbiamo essere come i bambini: sederci sulle ginocchia di Dio e da lì guardare il mondo con fiducia e amore, per testimoniare che Dio è Padre, che Lui solo trasforma i nostri cuori e ci dà quella gioia e quella pace che noi stessi non possiamo procurarci”, il cuore dell’annuncio è “la testimonianza gratuita, il servizio. A me lasciano perplesso i parolai, col loro parlare e il non fare niente”.

“Martedì prossimo – ha detto il Pontefice dopo l’Angelus – ricorre la Giornata mondiale del rifugiato, con grande dolore penso alle vittime del naufragio al largo della Grecia, sembra che il mare fosse calmo. Prego per i morti e imploro che si faccia sempre il possibile per prevenire simili tragedie”.

“Prego – ha concluso - per i giovani studenti vittime di un attacco in Uganda. Preghiamo per la pace e per la popolazione della martoriata Ucraina che soffre tanto”.